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Basket General Contractor, Ghizzinardi: «Non abbiamo la pancia piena»

Sabato 25 novembre, palla a due alle ore 18, Jesi sarà di scena a Vicenza per sfruttare il magic moment e centrare la sesta vittoria consecutiva

Jesi – Esperienza da vendere, disponibile, mai banale: per ogni appassionato di basket ascoltare le parole di coach Marcello Ghizzinardi equivale a una gita al luna park.

Con lui, abbiamo fatto il punto della situazione in casa General Contractor.

Coach, la settimana è iniziata con cinque vittorie consecutive in bisaccia. C’è il rischio di farsi venire “il braccino del tennista”?

«La pancia piena di certo non l’abbiamo. Dobbiamo far fronte a tanti piccoli problemini fisici, ma nel complesso stiamo meglio rispetto ad inizio stagione. Lavoriamo duro, con la giusta serenità».

Sul talento della squadra non ci sono dubbi, ma ad Ozzano abbiamo vinto anche in una partita “brutta, sporca e cattiva”, un bel segnale, concorda?

«Parto da un presupposto: lo scorso anno una partita del genere l’avremmo persa. La verità è che, seppur in un ambiente complicato, abbiamo giocato maluccio, andando al di sotto delle nostre potenzialità offensive. Non sciorinando un basket celestiale abbiamo vinto, e questo è un sintomo di solidità che aumenta la fiducia in noi stessi. Sappiamo, però, che dobbiamo fare meglio».

All’ennesimo fischio arbitrale, “bislacco” l’abbiamo vista in ginocchio, mentre batteva pugni sul parquet, cosa ha detto, o meglio, cosa avrebbe voluto dire?

«No, in realtà me la stavo prendendo con i ragazzi. Mi arrabbio sulle cose in cui posso incidere. Sugli errori arbitrali, anche macroscopici come a Ruvo di Puglia, non posso farci nulla, se non prenderne atto».

La classifica sta selezionando squadre di prima e seconda fascia, la trasferta di Vicenza può essere considerata la classica occasione da non perdere?

«Non sono pienamente d’accordo con questa lettura. La classifica sembra delinearsi, ma in questo girone ogni partita è una battaglia. Porto alcuni esempi: Roseto è stata sotto con Taranto per 38’. Vicenza in casa ha battuto Chieti e San Severo. Per questo ci stiamo concentrando solo sui temi tecnici e tattici. Certo, sabato sarà una gara che vogliamo e dobbiamo vincere, ma in campo complicato, dove servirà l’attenzione massima».

Possiamo dire che in estate squadra costruita assecondando alla perfezione la sua idea di basket?

«Oggi gli allenatori bravi pretendono l’abbondanza, con il rischio di ritrovarsi spesso in troppi e senza gerarchie definite; vedi Rieti nella scorsa stagione. Io mi ritengo scarso, e preferisco lavorare con un gruppo che numericamente consenta di trovare gli equilibri giusti, cercando di tirare fuori il meglio da ognuno di loro. L’idea di fondo è stata quella di avere ragazzi che sapessero giocare in almeno due ruoli. Semplificando: in questo modo possiamo essere in 8, ma è come se fossimo in 12. Da qui, anche la scelta difficile di rinunciare a Calabrese».

Però sta utilizzando una rotazione ampia, con 9 giocatori, potrà essere un valore aggiunto in un torneo così lungo?

«Si, sarà un vantaggio. Voglio sottolineare che questo è possibile grazie all’apporto che sta dando Carnevale. Un ragazzo che fin dal primo giorno sta lavorando in maniera incredibile, consentendoci di tenere alto il livello degli allenamenti quando eravamo in emergenza. A Ruvo di Puglia, senza Casagrande e Filippini, ha disputato una partita eroica. Solo sabato scorso è andato sotto al suo standard di concentrazione, ma già da Vicenza voglio esser sicuro che tornerà al top».

Mi consenta di seguirla con lo sguardo sui singoli. Rossi era un suo “vecchio pallino” é arrivato nel momento giusto?

«Vero, l’avrei voluto a Jesi già tre anni fa, e di sicuro l’ho ritrovato migliorato, ma nell’intensità e nella durezza del gioco può ancora crescere».

Di Varaschin ho scritto: falso pivot, falsa ala forte, ma giocatore vero, lei come lo inquadra?

«Nel passato al piano superiore è stato sottovalutato, ma oggi per la categoria è semplicemente perfetto. La sua atipicità è un pregio non un difetto, e può ancora inserire la sesta marcia nel suo motore. Torno a quanto sopra: la presenza di Filippini e Carnevale ci consente di sfruttare le sue qualità sia da pivot tattico come pure da ala grande».

Valentini, Capitano e jesino doc, è uno dei simboli di questa squadra, lei praticamente lo ha svezzato, possiamo considerarlo una sua creatura?

«Ma no, il merito è suo. L’essere stato insieme a giocatori veri in questi anni, unito al fatto di prendere il lavoro in modo serio, gli ha consentito di fare grandi passi in avanti nella comprensione del gioco, valorizzando al meglio anche il suo fisico incredibile per il ruolo. Molti presunti esperti guardano soltanto lo score dei punti segnati. Vi do un consiglio: soffermatevi sulla statistica plus/minus di Antonio Valentini, capirete molte cose».

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