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JESI / Slogan mussoliniano, la memoria e la decenza

A proposito della scritta che riporta un motto a firma di Mussolini rinvenuta in una parete dell’Anagrafe

Sembrava una boutade nostalgica che sarebbe finita lì, l’interrogazione consiliare di Chiara Cercaci di preservare la scritta mussoliniana rivenuta nei locali dell’anagrafe durante un’operazione di manutenzione.

Invece, potenza dei social, ha generato un riverbero che è diventato rumoroso.

La frase, di per sé, non è certo iconica: tra le molte citazioni mussoliniane pittate per i muri italici e inneggianti alle peggio espressioni di quella politica (interventismo bellico, colonialismo, paternalismo…), questa “Della potenza e della gloria del lavoro” (tratta dal “Discorso agli operai di Milano” del 6 ottobre ‘43) è talmente neutra da essere insulsa. Oltretutto monca, mancante della parte iniziale (“[…]…,questo ventesimo è il secolo della…”), che un aiutino a capire di che si parla lo poteva dare.

scritta duce ufficio anagrafe jesi
Lo slogan venuto alla luce sul muro dell’anagrafe

La consigliera Cercaci motiva l’opportunità di salvaguardare il testo perché “fa riferimento o appartiene a periodo storico del nostro Paese”. Non fa però riferimento, lei, né da dove è tratta, né a cosa si riferisca. Né ricorda che sparse per Jesi ce ne sono altre di scritte del genere (anche se, giustamente, lasciate alla furia degli elementi). In breve, ci si appella alla cultura senza fare cultura sull’oggetto del contendere. Né fa operazione culturale la risposta favorevole del vicesindaco/assessore alla cultura Luca Butini, che pure di pensiero del ventennio risulta avere notizia.

La posizione di scuderia (perché son troppi a ripetere le stesse parole, è sospetto) della destra-senza-centro è che bisogna preservare un “reperto di valore storico” (qualcuno si è spinto ad usare l’aggettivo “artistico” per questo manufatto realizzato con la stessa tecnica che si usa per fare le strisce pedonali…), “testimonianza di un periodo storico” e “la storia non si cancella!” (punto esclamativo d’ordinanza, magari a chiusura di una frase scritta tutta in maiuscolo, come detta etichetta degli analfabeti funzionali).

scritta duce ufficio anagrafe

Scontro di opinioni inevitabile con chi la storia la ricorda, dolorosamente, e tutto vorrebbe fuorché rinverdirne i fasti. Tanto che il Pd di Jesi e il segretario Stefano Bornigia si sono sentiti in dovere di esprimere la posizione più infuocata da quando c’è l’Amministrazione Bacci.

Alcune menti (anche troppo) moderate, invece di suggerire la proverbiale mano di calce (viva, a sterilizzare l’area!), propongono soluzioni eque: dall’affiancamento alla scritta di diagrammi che spieghino la sua contestualizzazione, a chi suggerisce di sostituirla con citazioni di Giacomo Brodolini o Giuseppe di Vittorio  (sicuramente più titolati a parlare di lavoro!), ad altre più schierate che vorrebbero affiancarvi la contrapposizione delle diminuite condizioni di lavoro in quel periodo (riduzione del 66% dello stipendio degli operai, ostruzionismo all’entrata nella pubblica amministrazione per le donne…).

Una soluzione intermedia che tenderebbe a mitigare i mal di pancia di un dipendente dell’anagrafe di spiccata sensibilità, che altrimenti si troverebbe costretto a lavorare tutti i giorni sotto una scritta con una firma mal riprodotta di Mussolini, dipendente che magari c’ha pure un nonno ammazzato dagli squadristi o spedito in Russia con un fucile dell’800 (quel Mod. 91 cosa pensate stia ad indicare? Il calibro?) e magari si risente alzando lo sguardo dalla scrivania e vedendo ricordati quegli anni funesti, magari gli va in corto il pc…

Una prece per quanti hanno fatto appello al valore archeologico, senza averne titolo, né competenza, o ventilando “la testimonianza irripetibile” del reperto. Testimonianza che, se proprio uno non ne può fare a meno, trovate – completa, per giunta – in centinaia di copie degli scritti di Mussolini, in edizione originale o successiva, in libreria o su molte bancarelle a prezzo modico.

Ma capisco, per una certa (in)cultura sfogliare libri è fatica. Titanica.

Faccio presente che esiste Google.

(m.m.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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