Connect with us

il parere dell'esperto

PSICOLOGIA / L’ETÀ EVOLUTIVA: COME SI COSTRUISCE L’AUTOSTIMA

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

Dr Alessandro Stronati, Psicologo-Psicoterapeuta, specializzato in terapia Cognitivo-Comportamentale, esperto nelle tematiche psicologiche dell’infanzia/adolescenza e dell’età adulta

 

 

L’ETÀ EVOLUTIVA: COME SI COSTRUISCE L’AUTOSTIMA

Si parla molto di scuola, di famiglia e di come questi enti educativi si dovrebbero interfacciare. Vediamo come il loro intervento sui bambini influisce sulla loro crescita.
L’ autostima, il concetto di sé si costruisce fin dai primi anni di vita, essa è il valore che ogni soggetto attribuisce a sé stesso tramite i rimandi di persone di riferimento.
L’ autostima evolve continuamente lungo tutta la vita, comincia a costruirsi fin dai primissimi anni di vita e rappresenta il valore che ogni soggetto attribuisce a sé stesso. Tale valore non è pre-esistente, ma si costruisce mediante i rimandi che le persone significative (genitori, fratelli, nonni, parenti frequentati abitualmente) danno al bambino.

Autostima e famiglia
Ciò significa che quando i genitori supportano e sostengono il bambino nelle sue scelte, manifestano affetto facendolo sentire degno d’amore e vietano determinati comportamenti contrassegnando questi ultimi come sbagliati, senza dare giudizi di valore sul bambino stesso (vale a dire “quello che hai fatto è sbagliato” e non “tu sei sbagliato” o “sei cattivo”) concorrono per costruire nel loro figlio un’immagine positiva di sé. Tuttavia, crescendo, il bambino si scontrerà con una realtà ben diversa da quella familiare in cui la fiducia in sé stesso verrà messa a dura prova.

Autostima e scuola
L’ingresso scolastico è un momento spartiacque per vari motivi all’interno della vita di un bambino. Per la prima volta si troverà solo con figure d’accudimento molto diverse dai genitori, cioè gli insegnanti, con i quali stabilirà una relazione differente, sebbene intensa, che richiederà ulteriori capacità di gestione dei rapporti. Inoltre sarà ugualmente importante affrontare il confronto con i coetanei. La costruzione ed il consolidamento del costrutto dell’autostima è dipendente da diversi fattori di natura personale, relazionale, sociale e culturale ed è proprio con il passaggio a scuola che questi fattori si presentano e si impongono. Il principale ostacolo che i bambini si trovano ad affrontare mettendo alla prova la loro autostima a scuola è il voto. Compito delle figure educative, in questa fase, è evitare l’identificazione del valore personale con il voto in pagella. In alcuni bambini con tratti perfezionisti infatti, potrebbe scattare il pensiero “ho preso 5, quindi io valgo 5”, vale a dire che si consolida come pensiero “Io sono il voto che mi danno”. Infatti il grado di autostima è influenzato molto dalla credenza o meno di poter raggiungere un risultato desiderato e dalla consapevolezza o meno di poter efficacemente rimediare a un insuccesso.

Ciò dipende essenzialmente da ciò che viene chiamato “Locus of Control”. Quando un bambino ha uno stile di attribuzione esterno tende ad attribuire la causa dei suoi successi o insuccessi a fattori esterni da lui (Ad es. Ho preso un bel voto perché il compito era facile/sono stato fortunato – Ho preso un brutto voto perché il compito era difficile/la maestra ce l’ha con me). Mentre quando un bambino ha uno stile di attribuzione interno attribuisce a lui stesso gli esiti (ad es. Ho preso un bel voto perché ho studiato e mi sono impegnato – Ho preso un brutto voto perché stavolta non ho studiato bene). Ovviamente sarebbe auspicabile una commistione dei due stili in base ad una valutazione obiettiva, ma non sempre ciò si verifica con conseguenti ripercussioni sull’ autostima: dallo strutturarsi del senso di colpa, quando il locus of control è sempre interno, alla deresponsabilizzazione quando è esterno.

