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Attualità

JESI / Patrick Zaky: ordine del giorno in Consiglio per chiederne la liberazione

Arrestato in Egitto per la sua attività di denuncia e informazione: Jesi in Comune sollecita l’impegno dell’Amministrazione

JESI, 26 febbraio 2020 – Un ordine del giorno sarà presentato al Consiglio comunale di domani, giovedì 27 febbraio, dai consiglieri di Jesi in ComuneLaboratorio sinistra, che chiede all’Amministrazione comunale di impegnarsi a collaborare con gli enti preposti affinché il Governo italiano chieda alle istituzioni egiziane il rilascio immediato del giovane ricercatore Patrick George Zaky.

«La notte fra il 6 e il 7 febbraio scorso è stato arrestato in Egitto il ricercatore e attivista 27enne Patrick George Zaky, accusato dal governo egiziano di diffondere notizie false attraverso i suoi canali social, attentare alla sicurezza nazionale e di istigare al rovesciamento del governo e della Costituzione», si legge nell’odg.

Patrick George Zaky è ricercatore all’Università di Bologna. L’Ong  Iniziativa egiziana per i diritti della persona, con cui Zaky collabora, afferma che è stato interrogato circa la sua attività di ricerca a Bologna e le sue iniziative in difesa dei diritti umani.

Le autorità egiziane affermano di aver arrestato Zaky a Mansoura, sua città natale, mentre del giovane ricercatore si sono perse le tracce più di 24 ore prima, appena sbarcato all’aeroporto Internazionale del Cairo.

L’Ong EIPR denuncia come Zaky sia stato bendato e torturato per ore: picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato dalla National Security Investigations (Nsi).

«I reati imputati a Zaky si riferiscono in realtà a legittime attività di denuncia, informazione, commento pubblico o critica, sono alibi per legittimare una procedura del tutto illegale» prosegue l’odg firmato da Agnese Santarelli, Francesco Coltorti e Samuele Animali.

Patrick George Zaky rimarrà in stato di detenzione preventiva per almeno 15 giorni e potrebbe rimanere in carcere per molto tempo. Rischia dai cinque anni all’ergastolo e la custodia cautelare, invece, potrebbe essere rinviata in modo indefinito come già successo ad altri attivisti prima di lui.

L’attivismo di Zaky e la lotta per i diritti delle minoranze oppresse andava dalla comunità Lgbtq fino alle comunità cristiane cacciate dal nord del Sinai a causa dell’avanzata dello stato islamico.

Da qui la richiesta al Consiglio comunale di «esprimere solidarietà, sostegno e vicinanza alla famiglia e alle Università di Bologna e Granada, di impegnarsi a collaborare con gli enti preposti affiché il Governo italiano chieda alle istituzioni egiziane il rilascio immediato» e di «impegnarsi a promuovere in tutte le sedi istituzionali opportune – con particolare riferimento all’Unione Europea – affinché si attivino per il rilascio di Zaky».

(e.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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