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Teatro “Opus Absconditum”, viaggio nell’anima e nel simbolo – Video
Ottavia Maria Maceratini in questa sua opera rappresenta una diversa concezione della ricerca teatrale verso nuove dimensioni, in scena anche Fabio Bacaloni e Maria Gobbi, dello Sperimentale Teatro A, per la regia di Allì Caracciolo
Opus absconditum, un lavoro profondo e coinvolgente scritto da Ottavia Maria Maceratini, rappresenta una diversa concezione della ricerca teatrale verso nuove dimensioni, e sarà presentato dallo Sta, Sperimentale Teatro A, alla Palazzina Sta di via Panfilo 13/B a Macerata, in prima assoluta, giovedì 17 luglio, alle 21.15. Previste una tournée e una presentazione anche a Jesi, dopo l’estate.
Il lavoro, dicevamo, è opera della musicista, pianista, studiosa di filosofia e psicologia, Ottavia Maria Maceratini. Si può definire un volo verso altre libere estensioni dell’anima e del pensiero. In scena anche Fabio Bacaloni e Maria Novellla Gobbi, dello Sperimentale Teatro A, oltre alla partecipazione straordinaria e la regia di Allì Caracciolo, scrittrice, poetessa, regista e drammaturga, ricercatrice delle nuove frontiere culturali che tendono all’interpretazione dell’esistenza.

Per presentare un lavoro così profondo e nuovo, ci siamo avvalsi della spiegazione che ci offre, sulla scoperta del sacro nell’umano, Ottavia Maria Maceratini stessa, e delle note di regia di Allì Caracciolo.
«Voler spiegare Opus è come voler spiegare un sogno – si rischia di ucciderlo. Come insegna Carl Gustav Jung, a un sogno ci si accosta senza la pretesa di volerlo capire o, ancora peggio, di sapere già che cosa significhi. Per non ridurre la portata e l’azione simbolica del sogno, è necessario prima di tutto conviverci».
«Stare con le immagini, vivere a contatto con esse. Opus è nato dalla frequentazione ed immersione nelle immagini del mondo intermedio, non è una storia né un racconto, ma è il precipitato di quei movimenti che attraversano l’animo umano nel profondo, in ogni tempo e in ogni luogo. Opus è poi cresciuto nel grembo di una indicibile magia, quella che alcune relazioni umane riescono a manifestare ed ora si propone non già di farsi spettacolo, ma di farsi ricordo vivo di un sapere insito (o sepolto) in ognuno di noi».

Allì Caracciolo, in alcune sue note di regia, ci propone la forza e le fasi che attraversano il lavoro da lei diretto.
«Opus Absconditum è testo e spettacolo fuori dagli schemi e generi della scena attuale. Potrebbe al più ricordare la forza ed essenzialità espressive che caratterizzavano le tematiche spirituali del Teatro Medievale quali i Morality Plays, come Everyman, o The Castle of Perseverance, o forse, in tutt’altro contesto culturale ed epoca, la Rappresentatione di Anima et di Corpo dell’anno 1600, posta in musica da Emilio De’ Cavalieri. Si snoda come una favola mistica in un percorso iniziatico che presto si rivela essere una indicazione di ricerca verso la conoscenza di sé e dell’umano. Che non è una vicenda privata, ma riguarda ognuno, pertanto tutti. Opus va oltre, cerca una cifra di Teatro che non riproduca modelli, ne additi solo la suggestione evocativa, ne trasferisca la forza nel dettato scenico, ma non ignori le conquiste della scena raggiunte dalla ricerca del Teatro del Novecento e dallo Sta».
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