Come riconoscere una bassa autostima nei bambini e come mantenerla positiva?
I bambini con bassa autostima sono coloro che hanno sperimentato qualcosa che ha fatto interiorizzare loro il fatto che non sono degni d’amore. Può trattarsi di un vissuto di deprivazione affettiva o trascuratezza in famiglie problematiche o in famiglie dove l’affetto non viene espresso in modo caldo ed accogliente, o esperienze che sono state metabolizzate in maniera distorta (come gelosie verso i fratelli o genitori poco presenti a casa poiché molto impegnati sul lavoro) che fanno pensare al bambino di essere sbagliato o di non meritare affetto. Tutto ciò si traduce in senso di colpa poiché se i genitori si pongono in un atteggiamento di distanza affettiva, per il bambino ciò è dovuto necessariamente a qualcosa che lui ha fatto. Ricordiamo, inoltre, che buona parte dell’infanzia è caratterizzata da un tipo di pensiero definito “egocentrico”. Il bambino coinvolge se stesso in tutti gli accadimenti che lo circondano, spiegando fenomeni di varia natura con l’intervento della sua volontà, incapace di cogliere la differenza fra il proprio pensiero e quello altrui. Si tratta di una tappa assolutamente normale dello sviluppo, tuttavia è bene tenere presente che il bambino utilizza le informazioni in suo possesso, per quanto frammentarie ed incomplete, conferendo loro un significato assoluto e che ciò può giocare a suo svantaggio quando si tratta di interiorizzare esperienze positive sul proprio sé.

La bassa autostima si manifesta con atteggiamenti di chiusura, tono di voce basso, scarsa voglia di mettersi in gioco, accentuata paura di sbagliare. Può manifestarsi, altresì, con forme psicosomatiche quali disturbi gastrointestinali, cefalee, disturbi di conversione, alterazioni del controllo sfinterico, sintomi della sfera alimentare. Ciò è dovuto alla natura essenzialmente passiva di coloro che hanno poca stima di sé.
La bassa autostima porta ad un circolo vizioso di ciò che viene definito “impotenza appresa”. Svalutare sé stesso e le proprie risorse porta il bambino a crearsi delle aspettative negative sui compiti che dovrà affrontare, condizionandolo nel pensiero e nei comportamenti (ciò comporta disagi come ansia da prestazione e scarsa motivazione data dalla distorsione cognitiva di pensieri come “Non sono capace”; “Non ce la farò mai” etc..) e causando inevitabilmente il fallimento del compito stesso. Ciò andrà a rinforzare il pensiero iniziale e le condotte di evitamento, favorendo lo stabilizzarsi di una bassa autostima.

Il mantenimento e lo sviluppo dell’autostima sono correlati alle esperienze positive di efficacia che il bambino sperimenta giorno dopo giorno. Nello specifico è bene prestare attenzione ai seguenti fattori:

I successi: ovvero tutte quelle volte che il bambino sente di essere riuscito in qualcosa;
L’autoefficacia: ovvero il senso di competenza, il sentirsi capace di fare;
L’accettazione del gruppo: ovvero il senso di apprezzamento da parte del gruppo dei pari e delle persone significative;
La soddisfazione: ovvero la sensazione che deriva dalla realizzazione delle proprie potenzialità.
Pertanto è importante insegnare ai nostri bambini a riconoscere le loro abilità e ad individuare i loro limiti, sottolineando e rinforzando positivamente i loro successi (ricordiamoci che per quanto possano sembrare piccoli a noi adulti per loro si tratta di grandi traguardi), promuoviamo il senso di responsabilità che favorisce un corretto stile di attribuzione e stimoliamo l’espressione emotiva in maniera tale che i bambini possano imparare a riconoscere e controllare le emozioni negative che provano senza sentirsi sbagliati.

Diamo fiducia ai nostri ragazzi, loro la ripagheranno.

Dr Alessandro Stronati

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua a leggere
Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

il parere dell'esperto

MEDICINA PER ME / LA RINOPLASTICA, I CONSIGLI DEL DOTTOR PIERO GUIDARELLI

Medicina per Me è uno spazio affidato ad esperti di settore che spiegano con un linguaggio semplice e comprensibile le diverse patologie.

