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TRACCE / Il documentario di Massimiliano Orlandoni sulla ricerca della perfezione

Il poliedrico artista marchigiano indaga la bellezza della natura e persegue la metafora del cerchio come ricerca di perfezione

ANCONA, 1 aprile 2020Massimiliano Orlandoni è artista marchigiano poliedrico, che usa pittura, fotografia, scultura, scenografia per tracciare un percorso codificato, riconoscibile ed identificabile.

E si intitola proprio “Tracce” il suo documentario che rappresenta un viaggio intimo e poetico nell’opera e nel processo creativo di Massimiliano Orlandoni dove luoghi, progetti e sessioni di lavoro, si fondono alle parole dei suoi diari che diventano voce narrante e segno esistenziale, un codice personale al quale attingere per indagare la bellezza della natura e fermare la fugacità dello sguardo.

«Tracce – dice l’artista – documenta il perseguire idealmente la metafora del cerchio come ricerca di perfezione, una perfezione verso cui ogni esistenza umana, pur nella sua precarietà, dovrebbe mirare e con tenacia riuscire a tracciarla, trasformando lo smarrimento in forza creativa e positività: quando un segno, un punto, una superficie convergono tutte verso la coerenza di un linguaggio, di un concetto».

Dopo le anteprime nazionali con proiezioni tenute presso il Museo Osvaldo Licini di Ascoli Piceno e la Fondazione Matalon a Milano, è ora disponibile e possibile a tutti la visione in rete del documentario “Tracce” sul lavoro di Massimiliano Orlandoni, con la regia di Guido Bandini, la voce narrante di Andrea Anconetani, le musiche di Isacco Favazza. Il documentario è visibile sul sito www.massimilianoorlandoni.it o disponibile su tutte le piattaforme di streaming on line.

La carriera di Orlandoni è iniziata negli anni Novanta con la camera oscura e con lavori pubblicati sia in libri che riviste autorevoli. Ha tenuto mostre oltre che in Italia anche in altri paesi quali Spagna, Austria, Slovacchia, Francia, Giappone.

Nel 2000 ha iniziato l’interazione materica sulla stessa trama fotografica. Ha esposto al Palazzo Querini Dubois a Venezia, al Palazzo della Triennale a Milano, al Museo d’Arte Contemporanea di Zilina in Slovacchia.

Nel frattempo, anche la scultura si è incuneata nel suo poliedrico mondo. Committenze pubbliche e private lo hanno incaricato di realizzare rotatorie, piazze e giardini dove ha collocato progetti dalla forte identità e dalla singolare cifra stilistica.

Gianluca Fenucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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