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Cronaca

Jesi «Siate forti come lo sono stato io», il partigiano Eraclio raccontato agli studenti

La storia di chi ha dato il nome alla scuola Cappannini nelle parole del nipote Vittorio Graziosi ai ragazzi delle classi quinte dell’Ic San Francesco «Era uno come noi, tra fragilità e spirito patriottico»

di Tiziana Fenucci

Jesi, 18 febbraio 2023 – Si è svolto venerdì mattina, presso l’Istituto Cappannini, l’incontro su Eraclio Cappannini, il partigiano jesino a cui è stata intitolata la scuola primaria dell’Ic San Francesco. A raccontare gli episodi e gli aneddoti della vita di Eraclio e della sua famiglia durante la guerra, è stato il nipote Vittorio Graziosi, autore del libro Il partigiano Eraclio, edito nel 2011 nella Collana dei Quaderni della Regione Marche e rieditato da Ventura Edizioni a novembre. Un racconto liberamente ispirato alla vita del partigiano.

All’incontro hanno partecipato le classi quinte degli istituti Cappannini e Collodi, a conclusione di un percorso svolto in classe con le docenti, che è partito dalla Giornata della memoria per poi approfondire il contesto storico-politico della Resistenza, iniziando dall’analisi degli elementi di storia locale e quindi dalla storia del partigiano Eraclio.

Vittorio Graziosi con le classi quinte del Collodi e del Cappannini

«Un percorso affrontato in ambito interdisciplinare – ha spiegato una delle docenti che ha organizzato l’incontro, Ljuba Pezzimenti – siamo partiti dalla lettura della lettera che Eraclio Cappannini ha scritto prima di morire. Sul testo i bambini hanno annotato impressioni e domande sulla storia del giovane, che hanno proposto a Vittorio Graziosi».

«Ci siamo poi dedicati alla ricostruzione della biografia del partigiano e siamo passati a ricostruire il periodo storico-politico, avvalendoci anche delle testimonianze di personaggi che hanno vissuto la guerra e la deportazione nei campi di concentramento».

La copertina del libro, Eraclio è il giovane con l’abito marrone

Scrive Eraclio nella lettera rivolta ai familiari poche ore prima della fucilazione: «(…) Il mio ultimo pensiero sarà rivolto a voi e alla mia, alla nostra cara Patria, che tanti sacrifici chiede ai suoi figli (…) siate forti come lo sono stato io».

Sono queste le parole del giovane ventenne che dopo i lunghi mesi della Resistenza fu catturato dai militari tedeschi e giustiziato senza processo, il 5 maggio del ‘44, insieme ad altri 4 compagni partigiani, sotto le mura di Arcevia.

«Con questo volume ho dato voce alla memoria di mio zio e di chi ha vissuto con lui le vicende della guerra e della Resistenza – ha raccontato l’autore, Vittorio Graziosi agli studenti -. Ho raccolto le testimonianze dei suoi fratelli e in particolare di Nando, più piccolo di Eraclio di tre anni».

«E’ stato lui a fornirmi i dettagli del suo girovagare, del suo nascondersi nelle case di parenti e contadini per sfuggire ai militari tedeschi».

Nando era il trait d’union tra Eraclio e la famiglia, sfollata da Jesi a Serra de’ Conti, ospite dai Carbini, era quello che lo andava a trovare nel suo peregrinare e gli portava il poco cibo che i familiari riuscivano a tenergli da parte.

Quelli della Resistenza furono mesi difficili per Eraclio, che aveva disertato l’Esercito dopo l’armistizio firmato dal generale Badoglio, facendo ritorno a casa, ed era costretto a nascondersi come molti altri disertori, ha spiegato Vittorio Graziosi, «la paura di essere scoperto, di morire o che facessero del male ai suoi cari lo tormentavano».

«E’ un racconto che parla di sofferenza, fame, fragilità, ma anche di sogni e ideali, quelli di un giovane ventenne desideroso di tornare alla vita normale, alle uscite con gli amici e con le ragazze, allo stare in famiglia e a studiare».

Ma parla anche dello spirito patriottico e del coraggio, quando Eraclio stanco di nascondersi, entrò a far parte del gruppo di partigiani che aveva base operativa nei boschi di Sant’Angelo, sopra Arcevia.

«Spesso i partigiani vengono dipinti nei libri di storia come dei super eroi io, invece, ho restituito a Eraclio la sua umanità, il suo essere coraggioso e fragile allo stesso tempo, evidenziandone le titubanze e i sogni, i desideri di un ragazzo di 20 anni, che la guerra ha fatto maturare in fretta ma che aveva pur sempre 20 anni».

«Immaginate, se avete dei fratelli più grandi di voi, come sarebbe se venissero chiamati a combattere e a impugnare delle armi. Eraclio non era poi così diverso da voi, voleva studiare e diplomarsi, per questo si era trasferito a Foligno dove ha frequentato l’Istituto industriale. Poi fu chiamato a svolgere il servizio di leva a Belluno. Pur venendo da una famiglia comunista, sposò l’ideologia fascista, da cui ricevette anche una grande delusione, ma nonostante la guerra conservò i suo sogni, avrebbe voluto riprendere gli studi, voleva diventare ingegnere, una volta finita la guerra».

Vedi anche il sito consultato dalla scuola per la ricostruzione storica: Memorie in cammino

Grazie alla lettera scritta in cella dal partigiano poche ore prima di morire, la sua storia è diventata famosa più di tante altre, non scritte e non raccontate, di  personaggi che hanno fatto la Resistenza ma di cui non ci sono testimonianze, se non il racconto delle vicende storiche che leggiamo sui manuali, hanno operato nel silenzio.

«Nella lettera alla famiglia Eraclio dimostra il grande spirito patriottico e il coraggio di andare incontro alla morte per un valore più grande di lui, la difesa della Patria. Se oggi viviamo in uno stato libero lo dobbiamo a persone come lui che hanno fatto la Resistenza, non solo i partigiani ma anche le famiglie comuni, che ospitavano di nascosto i partigiani o procuravano loro da mangiare, rischiando tutti i giorni la fucilazione se fossero stati scoperti dai tedeschi», ha spiegato l’autore.

Alcuni degli oggetti appartenenti a Eraclio, tra cui la medaglia, la divisa e la lettera originale sono stati donati lo scorso anno dai familiari al Comune di Jesi che li ha esposti alla biblioteca Planettiana. Altri oggetti saranno donati all’Anpi di Arcevia.

Gli studenti, che hanno ascoltato racconti e aneddoti su Eraclio e anche sulla vita familiare di genitori e fratelli, hanno poi rivolto numerose domande all’autore sulla guerra e sui pericoli che hanno dovuto affrontare i partigiani contro i soldati tedeschi. Hanno anche seguito con attenzione l’epilogo del racconto, il rastrellamento del gruppo di partigiani, circa un centinaio, nascosti a Sant’Angelo, per cui i tedeschi hanno dispiegato oltre 1.000 uomini, dando luogo poi a una repressione feroce. Eraclio fu catturato e giustiziato il giorno successivo.

Con la scena della sua fucilazione si conclude il libro sul partigiano.

«Quando la luce si spense, quando i fili dei tendini furono recisi, Eraclio non se ne avvide. In quello stesso istante le sue mani protese toccavano il mare. Sentiva l’aria bagnare la pelle, la sabbia scivolare tra le dita. Cadde di lato, senza alcun rumore. Sui campi di grano novello, si addormentò. Così, per sognare ancora».

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