 

Rubrica a  cura di Agnese Testadiferro

 

 

LA RINOPLASTICA, I CONSIGLI DEL DR PIERO GUIDARELLI

L’intervento di rinoplastica va fatto se si è in buona salute, se si hanno gli esami nella norma, e se si hanno le giuste motivazioni.
Psicologicamente fa crescere l’autostima a chi vede il proprio naso come un problema. Vanno dissuasi i pazienti dismorfofobici o chi vuole operarsi per poter modificare situazioni personali negative come delusioni sentimentali o professionali
La rinoplastica non è solo estetica, ma risulta importante quando si hanno motivi funzionali legati a deviazioni del setto nasale che solitamente sono di origine traumatica
Nessun contro se l’intervento è fatto bene! Qualora vi fosse un errore nella tecnica emergeranno sicuramente due tipi di problemi: funzionali ed estetici. Gli errori di tecnica sono legati, principalmente, alla troppa asportazione del tessuto osseo e cartilagineo
L’intervento avviene in anestesia locale preceduta da una sedazione, il tutto senza alcun dolore né durante né dopo. I tamponi vengono tenuti tre giorni nel caso venisse corretta anche la parte funzionale: la rimozione di questi è assolutamente indolore nel caso di utilizzo di materiale morbido e non aderente alle mucose nasali
Sette i giorni dedicati alla ripresa. Due le ulteriori settimane in cui occorre evitare sforzi, traumi e attività fisica intensa.
Gli effetti possono durare per tutta la vita, salvo complicazioni particolari
La rinoplastica si può fare dopo i 18-19 anni, quando lo sviluppo del massiccio facciale è quasi completato.
Si tratta di un intervento non consentito nei LEA (Livelli Essenziali Assistenza), ecco perché va eseguito privatamente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua a leggere

il parere dell'esperto

PAGINE DI STORIA / IL SENTIERO DELL’ORTICA

Uno spazio dedicato alla Storia, quella della Vallesina, raccontata attraverso i personaggi, le vicende e le curiosità.

 

Rubrica a cura di Riccardo Ceccarelli

 

 

 

IL SENTIERO DELL’ORTICA

L’antico viottolo saliva dal Fosso del Maltempo o della Caciampa – nella sua parte superiore – fino alla Torre, piccolo agglomerato di case attorno ad una fortezza del XIV secolo, dove incrociava la strada bianca, contrada Torre appunto, che da Castelplanio scendeva verso Macine, frazione del paese che nel suo nome secolare ricordava non solo un molino del XV secolo ma anche un’attività manifatturiera protrattasi fin oltre l’Ottocento. Lo chiamavamo “l costaró”. Era sconnesso il viottolo con sassi e pietre non squadrate, qualcuna addirittura si muoveva sotto il calpestio dei passi e bisognava stare attenti a non inciampare e cadere: chi lo percorreva tutti i giorni sapeva dove mettere i piedi, in particolare lo sapevano quelle lavandaie che scendevano dal paese con in testa le ceste di biancheria delle famiglie più benestanti, e si fermavano sul fosso nei pressi di un ponticello formato da quattro tavole, dove un lavatoio con l’acqua sempre corrente facilitava il loro lavoro. Anche mia nonna paterna, Gentile, trovava il tempo di lavare la biancheria della famiglia Romagnoli, dopo aver atteso al marito, nonno Adamo, e ai figli, undici ne ebbe, uno ogni due anni in media.

Altri tempi, altre tempre di donne. Ai lati del viottolo una vegetazione spontanea, siepi di spini, biancospini, scanci, roverelle e altre specie più o meno infestanti e invadenti che in certi punti, di primavera, minacciavano di coprire il viottolo se il quotidiano passaggio delle persone non lo rendessero più accessibile e aperto. Non mancava l’ortica, anzi a primavera inoltrata era più folta e arrivava sulla zona di calpestio del viottolo. Non avevamo allora né scarpe da ginnastica né da trekking, ma sandali aperti da aprile ad ottobre, e l’ortica sui piedi pungeva come pungeva le gambe scoperte qualche rametto di ortica più cresciuto che non riuscivi ad evitare. Sì, perché allora si aveva, noi bambini o ragazzi, i pantaloni corti tutti i mesi dell’anno. Si era nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, frequentavo quel viottolo per andare a messa in paese alla domenica con mia madre, mia sorella e altre donne del vicinato, ma l’ho frequentato tutti giorni da febbraio a giugno nel 1954 per recarmi dalla maestra Ribichini che preparava alcuni di noi di quinta elementare all’esame di ammissione alla scuola media. Dopo le ore di lezione del mattino, andavo di fretta su a Castelplanio senza pranzare con i miei: mia sorella, a poco più di mezzo chilometro da casa, prima di incominciare la salita per il paese mi portava il pranzo, due fette di pane con quello che mamma vi aveva messo dentro (spesso piccole porzioni di lonzino di fichi), mi consegnava la cartella con libro e quaderni, le riconsegnavo quella della scuola, e via. Mentre camminavo consumavo il pranzo attento alle pietre del viottolo e a non urtare con i piedi o le gambe scoperte l’ortica che già conoscevo.

