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Cronaca

Poggio San Marcello Contrada Coste: di nuovo party notturno e musica a palla, scatta l’allarme rave

Nel fine settimana dovrebbe rinnovarsi l’appuntamento con tanti giovani attesi al rave che però suscita sempre tensione, «la preoccupazione maggiore resta quella per la sicurezza, considerando il numero elevato di partecipanti, la durata e l’utilizzo di un’area rurale per giorni», spiega la titolare di un vicino agriturismo

Poggio San Marcello – Diffide, denunce, un decreto di perquisizione della Procura e il sequestro delle apparecchiature utilizzate per diffondere la musica.

Provvedimenti che, nell’agosto del 2024, avevano portato gli agenti del Commissariato di Jesi, guidati al tempo del dott. Paolo Arena, a intervenire in una struttura di contrada Coste, dopo diversi raduni musicali organizzati senza le autorizzazioni amministrative richieste e con centinaia di partecipanti. Nonostante tutto questo, le feste sono proseguite e un nuovo fine settimana di musica ininterrotta sarebbe ormai alle porte.

«Nulla è cambiato – sostiene la proprietaria di un’attività ricettiva –.Dopo anni di segnalazioni, feste e musica per giorni continuano a essere organizzate».

La donna racconta di avere iniziato a interessarsi alla vicenda dopo essersi chiesta come fosse possibile diffondere musica per tutta la notte.

«Nel mio agriturismo, quando organizzo un matrimonio, devo rispettare gli orari, presentare documenti e spegnere la musica entro mezzanotte o l’una. Qui, invece, si parla di tre o quattro giorni consecutivi».

La questione è stata portata direttamente anche all’attenzione del sindaco di Poggio San Marcello.

«Gli ho chiesto se il Comune avesse rilasciato permessi o deroghe – racconta –. Mi ha risposto che non era stato rilasciato nulla e che non era stata presentata alcuna richiesta. Gli ho fatto anche presente della somministrazione di alimenti e bevande e gli chiesi di approfondire la normativa sulle feste private».

Da quel momento sono iniziate le denunce e le richieste di intervento al Conmissariato di Jesi. «Le prime querele risalgono a circa tre anni fa. Non è una situazione emersa adesso e nessuno può dire di non esserne stato informato».

L’imprenditrice afferma di avere chiesto chiarimenti al Comune anche sull’immobile utilizzato per gli eventi. Da una visura commissionata al proprio geometra, il fabbricato non risulterebbe accatastato.

«Sono tornata dal Sindaco e ho chiesto a quale titolo una persona avesse la residenza lì. Ho domandato all’ufficio tecnico se ci fossero un contratto d’affitto, un comodato d’uso o altri documenti. Mi è stato risposto che non risultava nulla e che chi lavorava oggi in Comune non era presente quindici anni fa. Ma io ho replicato che il problema esiste adesso e deve essere risolto adesso».

Alla mobilitazione si è aggiunta una raccolta di circa quattrocento firme, consegnata al Commissariato per documentare la situazione anche agli uffici di Ancona. «Non manca più nulla: ci sono le denunce, le firme, i controlli e i precedenti provvedimenti. Ogni volta emerge un nuovo elemento, e la situazione va avanti».

Dopo le prime querele sono inoltre iniziate tensioni con uno degli organizzatori. Il problema, sottolinea la titolare dell’agriturismo, non è soltanto il rumore.

«Durante i raduni abbiamo visto giovani vagare nei campi, nudi, sostare nelle proprietà private, venire per chiedere in prestito un telefono per contattare qualcuno, scene da rabbrividire. all’ingresso, a quanto mi riferiscono, verrebbero ritirati i cellulari per evitare fotografie e video. Noi ci ritroviamo persone disorientate, sporche, seminude, che si muovono nelle campagne e arrivano davanti alle strutture ricettive».

Pesanti anche le conseguenze economiche. «I nostri clienti vengono qui per la tranquillità. Invece si ritrovano musica ad altissimo volume per tutta la notte. Per questo fine settimana mio marito ha persino proposto di prenotare una stanza a Jesi, almeno per riuscire a dormire, nonostante dovremmo restare qui a lavorare e seguire gli ospiti».

La preoccupazione maggiore resta quella per la sicurezza, considerando il numero elevato di partecipanti, la durata degli eventi e l’utilizzo di un’area rurale. «Questa volta potrebbero arrivare duemila o tremila persone. Se dovesse accadere qualcosa, nessuno potrà dire che non sapeva. Il sindaco lo sa, il Comune lo sa, il Commissariato lo sa. Ho fatto presente tutto da anni».

«Avevo chiesto soltanto che tutto fosse fato rispettando le regole e che la musica venisse spenta a mezzanotte o all’una. Non pretendevo altro. Ma non si può andare avanti per giorni, senza lasciare dormire chi vive e lavora qui».

Ora la decisione di rendere pubblica la vicenda, nella speranza che le istituzioni intervengano prima del nuovo evento.

Un richiamo che assume ancora più peso dopo i fatti di Crans-Montana, che hanno riportato al centro dell’attenzione la necessità di controlli rigorosi nei luoghi destinati a feste e spettacoli.

«Voglio aspettare che accada qualcosa per poi sentir dire che si è trattato di una disgrazia?. Quando ci sono segnalazioni, precedenti e rischi conosciuti, le situazioni vanno prevenute. Chiedo soltanto che vengano applicate a tutti le stesse regole».

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