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SAN‬ MARCELLO, TEATRO COMUNALE / “LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA” TRATTO DAL RACCONTO-CAPOLAVORO DELLO SCRITTORE AUSTRIACO STEFAN ZWEIG

SAN MARCELLO, 13 marzo 2015 – «A te, che non mi hai mai conosciuto»: sono queste le prime parole di “Lettera di una sconosciuta” che un romanziere viennese, viziato dalla fortuna e dal successo, riceve nel giorno del suo compleanno. «Ieri il mio bambino è morto» esordisce la misteriosa donna, e prosegue: «adesso mi sei rimasto solo tu al mondo, solo tu che di me nulla sai». Quando lui leggerà quelle righe, lei sarà già morta: per questo concede a se stessa di raccontargli la propria vita – la vita di una creatura che per più di quindici anni gli ha votato, «con tutta l’abnegazione di una schiava, di un cane», un amore «disperato, umile, sottomesso, attento e colmo di passione», senza mai rivelargli il proprio nome, senza mai chiedere nulla, portandosi dentro un unico, struggente desiderio: che incontrandola, almeno una volta, lui la riconosca.

La storia di un amore assoluto, l’immagine di una donna ardente e viva, e al tempo stesso immateriale come «una musica lontana», è al centro dello spettacolo “Lettera di una sconosciuta” dell’Associazione Culturale Coniglingarage, che andrà in scena sabato14 marzo alle ore 21 al Teatro P. Ferrari di San Marcello.
Tratto da un capolavoro della letteratura mitteleuropea, l’omonimo racconto dell’austriaco Stefan Zweig (1922), il monologo teatrale è firmato nella regia da Pia Di Bitonto, che ne cura la drammaturgia assieme ad Annabella Cerliani, e vede in scena l’attrice jesina Lucia Bendia, volto noto del cinema e delle fiction tv, che torna al suo primo amore, il Teatro, per un intenso ritratto di eroina romantica e appassionata. I costumi di Marco Nateri (collaboratore ai costumi, Antonio Rosati) sono realizzati da Simonetta Spa con la collaborazione di Anna Sedda. Il monologo teatrale, che ha debuttato il 20 e 21 febbraio scorso a Jesi tra gli stucchi della Galleria di Palazzo Pianetti, va in scena in un allestimento completamente rinnovato per palcoscenico teatrale, con il prezioso apporto dei video di Mario Sasso, video-artista marchigiano noto a livello internazionale quale pioniere dell’arte digitale e della pittura elettronica. Le immagini sono a cura di Nicola Calocero, l’impianto video è di Paolo F. Appignanesi, l’allestimento scenico è a cura della Fondazione Pergolesi Spontini. La scenografia è costituita dalla scatola nera (simbolo del grumo nero del dolore della “sconosciuta”), sullo sfondo si proiettano tre distinti condizioni della vita della protagonista e del suo animo.
Il breve racconto “Lettera di una sconosciuta”, scritto da Stefan Zweig nel 1928 e ambientato in una Vienna mitteleuropea di inizio novecento, si presta immediatamente alla riscrittura per il teatro, non solo per l’andamento monologante della struttura narrativa, ma soprattutto per la grandezza paradigmatica della protagonista. La sconosciuta ha la levatura morale di un personaggio tragico, si sottomette volontariamente alla trama del Dio fato, il quale dispone del susseguirsi degli eventi, e dell’ordito della vita affinché si compia il destino di non essere riconosciuta. Come nelle tragedie greche, la sconosciuta è mossa dalla hybris: l’amore che diventa una forza cieca, superba e perfino eccessiva. In quanto figura tragica non può conciliare la potenza del suo amore, la perseveranza di non svelarsi con l’ostinazione dell’orgoglio che determina la propria sventura. Alla sconosciuta è interdetta la massima di Dante, “amor c’ha nullo amato amor perdona”.
Zweig ci restituisce anche un ritratto di un’eroina romantica e appassionata, in bilico tra slanci di passione carnale e sommo sacrificio per l’amato. Ella si può considerare una seguace ardente della rousseauiana “legge del cuore”; capace di orientare la propria esistenza all’assolvimento di un principio, di un’idea, di un amore. Ma la sconosciuta è anche una donna moderna ante litteram, forte, complessa, sicura di se, indipendente, consapevole dei suoi sentimenti e del suo corpo desiderante, capace di scindere la sessualità dall’amore. Che si affaccia sugli abissi dell’animo femminile e lo guarda con tenacia e coraggio. E’ un archetipo femminile, e come tale fuori dal tempo.
La regia intende lavorare tra le pieghe del testo: tra i sentimenti di autodistruzione, sulla fuga della protagonista dalla propria vita, sull’eccesso, sulla forza eversiva dell’amore, e sondarne le profondità, gli scarti, le rimozioni. Lavora sul conflitto tra il mondo esteriore (reso attraverso inserti video) e quello interiore della sconosciuta, creando una partitura scenica-drammatica che favorisca la messa a fuoco delle seguenti domande: perché ella si autorizza solo ad amare e a non essere anche riamata? Perché persiste nel martirio di sé? La gratuità e l’altruismo del suo sentimento quale abisso rimuovono? Quale vergogna, quale umiliazione nasconde da non acconsentire di essere riconosciuta? Ed infine, può un amore assoluto diventare distruzione, e perché?

(Pia Di Bitonto)

http://www.provincia.ancona.it/Engine/RAServePG.php/P/389810030300/M/398110030300/T/Teatro-Primo-Ferrari-San-Marcello

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