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MARCHE / 24 agosto 2016, il terremoto assassino

Il presidente Francesco Acquaroli: «Moltiplicheremo i nostri sforzi per restituire normalità e futuro», Lorenzo Mazzieri, Protezione civile: «C’erano scosse di continuo»

ANCONA, 24 agosto 2021 – «Terremoto, 299 vittime. Nelle Marche non ci sono più dispersi. Il governo: “I centri saranno ricostruiti come erano», è quello che si legge nelle pagine dei giornali all’indomani del tragico evento.

Era il 24 agosto 2016 quando una violenta scossa di terremoto di Mw 6.00 con epicentro Accumoli, colpì nel cuore della notte Marche, Umbria e Lazio.

Sono sette i Comuni interessati al primo grado di stato di emergenza sul territorio della Regione Marche: Acquasanta, Arquata, Montegallo, Montemonaco, Montefortino, Amandola e Castelsantangelo sul Nera.

Una notte che tutti ricorderanno per sempre: erano le 3.36, in televisione le immagini di interi paesi devastati, famiglie che hanno perso tutto, le loro case, i loro cari.

«Erano le 4.50 della mattina quando il cellulare della Protezione Civile squilla, era la Sov (Sala operativa unificata permanente», – ricorda Lorenzo Mazzieri, allora, come oggi, referente provinciale – «mi dice che nelle zone di Norcia, Amatrice, Pescara e Arquata del Tronto, era successo un disastro».

«Bisognava organizzarsi velocemente, formare la colonna mobile e portare un aiuto immediato a queste popolazioni, siamo partiti in poche ore, dalla provincia di Ancona si staccano 100 volontari, mezzi, attrezzature, logistica, elettricisti, idraulici: tutti avevamo un’unico scopo, aiutare».

«Siamo arrivati verso Ascoli Piceno, le prime case diroccate, grandi crepe, salendo verso la destinazione, Pescara e Arquata del Tronto, lo scenario si faceva ancora più apocalittico, non avevamo mai visto nulla di simile» – racconta Lorenzo con la voce rotta – «alcuni di noi montavano le tende per garantire alle persone un posto riparato in cui dormire, altri erano nella zona rossa».

«La zona dove si scavava a mani nude i primi due giorni, dove abbiamo salvato vite o dato un corpo su cui piangere alle famiglie».

«C’erano scosse in ogni momento. Lo sguardo delle persone era perso, avevano perso tutto in pochi secondi, le case di una vita, i propri figli, mogli, mariti: la nostra figura di volontari ha dato speranza, aiuto e supporto».

La Protezione Civile ha, infatti, organizzato serate per non lasciare nella solitudine le persone, per coinvolgere il più possibile la popolazione a stare insieme.

Francesco Acquaroli

«A cinque anni dalla tragedia che ha sconvolto quasi la metà del territorio marchigiano, mi stringo nel dolore, ancora forte e vivo nelle nostre menti e nei nostri cuori, alle famiglie di chi non c’è più e alle comunità disgregate che faticano a tornare alla normalità» ha detto poche ore fa il presidente della Regione, Francesco Acquaroli.

«Una miriade di ordinanze scritte male che cozzano fra loro e non vanno bene per queste zone. Il primo anno c’è l’adrenalina, il secondo la speranza, dal terzo l’amarezza», così gli abitanti dei paesi distrutti, sulla ricostruzione che non c’è.

Sono stati 46.217 edifici danneggiati nelle Marche, 11.657 il numero totale di pratiche presentate, soprattutto residenziali.

«Moltiplicheremo i nostri sforziassicura il presidente – per restituire il prima possibile normalità e futuro a tutte le comunità distrutte dal sisma. Nelle prossime settimane, a un anno dal nostro insediamento, tireremo le prime somme e tracceremo le linee di azione future. La ricostruzione resta la priorità della nostra azione di governo».

Nicoletta Paciarotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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