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Cronaca

JESI Centro Azzeruolo, le famiglie: «Segregazione non più accettabile»

Timori e criticità segnalate anche dal Grusol: «La prevenzione del contagio non può tradursi nella chiusura delle relazioni»

JESI, 18 luglio 2020 – «Senza un rapido cambio di passo l’esito è la segregazione»: il Gruppo solidarietà di Moie (Grusol) esprime timori circa le visite nelle strutture residenziali e l’uscita delle persone che ci vivono. Un appello condiviso anche da familiari e associazioni della sigla Uniti per l’Autismo Marche relativamente al Centro Azzeruolo di Jesi (foto in primo piano) in sperimentazione fino a fine anno.

 

Fabio Ragaini del Gruppo Solidarietà

«L’Azzeruolo, unica comunità residenziale della Regione per persone autistiche, è in grande difficoltà – fa sapere Uniti per l’Autismo Marche (Anffas, Angsa, La Mano Tesa, Omphalos, Ragazzi Oltre, Un Passo Avanti) – . Oggi accoglie solo 4 ragazzi sui 9 posti disponibili, non accetta più altri ospiti e, in conseguenza del Covid, da quattro mesi le persone autistiche che ci vivono non possono tornare a casa e vedono i genitori soltanto sporadicamente in sede, in condizioni del tutto innaturali e controproducenti, soprattutto nel caso dell’autismo. Questa segregazione non è più accettabile, dal momento che per il resto del paese la situazione è profondamente cambiata ma, nonostante numerosi accorati appelli, non è ancora permesso di riabbracciarli e trascorrere con loro alcuni giorni, riprendendo una consuetudine affettivamente e socialmente molto importante per le persone autistiche. Se va avanti così, quando li riavremo a casa?».

«La prevenzione del contagio non può tradursi in segregazione. Occorre una piena assunzione di responsabilità da parte dei soggetti istituzionali evitando scarichi tra i vari enti a tutto danno delle persone e delle famiglie. Sono in gioco i diritti umani».

Per il Grusol, con sede a Moie, è giunto il momento che istituzioni ed enti gestori delle strutture definiscano «senza ulteriori indugi percorsi che consentano alle persone di riprendere le vitali relazioni con i propri familiari. Un balletto oramai inaccettabile nel quale ogni soggetto richiama altre responsabilità isituzionali. Quelle del Governo, quella della Regione, quella dell’Asur (e delle Aree Vaste) quella degli enti gestori».

L’Azzeruolo

I servizi sono diversi e diverse sono le persone che vi abitano: «L’obiettivo da perseguire è fare in modo che ogni persona possa riprendere le relazioni con i propri cari. Su questo obiettivo vanno definiti i percorsi che non possono tollerare ulteriori dilazioni. Non è possibile che la Regione emani una disposizione generale e generica che attende applicazione da altro ente (Asur), questo emana disposizioni alle Aree Vaste che non si capisce se siano immediatamente esecutive o no. Così a livello territoriale l’esito è quello di un sostanziale blocco. Ci sono enti che capiscono che non si può dilazionare ancora la chiusura ed altri che aspettano indicazioni ulteriori, oppure con aperture che rassomigliano a visite carcerarie».

Secondo il Grusol, quindi, le precauzioni vanno prese, la sicurezza va garantita, ma deve essere chiaro l’obiettivo che è quello di “riaprire le relazioni”. Non sono solo questi i problemi da affrontare: «All’interno delle strutture ospedaliere, fatto il tampone si entra in reparto senza ulteriore isolamento; nel percorso della post acuzie del sistema residenziale extraospedaliero si riprende isolamento di 14 giorni (e poi tampone) con tutti i problemi conseguenti per le persone, le famiglie, le strutture. Ciò produce, peraltro, una riduzione fortissima del numero dei posti disponibili. Tale diminuzione determina a sua volta un ritorno al domicilio di persone che avrebbero bisogno di continuità delle cure e il sostanziale blocco degli ingressi dal domicilio».

È l’ora della responsabilità: «Occorre che si abbia consapevolezza che il prolungamento di queste situazioni determina non solo esasperazione e sofferenza ma anche in venir meno della tutela cui le persone hanno necessità e diritto. Ci appelliamo, dunque, ancora una volta a ciascun soggetto affinché senza ulteriori dilazioni si definiscano percorsi che nella sicurezza garantiscano i diritti delle persone».

(e.d.)

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