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Stasera Marino Carotti celebra Jesi: musica, storia e tradizioni in scena

Appuntamento (21.15) a Palazzo della Signoria con lo spettacolo “Jesi, la mia città”: un viaggio musicale e narrativo tra ricordi, ballate e aneddoti della Vallesina

Jesi – La città attende Marino Carotti. Sì, stavolta è proprio la città intera perché il cantautore, studioso, etnologo, scrittore, musicista, ricercatore ed equilibrista (fra ieri, oggi e domani) presenterà oggi, 23 dicembre alle ore 21.15, al Palazzo della Signoria, uno spettacolo in cui, al novanta per cento, si parlerà di Jesi. E volendo di dintorni (il restante 10 per cento). Ma solo volendo.

Il titolo è Jesi, la mia città”. Con canzoni originali e brani ricercati da Marino Carotti in Vallesina. Una primizia, manco Lando Fiorini o Gabriella Ferri per Roma, direbbe qualcuno… e non mi dilungo.

Marino, perché Jesi, finalmente? 

«Perché non è possibile non amare questa città, ricca di storia, tradizioni, natali illustri, che ci ha resi testimoni di antichi mestieri che sono stati esempio di laboriosità, tenacia e ingegno. Sto pensando ai cordai, alle filandare, ai carrettieri, ma anche a tutti gli artigiani che hanno animato le nostre strade. Per cui ho  cominciato a scrivere ballate su Jesi, fino a elaborare un progetto per questo spettacolo dal titolo “Jesi la mia città”, come il titolo di una canzone commissionatami dall’amico Oscar Sartarelli per la presentazione di un suo libro, dove descrivo una passeggiata per Jesi».

«Partendo da Piazza della Repubblica, piazza per antonomasia, tanto è vero che non è necessario specificarne il nome. Quando si dice vado in piazza s’intende ovviamente lì, dove ci sono il teatro e tanta nostra giovinezza. Poi… non voglio anticipare nulla, parlerò del Montirozzo, di Federico II e della sua statua … viaggiante, e poi aneddoti, racconti, amici di scuola, un excursus sulla nostra vallata. Insieme a me, Mattia Console, valente violinista, Fefo Catani al flauto traverso e al sax, Diego Contadini alle letture e la giornalista e poetessa Augusta Franco Cardinali, che ha qualche aneddoto in canna … ma non dico altro. Sarà un modo diverso di farsi, e di fare alla città, i nostri auguri non solo di buon Natale e buone feste, ma anche di un futuro più gioioso».  

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