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JESI / Scar Let, lasciarsi curare dalla musica di Stefano Coppari

Nuovo album con Auand Records per il chitarrista, con Nico Tangherlini (pianoforte), Lorenzo Scipioni (contrabbasso) e Jacopo Ausili (batteria)

JESI, 22 maggio 2020Scarlet è «un colore doppio, che racchiude eleganza ma anche passione ed energia. Il rosso scarlatto rappresenta passionalità, è il colore del sangue ma anche di tessuti molto pregiati».

Nasce così Scar Let, il nuovo album del chitarrista jesino Stefano Coppari – con Nico Tangherlini (pianoforte), Lorenzo Scipioni (contrabbasso) e Jacopo Ausili (batteria) – in uscita oggi 22 maggio per Auand Records.

E questa doppia anima svelata dal titolo si può ritrovare anche all’interno della musica, con elementi più strettamente legati alla musica colta come la centralità del pianoforte, le frequenti sfumature dinamiche e una chiara vena melodica, che si intrecciano con l’imprevedibilità e l’inconsuetudine delle composizioni.

Con la vittoria al Jazz Festival Johnny Raducanu nel 2018, la formazione ha maturato un suono il cui risultato va oltre la somma dei componenti: come spiega il chitarrista, non ci si è limitati a comporre e suonare.

«Ognuno ha apportato idee, arrangiamenti e stimoli su cui poi abbiamo potuto costruire un suono, in un percorso che ci ha portato a vivere questi brani e l’idea di band in modo molto efficace e produttivo».

Dal punto di vista tecnico, troviamo loop di chitarra abbinati a melodie lineari, sonorità a volte spigolose e sperimentali, ritmi ipnotici che creano cambi repentini di colori e atmosfere, catapultando inaspettatamente l’ascoltatore in momenti sonori spesso contrapposti tra loro senza preavviso.

L’unico brano non originale del disco è proprio quello che ha segnato la loro svolta, “La Mouffe”, una sorta di pietra miliare della band: «Per partecipare all’International Jazz Festival Johnny Raducanu, abbiamo voluto arrangiare un brano del compositore omonimo. Mentre lo provavamo ci siamo accorti che stava nascendo un suono di gruppo, una sensazione difficile da spiegare, ma eravamo molto eccitati da questa cosa. È stato un momento molto illuminante, che ci ha permesso di credere nella direzione musicale in cui stavamo andando».

I brani originali sono ricchi di giochi di parole come “Alt Her Ego”, “Heartbeat” o come la title track, spiegata dallo stesso ideatore: «“Scarlet” può facilmente diventare “Scar Let”, sfruttando il verbo “To Let”  (lasciare, permettere) e il sostantivo “Scar” (cicatrice), il titolo suggerisce anche un lasciarsi cicatrizzare, un lasciarsi curare attraverso la musica. E come sia possibile farlo attraverso le nostre passioni, le persone e i luoghi che amiamo e che permettono di rimarginare le nostre ferite».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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