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Rosora Lettera sulla tomba di Carlo Marcelletti: «Grazie per avermi dato tanti anni di vita»

Cardiochirurgo pediatrico di fama internazionale ha salvato migliaia di bambini, Piergiuseppe, da Modena, il papà dell’allora neonata Federica, ha voluto ricordarlo: «Io e mia moglie abbiamo sentito una pulsione dal profondo del cuore di ringraziare chi ha dato la possibiltà a nostra figlia.di vivere 43 anni»

Rosora «Caro, carissimo dottore, ti voglio ringraziare per avermi dato tanti anni di vita, grazie alle tue prodigiose mani, allorquando nel lontano dicembre del 1982 mi operasti all’ospedale Bambin Gesù alla tenerissima età di 7 mesi».

È l’incipit della lettera lasciata e trovata dai familiari sulla tomba del dottor Carlo Federico Marcelletti, il cardiochirurgo pediatrico di fama internazionale originario di Moie, scomparso il 6 maggio 2009 e sepolto nel cimitero di Rosora, che i genitori dell’allora piccola Federica – adesso avrebbe 44 anni (è scomparsa lo scorso maggio) – hanno scritto per ringraziarlo degli anni di vita e amore che è riuscito a regalare alla loro famiglia.

Una delle molte vite salvate dal medico maiolatese che operò nel 1982 l’allora neonata, all’ospedale Bambino Gesù di Roma, per una grave malformazione cardiaca eseguendo un intervento che altri chirurghi avevano rifiutato di compiere.

Dopo il ritrovamento della lettera sulla tomba del dottore, è cominciato il tam tam di ricerche per rintracciare i fautori del gesto, pubblicata sulle pagina social di Carlo Marcelletti e condivisa dal giornalista Vincenzo Varagona autore del libro Le mani nel cuore, dedicato alla vita del medico.

«C’è stata una catena di coincidenze che ci ha fatto arrivare al papà di Federica, Piergiuseppe Serafini di Modena, mi ha chiamato personalmente per ringraziarci dell’interessamento e raccontare la storia di Federica e della loro famiglia. Una vita di difficoltà ma piena di amore, mi ha chiesto di poter incontrare la moglie del dottor Marcelletti», spiega Vincenzo Varagona».

«Mia moglie Maria Rita ed io abbiamo sentito una pulsione dal profondo del cuore, ringraziare colui che in virtù delle sue prodigiose mani unitamente ad altrettanta umanità ha dato la vita a Federica», ha spiegato a sua volta Piergiuseppe Serafini.

«Col tuo intervento sono cresciuta, laureata, ho donato e ricevuto amore, io che alla nascita ero stata dichiarata destinata a morte certa nel giro di poche settimane recita la lettera scritta da Maria Rita e Piergiuseppe a nome della figlia -. L’anno scorso, il 28 maggio, ho lasciato questa vita a 43 anni, vita durissima ma ricca d’amore».

Il cardiochirurgo Carlo Marcelletti ha diffuso la cardiochirurgia pediatrica in Italia, salvando la vita a migliaia di bambini e neonati con malformazioni cardiache che prima di lui non venivano operati ed erano destinati a una breve vita.

Oggi molti dei suoi piccoli pazienti hanno superato i 40 anni e i giovani medici che hanno lavorato al suo fianco sono per la maggior parte primari di chirurgia in Italia e nel mondo. E da 17 anni dalla sua morte c’è chi non ha smesso, comunque, di rivolgergli un pensiero affettuoso, di ricordarlo.

Dopo una lunga carriera nella sanità privata, Marcelletti accettò di andare a dirigere la chirurgia pediatrica di Palermo in una struttura ospedaliera pubblica, ma dopo il suo trasferimento in Sicilia iniziarono le vicissitudini che resero controversa la fase finale della sua vita che terminò a Roma all’ospedale San Carlo di Nancy.

«Le pagine del libro Le mani nel cuore rappresentano un gesto di giustizia nei confronti di un medico che aveva deciso, in controtendenza, di valorizzare la sanità pubblica – ha evidenziato Vincenzo Varagona -, una buona parte del volume è dedicata alle numerose testimonianze dei bambini di allora o dei familiari, che continuano a mostrare riconoscenza e gratitudine verso il chirurgo, che con professionalità e umanità ha dato una seconda possibilità di vita ai loro figli».

«Ora sono un angelo e ti ho riconosciuto tra le persone elette dal Signore, anche se tu, con i tuoi 10mila piccoli pazienti, non mi avrai riconosciuta – recita la lettera sulla tomba del medico -. Ti ringrazio dal profondo del cuore. Grazie. Federica».

(foto in primo piano, Federica scomparsa lo scorso anno e operata per una malformazione al cuore all’età di sette mesi e la lettera lasciata dai genitori, giunti da Modena)

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