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Cronaca

Jesi Dal Vicolo della Pace al carcere di Pesaro, passando per l’ospedale

Nonostante il brutto epilogo della vicenda si proverà ancora a fare in modo che si arrivi a una soluzione soddisfacente per tutti

JesiArrestata, dunque, la 44enne nigeriana che ormai dallo scorso gennaio creava scompiglio in città.

Una storia che purtroppo si è risolta nel peggiore dei modi, ma che non ha potuto prendere la via di un’altra soluzione, nonostante da parte di tutti gli attori coinvolti, Amministrazione comunale, Asp9, Forze dell’ordine, ci sia stata la volontà di aiutarla offrendo cure, alloggi e anche il rientro in patria, in Nigeria, dove ad attenderla ci sarebbero stati gli assistenti sociali.

Certo è che tali suoi comportamenti non erano più sostenibili, la situazione stava degenerando, ne sanno qualcosa i condomini di Vicolo della Pace, in centro storico, dove Joy viveva in un appartanento ospitata da una cooperativa, e da dove era stata allontanata lo scorso 5 marzo.

Questo allontanamento la nigeriana non l’ha mai accettato, tentando spesso di rientrare in quella casa ormai chiusa in seguito allo sfratto subito dalla stessa cooperativa.

Le prime segnalazioni arrivarono già da gennaio, quando quel vicolo, a dispetto del nome, di pace sembrava più non averne, e dove i residenti, tenuti svegli dalle urla incessanti della donna erano arrivati all’esasperazione.

Quasi quotidianamente erano costretti a rivolgersi alle Forze dell’ordine che, a ogni chiamata, intervenivano prontamente. Ma avevano le mani legate, al loro arrivo, infatti, la donna assumeva un comportamento corretto che non permetteva di andare oltre.

Da quello sfratto Joy per circa un mese ha quindi scelto di accasarsi all’ospedale “Carlo Urbani”, tra l’atrio e la panchina al di fuori del pronto soccorso. Ed erano, anche lì, ore movimentate, come in Vicolo della Pace.

Visite e accertamenti psichiatrici su di lei avevano dato il responso che soffriva solo di disturbi comportamentali.

Nella giornata di lunedì il copione si è ripetuto: urla, aggressioni verbali e fisiche tanto nei confronti del personale ospedaliero che delle Forze dell’ordine intervenute. Non si è potuto far altro che immobilizzarla e trarla in arresto. Per poi trasferirla presso la sezione femminile della casa circondariale di Pesaro.

Ma ora che ne sarà di lei?

Per la psichiatria Joy non aveva i requisiti per essere presa in carico da una struttura mentale ma per molti, in special modo chi ha vissuto per mesi una situazione di disagio, i requisiti c’erano tutti.

«Abbiamo rischiato quasi, tante erano le nostre segnalazioni, di essere presi noi per pazzi, ora che Joy è stata arresta torniamo a sottolineare, come sempre abbiamo detto, che eravamo preoccupati per lei, che era una persona che andava aiutata a prescindere dal nostro disagio» affermano i vecchi coinquilini del vicolo.

Una persona che parla da sola allo specchio, che aggredisce verbalmente, che demolisce muri a testate, che vive su una panchina dell’ospedale per quasi un mese urlando per tutta la notte può davvero avere solo disturbi comportamentali?

Joy nonostante tutto non verrà abbandonata a se stessa, si proverà ancora a seguirla perchè moralmente ci si sente in dovere di fare qualcosa. Viene infatti da pensare che tra sanità e legge non ci sia stato quel filo unitario che avrebbe potuto portare a una soluzione diversa dal carcere.

Normali cittadini che si trovano costretti a ricorre ai media, del caso Joy ce ne siamo occupati in molti, e che non arrivando a una soluzione ci domandano: «Quando la sanità e la legge non trovano un punto di accordo chi è che ha l’autorità di decidere per il bene di una persona?


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