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Cronaca

JESI / Alternative e concretezza: «Spazi e risorse ai giovani»

La riflessione di Doriano Pela, coordinatore dei centri di aggregazione giovanile della Vallesina, dopo l’intervento del Progetto Policoro 

JESI, 17 novembre 2020Proposte e progetti concreti da mettere in campo, ma anche e soprattutto tempo per ascoltare e capire esigenze e bisogni dei più giovani.

Doriano Pela

È una riflessione attenta quella di Doriano Pela, coordinatore dei centri di aggregazione giovanili della Vallesina, che segue la scia di quanto detto dal Progetto Policoro della Diocesi di Jesi.  Che aveva posto all’attenzione della collettività l’esigenza di offrire ai giovani attività aggregative, culturali e artistiche.

«Che in città vi siano poche opportunità per i giovani è un concetto fin troppo condivisibile – spiega Pela che cambia prospettiva al ragionamento -. Il problema potrebbe essere visto partendo dal “pieno” degli adulti: questi ultimi non solo hanno costruito, ma continuano a costruire, un mondo poco accogliente (basti pensare ai danni all’ambiente) per le nuove generazioni, ma in pari tempo non mollano nulla. Il contesto locale non fa eccezione: non è vero che i giovani non hanno idee, progetti, aspirazioni. Anche a Jesi ci sono (e ci sono state) esperienze, tentativi, proposte, sia di singoli che di gruppi, nei più svariati campi ma si muovono con estrema fatica, talvolta sotterraneamente. E non di rado si esauriscono proprio per mancanza di spazi e di risorse».

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È fisiologico allora, secondo Pela, che se ragazzi e ragazze sono relegati ai margini, si creino esistenze da riempire.

«Che tra i giovani vi sia insoddisfazione e malessere, se non stanchezza e disperazione, non è una novità, ma basta continuare a stracciarsi le vesti per il disagio dei giovani senza mai dire nulla (e fare nulla) rispetto alle cause. Serve il coraggio di dire, da parte di chi gestisce il potere, che non c’è disponibilità di dare ai giovani spazi e risorse».

Coraggio anche di prendere posizione: «Se vogliamo restringere lo sguardo a Jesi, c’è da lavorare ed esporsi, c’è da schierarsi con chi di proposte per i giovani e con i giovani già le avanza o le realizza. Perché non mancano idee e progetti, anche nel “piccolo” e nel “locale”. E non si è tutti responsabili allo stesso modo: c’è chi fa cose e chi ne fa altre. E chi non fa nulla, a ciascuno il suo».

Un accenno anche alla movida: «Trovo insopportabile la demonizzazione di “movida”: chi ha deciso che sia un modo sbagliato di trascorrere il tempo libero? E che tale “cattiva abitudine” sia retaggio esclusivo dei giovani, quando si sa bene che è ormai costume diffuso ovunque, e tra chiunque, nelle società occidentali? Semmai ci si potrebbe chiedere perché prevale questo tipo di passatempo e non altri – concretezza dunque e coraggio nel portare avanti azioni -. Risorse e spazi, ma anche tempo: starci un po’ di più insieme ai giovani e fare meno discorsi su di loro lo trovo già un buon passo avanti. E percorrere qualche pezzetto di strada insieme: gli adulti con le loro personalità e le loro esperienze, certo, ma senza la pretesa di tracciare rotta».

Praticità, ricorda Pela, che era stata alla base del progetto “Vuoti a perdere? No, grazie!”, organizzato anni addietro dai centri di aggregazione giovanile della Vallesina.

«Consisteva nel fornire ai partecipanti due cose: alcune conoscenze e alcune risorse, stimolandoli poi ad impegnarsi liberamente in autonome creazioni, in vari ambiti artistici. Ebbene, da quell’esperienza di “accompagnamento non vincolante” degli adulti, sono nati (a opera di giovani): un’associazione culturale, due imprese di lavoro, un laboratorio permanente di impegno civile, e una web radio. Tutto vivo e vitale ancora oggi, a oltre dieci anni di distanza. Beninteso, l’esempio è minuscolo rispetto alla complessità delle questioni. È una “cosa piccola di ieri” ma concreta».

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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