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Jesi Festival, entusiasmante “prima” con l’Orchestra di Piazza Vittorio

La loro è una musica universale, che profuma di ogni angolo di mondo, sembra di assaporare gli odori mediterranei quando ascolti quello che ti propongono

Jesi, 31 luglio 2022 – Il direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini Cristian Carrara ed il sindaco di Jesi, Lorenzo Fiordelmondo, hanno aperto la XXII esima edizione del Festival Pergolesi Spontini con il concerto “Dancefloor”, in scena l’Orchestra di Piazza Vittorio, con un ricordo teso, coinvolto, dedicato ad Alika, ucciso a Civitanova Marche, sottolineando come «questo viaggio culturale e musicale fra le varie culture del mondo serva a unire genti e popoli diversi tra loro ma che vivono la stessa, faticosa quotidianità».

Un momento sospeso, un applauso profondo da un Pergolesi utilizzato all’ultimo momento causa allerta meteo (???), l’apertura del Festival era prevista in Piazza Federico II.

L’onda lunga di “Creuza de ma”, un disco che Fabrizio De André e Mauro Pagani crearono nel 1984 e che rappresentò una svolta nella storia della musica italiana ed etnica in generale, aprì un occhio importante e critico, che superava il semplice “folclore” (ovviamente nell’accezione più intellettuale e di ricerca del termine) e gettò un mondo musicale in una sorta di auto introspezione.

Sì, perché mise in mostra come il bacino del nostro Mediterraneo, percorso in lungo e in largo da navi di ogni Paese che servirono ad unire genti, mercati e anche dialetti, rappresentava un misto di termini derivanti da lingue diverse, arricchendosi di numerosissimi modi di dire e di fonemi provenienti da lingue lontane, vedi il greco, l’arabo, lo spagnolo, il francese.

L’Orchestra di Piazza Vittorio l’altra sera al Pergolesi ci ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, come la multi etnicità sia una conquista ma non è l’assoluta globalizzazione. Ognuno di noi condivide la sua anima, la sua filosofia, il suo credo, restando se stesso. 

L’avevo vista, l’Orchestra, una decina di anni fa a Roma, non ricordo neppure se la formazione seguita a Jesi sia la stessa di allora ma chiaramente del tempo ne è passato. Perché i ritmi, la scelta musicale, confrontati oggi con allora, sono diversi. Ed è un bene, l’evoluzione non fa mai male.

La loro è una musica universale, che profuma di ogni angolo di mondo, sembra di assaporare gli odori mediterranei quando ascolti quello che ti propongono. Molto più attuali, ripeto, percorrendo i tanti canali culturali che l’arte ci offre sul suo piatto d’argento.

Ci sono teatro, cinema, musica sacra, danza, perfettamente fusi da un ensemble di musicisti che hanno infiammato una platea attenta e soprattutto coinvolta e coinvolgibile.

Presa dal ritmo e dalla voglia di essere magari sul palcoscenico.

Dove hanno entusiasmato la voce di Houcine Ataa, Emanuele Bultrini alle chitarre, Giuseppe D’Argenzio al sax tenore e soprano, Duilio Galioto pianoforte e tastiere, Luca Libonati alla batteria, Roman Villanueva alla tromba, Carlos Paz Duque alla voce e flauti andini, Pino Pecorelli al basso elettrico, Raul Scebba alle percussioni, Ziad Trabelsi voce e oud. La direzione artistica e musicale di Mario Tronco, distribuzione di Mauro Diazzi.

L’orchestra sta compiendo i suoi primi vent’anni, auguri! Tanta musica, tantissime contaminazioni dai più lontani generi musicali, tanto coinvolgimento. E la chicca di “Caravan Petrol”, cantata con una sorta di revival e di tributo a Carosone.

“Comme si’ bello a cavallo a stu camello, cu ‘o binocolo a tracolla, cu ‘o turbante e ‘o narghile’”, alzi la mano chi non l’ha intonata con simpatia e una dolce, sana, autoironia. Quella che ti regala il tempo che passa.

Serata divertentissima, un grande successo.

(Foto Binci)

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