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Cronaca

L’omicidio Elezi, consigliera regionale di origine albanese: «Dramma che genera insicurezza»

«Sarebbe potuto capitare a chiunque», il cordoglio della comunità per l’uccisione del 23enne Klajdi Bitri a Sirolo, raccolta fondi per la sepoltura in patria

Jesi – La comunità albanese si è stretta nel cordoglio per la violenta scomparsa di Klajdi Bitri il 23 enne originario di Lushnje e residente ad Ancona, insieme al fratello di 18 anni, ucciso nel tentativo di aiutare un amico.

A tenere le fila dei contatti con la famiglia della vittima e con il Governo albanese, la consigliera regionale Lindita Elezi, cittadina italiana di origini albanesi, residente a Jesi, che si è messa a disposizione dei familiari, definendo Klajdi e il fratello un «perfetto esempio di integrazione».

Il giovane faceva l’operaio al Porto di Ancona e si era ben inserito nel contesto lavorativo e sociale. Sotto la sua ala protettiva il fratello minore che viveva con lui, essendo i genitori residenti in Albania.

«Ragazzi di sani principi, molto educati generosi e disponibili, inseriti nella comunità in cui vivevano e sempre pronti a dare una mano», così li ha descritti la consigliera regionale, ma quella generosità è costata cara a Klajdi Bitri che la scorsa domenica a Sirolo è sceso dall’auto proprio per aiutare un amico.

«Il fratello che ho sentito più volte e ho incontrato alla camera mortuaria – ha spiegato Lindita Elezi – è ancora sotto shock per l’accaduto, ha visto Klajdi morirgli sotto gli occhi. Voleva spegnere un diverbio nato tra il suo amico, che viaggiava insieme alla famiglia e l’altro automobilista – Fatah Melloul, 28 anni, l’algerino indagato – con cui si erano scontrati per motivi futili, ma l’algerino era arrivato a picchiarlo e lui ha cercato di dividerli, invitando Fatah Melloul ad andarsene».

Certo Klajdi non poteva immaginare che quell’intervento gli sarebbe costato la vita e che la furia dell’algerino, stando alla ricostruzione dei fatti, si sarebbe riversata su di lui, sparandogli un colpo di fiocina al petto.

La consigliera regionale Lindita Elezi

«Un dramma che getta nell’insicurezza tutta la comunità – ha commentato la consigliera regionale – sarebbe potuto succedere a chiunque, in pieno giorno in una località turistica, ognuno di noi si è chiesto “…e se ci fosse stato mio figlio al suo posto?”».

«Mentre il ragazzo albanese morto rappresenta un perfetto esempio di integrazione, l’algerino è un esempio di integrazione impossibile e non solo per una abissale distanza storico-culturale, è un esempio di chi non vuole stare alle regole e non ha rispetto per le persone e il Paese in cui vive».

Intanto per la giovane vittima è stata attivata una raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme e aperto un conto corrente intestato al fratello, per aiutare i familiari a sostenere le spese relative al trasferimento della salma a Lushnje, la città dell’Albania dove vivono i genitori e i parenti che vogliono riavere Klajdi vicino.

Trasferimento che sarà possibile solo dopo l’autopsia, disposta per la giornata di ieri ed eseguita dal medico legale Loredana Buscemi a Torrette, e con il nulla osta alle pratiche burocratiche per il rimpatrio della salma.

Fatah Melloul, di 27 anni, indiziato del delitto, di origini algerine, ha vissuto per diversi anni a Montecarotto con la famiglia, da poco si era trasferito a Jesi, nel quartiere Prato, per vivere con la compagna, una 23enne di Monte San Vito che secondo la ricostruzione della vicenda era con lui in auto al momento del fatale diverbio.

«Non gli è bastato picchiare per futili motivi un padre di famiglia – ha continuato la consigliera – è volutamente andato a prendere un’arma, la fiocina, per infierire ulteriormente. Nessuna attenuante e credibilità per eventuali e inutili rimorsi e pentimenti. Non è infatti credibile che una persona adulta non si possa rendere conto della pericolosità delle proprie azioni e se non fosse così sarebbe ancora più pericoloso».

Estremo rammarico nelle parole della consigliera regionale che si spende in nome dell’integrazione dopo averlo fatto anche ieri in collegamento con due televisioni albanesi.

«Alla base dell’integrazione deve esserci una profonda cultura del rispetto, che nella nostra Europa e in Italia in particolare, culla del diritto, ha una lunga tradizione storica, giuridica, sociale, filosofica e anche religiosa. Fuori di questi binari nessuna integrazione, accondiscendenza e apertura».

Intanto oggi interrogatorio di garanzia in carcere per l’algerino accusato di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi.

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