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JESI Il vescovo Gerardo: «Una Pasqua diversa ma più vera»

«Questi giorni di quaresima, pur nella loro fatica, possono essere stati un’opportunità»

 JESI, 12 aprile 2020 – «Carissimi, Buona Pasqua. Quest’anno le campane suoneranno di più, perché devono raggiungere tutti per portare l’annuncio di quella Bella Notizia che ha cambiato la storia e la vita degli uomini: Gesù è risorto!

Ho la sensazione che tanti di voi a questo punto abbiano avuto un sussulto: Stop! Questa è la parola che ci diciamo tutti gli anni. Ma se sempre nasce un dubbio, quest’anno il dubbio è immensamente più grande.

Infatti quali sono i segni della sua resurrezione, quali sono i segni della suavittoria? Quando Gesù era sulla terra diceva: “Il Regno di Dio si è fatto prossimo. Quindi cammina, alzati, vedi, sii purificato dalla lebbra…”

Quest’anno, in mezzo alla tragedia che abbiamo vissuto, che Gesù sia il vincitore come facciamo a dirlo? Come far sì che quell’espressione “Buona Pasqua” non sia un augurio vuoto di significato, stantio?

Eppure questi giorni di quaresima, pur nella loro fatica, possono essere stati un’opportunità per rientrare in un deserto vero, luogo di incontro con il Signore, luogo di ascolto e di preghiera più intensa. Infatti il Signore parla, si rivela ai piccoli, e ai semplici fa gustare la sua presenza.

Lo dice Gesù: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. (Lc 10,21).

In questi giorni ci è stata data la possibilità di un percorso nel deserto che ci ha dato l’opportunità di comprendere come il Signore è presente nella vita degli uomini, in maniera umile, ma sempre da Padreprovvidente. Mi hanno sempre riempito di commozione alcuni passaggi del profeta Isaia: Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? (Is 49, 15). E continua ancora il Signore: Ecco sulle palme delle mie mani ti ho disegnato (Is 49,16).

Pur nella fatica che si vive, il Signore chiede fiducia. E noi quale fiducia saremo capaci di dargli? Non dimentichiamolo: a questo siamo chiamati. La potenza della Resurrezione di Gesù non si manifesta solo quando le cose vanno bene. Il Signore è il vincitore, per cui sempre le nostre vite sono nelle sue mani. Il Signore è risorto per cui tutte le nostre vite sono da lui custodite: non solo quelle che prosperano, ma anche quelle dei sofferenti, quelle delle famiglie dilaniate, addirittura quelle di coloro che non ce l’hanno fatta. Ogni esistenza umana è custodita, amata, salvata.

A questo proposito mi ha sempre toccato la risposta dei tre giovani condannati da Nabocodonosor a essere gettati nella fornace ardente: Sappi che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi. Perché? Perché anche nella morte Dio ci salva, e la vita di ogni uomo è custodita.

Chi può capire? Ci vuole silenzio, ascolto, deserto. Insomma è quello che Dio dice per mezzo di Osea nei confronti del suo popolo che aveva perso il senso dell’alleanza: Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore (Os 2,16).

In questo tempo di deserto, difficile, spaventoso, Dio ha scritto comunque la sua storia di salvezza e a noi è stata data la possibilità di gustare maggiormente la Pasqua, sicuramente diversa, ma forse addirittura più vera. Perché è nel silenzio che comprendiamo l’amore di Dio che mai viene meno.

Del resto questo è l’insegnamento di Gesù: la Pasqua ci ha portati a una nuova relazione con Dio, per cui, risorti mediante il battesimo, non vediamo Dio soltanto come il creatore del cielo e della terra, l’immenso, colui che i cieli non possono contenere, colui che è tanto grande che è irraggiungibile… tutte cose importanti, ma ora lo possiamo chiamare “Abbà”!. Un Dio che si fa vicino e non viene mai meno nel suo amore, perché è papà, babbo.

E questo ha tanti risvolti, il primo è la speranza che già abbiamo sottolineato: un padre custodisce sempre la vita dei suoi figli.

Ma c’è una novità che possiamo avere nella relazione immediata con Dio. Guardiamo i bambini: fanno capricci finché non ottengono quello che vogliono. E il padre accetta che un figlio sia così, poi concede quello che è buono e sa dirgli di no quando è necessario.

Conseguentemente Gesù ci insegna a essere perseveranti nella preghiera. Già in Isaia avevamo trovato un concetto simile: Voi, che risvegliate il ricordo del Signore, non concedetevi riposo né a lui date riposo (Is 62,6-7)

È per dire tutto questo che il Papa qualche giorno fa è uscito nell’omelia a Santa Marta con questa espressione: “Con Dio litigate, arrabbiatevi anche”.

Lui è Abbà e un momento di tensione fa parte del gioco: ma sempre concludendo che Dio ha progetti buoni, che non sempre noi comprendiamo.

Proprio per questa nuova relazione con Dio, frutto della Pasqua, Gesù insegna a pregare come la donna petulante (Lc 18,1-8) o come l’amico importuno (Lc 11, 5-13) per aiutarci a capire che Dio è sempre provvidente, custodisce le nostre vite, non le abbandona… ma per poi concludere che il dono vero che Dio vuol fare è lo Spirito Santo (Lc 11,13), il frutto grande, squisito della Pasqua di Gesù.

E lo Spirito, frutto della Pasqua ci dà sapienza per lodare Dio sempre e riconoscerlo sempre come salvatore.

In questi giorni ha spopolato un video cantato da medici e infermieri brasiliani di fronte a dei malati. Le parole (alcune) sono queste: Ho imparato ad adorarti non per ciò che fai, ma per ciò che sei. Se Dio apre la porta, egli è Dio, ma se la chiude continua ad essere Dio. Se la malattia viene, egli è Dio, se guarisco, egli è Dio. Se tutto va bene, egli è Dio, ma se non va continua a essere Dio. Qualunque cosa accada, sempre sarà Dio….Perché sempre in adorazione? Perché è comunque Abbà, sempre un Dio che ama.

In questa Quaresima ciascuno ha risposto con intensità diversa all’amore del Signore. Voglio sperare che per nessuno sia stata una quaresima sprecata. Sono certo, anzi, che comunque il Signore in ognuno in qualche maniera ha operato, ogni cuore ha purificato, ogni dolore ha lenito, ogni mano fiacca ha irrobustito e le ginocchia vacillanti ha reso salde (Is 35,3), tutto per la potenza del suo Spirito.

Se così è stato, e sicuramente così è stato, possiamo dirci ancora in verità Buona Pasqua.

Gerardo Rocconi, Vescovo