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REGIONE / Continuano le prese di posizione sul “caso” Latini

Espressioni di solidarietà del mondo politico all’assessora, intanto arriva anche la risposta della “Rete delle donne per la 194″

ANCONA, 11 gennaio 2021 – Continuano le espressioni di sostegno da parte del mondo politico nei confronti di Giorgia Latini, assessora regionale, dopo il cartello giudicato più che offensivo esibito a Macerata durante la protesta a sostegno del diritto all’aborto.

L’assessore Giorgia Latini (a destra) insieme ad alcuni esponenti jesini della Lega

Emanuele Prisco, Commissario regionale di Fratelli d’Italia: «Esprimo vicinanza all’assessore della Regione Marche, Giorgia Latini, oggetto di un violento attacco verbale solo per aver espresso la sua legittima e personale opinione in merito alla difesa della vita e al sostegno alla maternità. Se una donna fa politica non può sempre essere aggredita con questa brutalità, ci sono altri modi più democratici se si ritiene opportuno manifestare il proprio dissenso. La democrazia e il rispetto non sono a senso unico».

«L’assessore regionale Giorgia Latini della Lega è la destinataria di alcuni manifesti dove la si minaccia di bruciarle casa solo per aver espresso il suo personale pensiero nei confronti del diritto alla vita! – commenta il coordinamento jesino della Lega -. È evidente che una certa parte politica ammette che il dibattito assuma forme violente invece di esecrarlo come fa con ogni manifestazione di opposta visione. Esprimere le proprie convinzioni sull’aborto con pacatezza evidentemente non è nelle corde di chi è immerso in una ideologia integralista, eredità dei cosiddetti anni bui della Repubblica, che incita alla più becera violenza. Insomma, nonostante i proclami, il parere contrario su certi dogmi ideologici manda ancora il sangue al cervello di alcuni che, a corto di argomentazioni valide, ricorrono a violenza e minacce. Il coordinamento della Lega di Jesi esprime tutta la propria solidarietà all’assessore e amica Giorgia Latini per le minacce ricevute, auspicando che tutte le forze politiche, di qualsiasi colore, prendano le distanze condannando il deplorevole gesto intimidatorio nei confronti non solo della persona, ma delle stesse libertà di pensiero ed espressione».

Il flash mob di sabato scorso a Jesi

Intanto è arrivata anche la risposta della Rete delle donne per la 194, con la spiegazione relativa alle scritte che hanno scatenato la bufera.

«Questa la nostra risposta a chi vuole screditare anziché rispondere in merito alle azioni di ieri! (sabato, ndr) Spiace, quando si intraprendono azioni serie e condivise avere interlocutori/trici poco adeguati/e, che annaspano nel rispondere in modo corretto e puntuale. Sorprende innanzitutto che una assessora alle pari opportunità non conosca il grido delle donne polacche “questa è guerra e non sappia che non lo hanno inventato per lei (crediamo che le donne polacche non la conoscano neppure), ma che è il simbolo della guerra che le istituzioni (di cui l’assessora fa parte) fanno ogni giorno e in ogni luogo alle donne. Sorprende inoltre che non conosca il noto meme ricavato da una lezione dello storico Alessandro Barbero sul tumulto dei Ciompi del 1378 che non è affatto riferito a lei e alla sua casa. Piuttosto sono le case delle donne, i centri antiviolenza e i consultori che le istituzioni bruciano simbolicamente. Sorprende infine che l’unica donna della giunta, a cui il ben noto meme non poteva essere riferito per regola grammaticale, lo abbia presuntuosamente avocato a sé. Prendiamo invece atto che la giunta Acquaroli, e la stessa assessora Latini, non sono capaci di rispondere in modo adeguato alle nostre istanze, se non utilizzando strumentalmente ciò che non sono stati neppure in grado di interpretare correttamente».

Il video-meme, suggerito da alcuni utenti su Facebook: il link

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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