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Sirolo Omaggio a don Milani nel centenario dalla nascita

“Incontri“ è un modo per avvicinarsi a tematiche culturali di impegno civile, oggi al Teatro Cortesi di Sirolo alle ore 21,30 sarà la volta di “Dall’altra parte del vento” e “Discorso sulla lettera a una professoressa e la rivolta degli studenti”

Sirolo – «Enriquez e don Milani, un incontro previsto e non scontato: la loro toscanità, il loro essere fiorentini, il loro modo di arrivare prima degli altri a capire le cose, questa loro vena profetica e la loro onestà intellettuale li accomuna, ma li avvicina anche alla condanna di un sistema scolastico obsoleto e superato che non tiene conto delle distanze sociali perché le ingigantisce, nascondendole dietro la maschera di una società perbenista e borghese incapace di guardare il problema dal suo interno» (Paolo Larici, presidente del Premio Nazionale Franco Enriquez di Sirolo).

Al via alla rassegna “Sipario Aperto” al Teatro Cortesi. Primo appuntamento oggi 5 agosto, alle 21.30 con il reading “Discorso per la lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana”. La lettura verrà eseguita dagli attori Arianna Ninchi e Andrea Caimmi da cui prenderà spunto il dibattito e l’approfondimento sulle tematiche esposte da parte degli spettatori. 

In scena, dunque, un testo adattato da Enriquez e Cuomo, rappresentato alla Biennale di Venezia nel 1968. L’idea del regista fiorentino era di rappresentare il mutamento sociale, partendo dalla lettera della Scuola di Barbiana per arrivare al Vietnam e al Sudamerica al fine di affrontare i miti degli anni Sessanta dal Che a Rudi Dutschke e alla rivolta studentesca. Va da sé ricordare l’appassionata partecipazione di Adriana Innocenti, Pietro Nuti, Umberto Ceriani e Giuditta Saltamartini.

Valeria Moriconi non recitò nello spettacolo, ma fu presente alle prove e nelle diverse fasi della preparazione.

Nell’intervista Rai Teatro stasera – spettacolo teatrale dell’ 8 novembre 1968, Adriana Innocenti ricorda che il testo veniva modificato giorno per giorno. La parte finale del copione fu aggiunta alle ore 16.30 dello stesso giorno che fu rappresentato a Venezia.  

«Enriquez mette in scena questo testo provocatorio che è un misto tra teatro-politico e teatro-cronaca, – racconta Paolo Larici, presidente del Centro Studi di Sirolo – prediligendo un cinema-teatro di periferia, l’Odeon di Mestre, piuttosto che la pomposa Fenice di Venezia. Lo spettacolo va in scena l’anno successivo la scomparsa di don Lorenzo, nel 1968, l’anno della contestazione studentesca, l’anno della rivolta culturale italiana, di tutta Europa e di tutto il mondo».

La tecnica del montaggio ha fondamentalmente modificato il testo originario: articoli di giornali, giudizi critici, filmati e testimonianze sono andati a formare un testo scenico. Pur avendo sviluppato un’opera di forte matrice ideologica, Enriquez riesce a orientare la sua ricerca verso la sperimentazione, creando una testualità drammatica dove emergono le diverse voci e punti di vista dei giovani che gridano nelle piazze. Tuttavia, nelle battute di scena si avverte la frattura tra il contenuto delle parole utilizzate sul palcoscenico e la voce di chi non si identifica con quel tipo società

Le scelte di una riscrittura scenica consentono a Enriquez e a Cuomo di superare lo schema proposto da don Milani tra Gianni e Pierino, ossia tra il povero e il ricco per dare voce anche al disagio giovanile. Tanto che alcune parti del testo hanno i toni del Living Theater: la demagogia si sostituisce alla propaganda politica lusingatrice che svela le intenzioni del potere di una classe sociale agiata.

Dall’altro canto, Enriquez tenta di tradurre la ribellione dei giovani e la presa di coscienza degli studenti che intendono cambiare la realtà. Alfio Albani, presidente della Fondazione Maria Montessori, ha osservato che «don Milani e Maria Montessori sono i principali riferimenti quando parliamo di scuola e di crescita culturale: si mettono insieme da soli attraverso la loro instancabile capacità di profezia alla quale dobbiamo guardare, ricordando sempre che la madre di tutte le povertà continua ad essere la mancanza di istruzione». 

Arianna Ninchi

Il “Discorso” fece discutere sia la critica, sia il pubblico di molte piazze italiane che non svilirono il lavoro della Compagnia dei Quattro anzi, i teatri ebbero un riscontro economico.

«Però – scrive Franco Cuomo – era come il Sessantotto, qualcosa di effimero e irripetibile, che in nessun’altra stagione si sarebbe potuto rimettere in scena. Come il Sessantotto. Qualcosa da abbracciare o da respingere, con tante discussioni, tanto chiasso, tanti dibattiti».

 

Nel programma della serata, è prevista, anche, una proiezione sulla vita di don Milani e sulla sua opera che aiuterà a comprendere meglio la sua missione rivolta alla realizzazione di una scuola inclusiva e rivoluzionaria.

Inoltre, il teatro ospits, dal 1 al 30 agosto, due mostre: la prima dedicata al Festival di Teatro alle Cave e la seconda in memoria di don Lorenzo Milani. 

Il vicedirettore della Fondazione don Lorenzo Milani di Firenze prof. Lauro Seriacopi, con la dott.ssa Patrizia Mazzoni e con il presidente del Centro Studi Franco Enriquez, M° Paolo Larici si intratterranno a parlare con il pubblico in sala. 

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