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Cronaca

JESI / Emanuele Pascucci racconta “il suo calvario” a Barbara D’Urso su Canale 5 (video)

Il rientro a casa una settimana fa dopo il ricovero a causa dell’infezione da Covid-19, l’intervista affacciato al balcone, con lui anche la figlia Camilla, ancora applausi dai vicini

JESI, 14 aprile 2020 – «Ci hai fatto commuovere tutti, Camilla, con quel video». E il video è proprio quello, da lei girato, e che anche noi vi abbiano proposto l’8 aprile scorso: immortalava il ritorno a casa del 51enne Emanuele Pascucci, dopo il ricovero al “Carlo Urbani” per polmonite da Covid-19.

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Una giornata indimenticabile, dopo il casco respiratore, ripercorsa oggi durante la trasmissione Pomeriggio Cinque, condotta da Barbara D’Urso, in onda sulla rete ammiraglia Mediaset, Canale 5.

 

Collegamento con Jesi – dove c’era l’inviata Sandra Marzano –  via dei Fiori, zona Erbarella, alle 17.46 e, per otto minuti, sia Emanuele che la figlia Camilla, affacciati al balcone – ma regolarmente distanziati – , hanno chiacchierato con la D’Urso, ripercorrendo quei giorni terribili.

 

Non solo, ma tutti i vicini che già avevano accolto Emanuele applaudendo, al suo rientro con l’ambulanza, hanno riproposto il bis calorosissimo dai balconi e dalle finestre, al suono del brano di Gianni Morandi Uno su mille ce la fa, una sorpresa nella sorpresa.

«Adesso sto finalmente bene – ha spiegato in mascherina e guanti Emanuele – sono a casa da una settimana, il peggio è alle spalle. Sto assumendo ancora qualche medicina in attesa dell’esito del secondo tampone. Il primo, per fortuna, è stato negativo, incrociamo le dita. Sono in isolamento, solo in camera».

L’attenzione di Barbara D’Urso si è poi rivolta a Camilla che, ha ripetuto la conduttrice, «ci ha fatto piangere tutti».

«In casa – ha poi raccontato la ragazza – la situazione è stata vissuta a fasi alterne perché il primo periodo, quando babbo ha iniziato a star male, è stato veramente pesante e angoscioso. Lui restava in isolamento in camera e noi non potevamo vederlo, solamente mia madre si presentava alla porta per recargli il cibo. Quando è stato ricoverato gli iniziali quattro giorni sono stati comunque abbastanza positivi in quanto ci arrivavano notizie che ci tranquillizzavano e sapevamo che era in ottime mani, quelle dei medici. Non eravamo contenti ma speranzosi. Poi è arrivata la sua chiamata, a mia madre, che annunciava che sarebbe stato, quello, l’ultimo contatto. E la situazione è stata veramente indescrivibile, tutte le speranze si sono frantumate perché sarebbe stato ricoverato in terapia semi intensiva. Dalla preoccupazione alla paura nel vero senso della parola».

Ed Emanuele, forte della sua dura esperienza ha voluto anche lanciare un chiaro messaggio.

«Io non so come ho contratto il virus. Non lo so. E anche molti dei miei compagni di sventura in ospedale mi hanno detto di non sapere quando lo avevano contratto, se in quel giorno, in quell‘ora, in quella situazione. Quindi, la raccomandazione che vorrei fare a tutti è di stare a casa, di fare tanta tanta attenzione perché è un virus veramente subdolo, molto pericoloso, colpisce senza che ce ne accorgiamo».

Pino Nardella

©RIPRODUZIONE RISERVATA 

 

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