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Cronaca

JESI / Casa delle Donne: «Con la pandemia più richieste di aiuto»

Casa delle donne

La presidente Paola Moreschi racconta il lavoro delle volontarie e le iniziative in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”

JESI, 25 novembre 2020 – Sono aumentati quest’anno i contatti allo sportello antiviolenza della Casa delle Donne di Jesi: sono state 44 le chiamate al 366 481 83 66 fino a oggi, mentre nel 2019 erano state complessivamente 40 in tutto l’anno. Questi gli unici dati che vogliamo fornire sul lavoro della Casa delle Donne perché i numeri non hanno mai certificato la gravità della violenza.

casa donne jesiOggi, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la presidente della Casa, Paola Moreschi, racconta l’impegno e le riflessioni delle volontarie in questo anno particolarmente difficile.

«Dopo un iniziale smarrimento, sotto lockdown a marzo, abbiamo deciso di attivarci immediatamente attraverso la rete per arrivare alle donne. In quel periodo, infatti, a differenza del solito, non ricevevamo nuove chiamate nè contatti con quelle che avevano già intrapreso un percorso e questo ci ha preoccupato».

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Moise Casa delle donne

Emanuela Bartolini (Spaziostello), Marie Moise, Paola Moreschi e Rossana Montecchiani

Passato il messaggio che era possibile contattare la Casa anche in quel momento di isolamento forzato, i contatti non solo sono tornati ma aumentati.

«Anche in questo momento è possibile recarsi alla Casa, pure da fuori Comune, per incontrare le volontarie – chiarisce Paoa lMoreschi -. È sufficiente scriverlo nell’autocertificazione».

L’aumento dei contatti ha portato le volontarie, che lavorano costantenemte nella struttura jesina per garantire un sostegno alle donne nel rispetto delle disposizioni anticontagio (tanto che gli spazi per i colloqui sono stati attrezzati con pannelli di plexiglass), a riflettere sul presente.

«La Casa non è un luogo sicuro per tutte: molte non potevano lasciare la propria abitazione perché avevano i figli, o il compagno, o un anziano da accudire, oppure temevano il contagio e quindi le richieste sono arrivare telefonicamente. È stato un anno davvero difficile ma non ci siamo mai sottratte».

Il pensiero è andato a tutte quelle donne che non sono riuscite a conttatare la Casa per via delle limitazioni causate dall’emergenza sanitaria: «Restrizioni legate alla tutela della nostra salute sono diventate, per molte donne, la condizione dove la violenza prolifera: il maltrattante, infatti, cerca sempre di isolare la donna che si è trovata a condividerci la casa 24 ore su 24. Le limitazioni dei contatti, anche familiari, hanno esasperato certe dinamiche che erano già complesse. Le donne che subiscono violenza stanno quindi affrontando le paure legate all’esterno e quelle connesse alla convivenza forzata».

Un senso di impotenza che ha compromesso le libertà di tutti, una similitudine con quello che vivono le donne che subiscono violenza: «Una pandemia nella pandemia per loro. Anche la Casa delle Donne ha fatto tanto per rompere schemi patriarcali, che vedono l’identità della donna legata al contesto domestico, i quali sono invece tornati sulle loro spalle come un carico ulteriore che le fa soffrire ancora di più. Il peso di questo carico è quello che ci è stato raccontato da molte donne».

Lo scorso anno a Palazzo dei Convegni diverse realtà femminili del territorio hanno organizzato la bellissima mostra “Alza il triangolo al cielo“: «Quest’anno non ci saranno iniziative del genere: proseguiamo il nostro lavoro nelle scuole a distanza e faremo parlare la Casa, i social network, con le pubbliche affissioni per lanciare il nostro messaggio: “Se toccano una toccano tutte“. Non ci fermemo al 25 novembre».

Come di consueto anche la Coop Alleanza 3.0 promuove l’iniziativaNoi ci spendiamo, e tu?“: per tutto il mese di novembre l’1% delle vendite di prodotti Coop, in particolare della linea Solidal, sarà destinato ai centri antiviolenza e alle associazioni che si occupano di donne vittime di abusi. Inoltre sui sacchetti del pane sarà riportato il numero antiviolenza nazionale 1522, un modo per ricordare come chiedere aiuto.

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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