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Cronaca

COVID-19 / Lettera di un padre al “figlio speciale” che vive in una comunità

Il presidente dell’Anffas, Antonio Massacci, scrive al suo amato Giorgio «che parla con gli occhi e i sorrisi» 

JESI, 26 marzo 2020 – «Caro Giorgio, ti scrivo per dirti che io e la mamma non ti abbiamo dimenticato...».

Inizia così la lettera che il presidente dell‘Anffas, Antonio Massacci, in tempo di Covid-19, rivolge al figlio, per trasmettere tutto il turbamento e l’indignazione nei confronti delle istituzioni, che  in questo periodo di crisi sembrano essersi dimenticate delle persone con disabilità e di chi di loro si prende cura.
Una lettera dura, di denuncia ma anche di profondo affetto, l’amore quello vero che lega il padre e la madre al proprio figlio.
La paura di poter non rivedere il dono più prezioso, il figlio Giorgio, appunto, 37 anni, sofferente di una epilessia farmacoresistente che non gli permette di memorizzare quello che apprende, spinge questo padre a dedicare una lettera di vicinanza, forza e speranza al proprio ragazzo e costringe noi a riflettere un po’ e a renderci conto che in questo momento così delicato per l’umanità, avere i propri cari vicino è già tanto, forse è tutto.

Lettera di un padre al proprio figlio speciale

«….Non ti facciamo visita in ottemperanza a quanto disposto per dare efficacia alla lotta contro il Covid-19. Per rispetto tuo e nostro e in particolare, per la tutela delle persone che con te condividono la Comunità. Per la tutela delle persone che di voi, con abnegazione e spirito di servizio, si prendono cura. Anche se nelle ordinanze, di loro e di voi, non si parla e non si provvede. Noi non abbiamo mai fatto ricorso alle parole scritte per comunicare. Tu hai sempre cercato i nostri occhi e lì leggevi tutto quanto c’era scritto e noi cercavamo e cercheremo di leggere i tuoi. Tu che parli con gli occhi e fai parlare gli occhi e parli con i sorrisi e vuoi sorrisi, tu che abbracci e leggi le tonalità delle voci e somatizzi i nostri stati, e sai leggere ciò che è scritto negli animi nostri».

«Non sono in grado di dirti se, chi ti leggerà quanto ti scrivo, saprà trasmetterti il nostro stato, la nostra condizione. Mi auguro di no! Perché altrimenti ti giungeranno il mio turbamento, la mia indignazione, dovute in principal modo a comportamenti indegni di certi capetti di “Staterelli”, quelli grossi, quelli bravi e le loro instabilità e i loro cambiamenti di opinione. Prima, attività produttive tutte aperte poi tutto chiuso, poi chiusetto poi apertino».

«Poi soldi, tanti soldi, poi, chissà? Ma la cosa peggiore in assoluto, figlio mio, è il terrorismo mediatico. Reti, anche importanti, da settimane, hanno trovato il modo di riempire i palinsesti con trasmissioni a costo zero, ospitando “scienziati”, più o meno illustri, più o meno competenti, più o meno “emeriti”. Fornendo dati contraddittori, con numeri incredibili e somme che non tornano, diffondendo paura a piene mani. Forse pensano che lo spavento, la drammatizzazione diano alle cure effetti maggiori. Si pensi alla “povera Lombardia”, lo Staterello più malato, non è vero, e questo chiunque lo può capire ma chiunque, dovrebbe predisporsi a pensare con la propria testa, ma per chi è preso dalla sciagurata comunicazione, ciò non avviene. Il rincorrersi di notizie sui posti letto o i posti letto no, sulla sanità pubblica che ha ceduto il passo a quella privata e ora, in molti casi, quella non c’è o non è preparata perché fa, faceva altro».

Antonio Massacci

Aggiunge Antonio Massacci: «Un continuo “bombardamento” di notizie inquietanti e in pochi si preoccupano del danno che si va facendo, negli animi, nei cuori, nelle menti, nella psiche. Si parla di ripresa, ma avremo persone pronte a ripartire? Oppure dopo la pandemia avremo un’epidemia di persone nel panico, di persone depresse? Avremo poi le figure mediche, pubbliche o private, sufficienti per la psicoterapia e per la psichiatria? Per contro imperversano ora gli oppositori che opponendosi chiedono anche ciò che non può essere chiesto, tanto loro non devono dare, credono, ma anche le opposizioni, pagheranno prezzo, anche se non ci credono e quindi chiedono senza vergogna, senza pudore».

«Ecco figlio caro, spero che chi ti leggerà questa mia lettera, non ti trasmetta l’indignazione, il turbamento dell’animo mio. Noi speriamo che tu e tutta la Comunità e chi vi lavora con tanta passione e profonda dedizione, vi manteniate in buona salute. Un bacio grande, Giorgio, che Dio ti benedica».

Cristina Amici degli Elci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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