L’incontro con l’ortica era quotidiano, cercavo di evitarla e spesso ci riuscivo. A volte poteva capitare di urtarla, si sopportava il forte prurito, e… pazienza! Quando però si voleva cogliere un fiore che magari aveva nei pressi piante di ortica, ci si passava le mani sui capelli, e se per caso si toccava l’ortica, non si percepiva alcun fastidio: la protezione veniva dal sebo dei capelli che aveva creato sulla mano un’invisibile quanto utile interstizio tra le foglie di ortica e la pelle della mano stessa. Il viottolo pietroso con spini e ortica: lo conobbe bene anche mia sorella quando appena concluse le elementari si recava anch’essa ogni giorno in paese dalle suore per apprendere cucito e ricamo. Un viottolo rimasto nei nostri ricordi con i suoi biancospini, ortica e pietre sconnesse. Percorrerlo in salita o in discesa era sempre una piccola avventura rimasta viva nella memoria, anche se il tempo ne scolorisce i contorni: immagini lontane delle quali a volte si sente nostalgia come dell’allora spensieratezza di ragazzi.

Riccardo Ceccarelli (storico e componente della Deputazione di Storia Patria per le Marche)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua a leggere

il parere dell'esperto

MEDICINA PER ME / OCCHI E SOLE, I CONSIGLI DEL DOTTOR MASSIMO CONSOLI

Medicina per Me è uno spazio affidato ad esperti di settore che spiegano con un linguaggio semplice e comprensibile le diverse patologie.

 

 

Rubrica a  cura di Agnese Testadiferro

 

 

OCCHI E SOLE, I CONSIGLI DEL DOTTOR MASSIMO CONSOLI

Lo spessore cutaneo palpebrale è il più sottile di tutto il corpo e come tale più suscettibile alle aggressioni esterne. No ad una eccessiva e inadeguata esposizione alla luce solare.

Proteggersi con buoni occhiali da sole è la migliore difesa per la salute dei nostri occhi. Soprattutto al mare e in montagna indossare sempre lenti protettive.

In condizioni particolari stare all’ombra non è sufficiente perché i raggi Uv vengono riflessi dal mare, dalla sabbia e da altre superfici. Per questo gli occhiali da sole sono fondamentali, purché abbiano un filtro per gli UV. Per avere maggiori garanzie di qualità e sicurezza, è meglio acquistare presso negozi specializzati, scegliendo occhiali certificati.

Ok alle lenti a contatto al mare, ma meglio utilizzarle per meno ore rispetto al solito e preferire, per evitare infezioni, quelle monouso. Le lenti con protezione UV non proteggono l’intero occhio, ma solo la cornea; dunque, il loro uso è sempre consigliato in associazione a un buon paio di occhiali da sole.

A luglio e agosto meglio sospendere interventi laser di correzione miopia, ipermetropia, astigmatismo e blefaroplastica. Ok, con i giusti accorgimenti, ad interventi ala cataratta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua a leggere

Ti possono interessare

Copyright © 2018 - Tutti i diritti riservati Associazione Culturale Massa Actii - via Roma, 18 - Cupramontana (An) Italy - P.IVA 02573660426 - tel. +39 0731 789023 - per la pubblicità: commerciale@qdmnotizie.it - tatufoli.commerciale@qdmnotizie.it - tel. +39 349 1334145