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Attualità

L’intervista / Post Covid, la nuova epidemia di depressione

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Il punto con il dottor Claudio Fratesi, psicologo, psicoterapeuta sistemico-relazionale e mediatore familiare

di Giovanni Filosa

Pandemia, guerra, clima, stravolgimenti relazionali.

C’è qualche altra cosa che ci manca? In tre anni il nostro mondo, un piccolo mondo antico fatto di consuetudini e di abitudini – a parte qualche guerricciola che c’è sempre stata, qualche esplosione dell’incazzatura della natura verso noi e verso chi non ha minimamente voglia di cambiare il Pil del proprio portafoglio, evento sempre più identificabile socialmente con maggiore insistenza – ne ha viste di cotte e di crude.

Cosa è, oggi, sotto attacco, dopo tre anni vissuti (ma era meglio di no), pericolosamente?

La depressione è la nuova pandemia, parola di scienziati e di psicologi e psicoterapeuti e non solo, che vedono e ascoltano storie che aprono, agli stessi operatori, un approccio diverso dalla normale quotidianità.

Il Covid sembra stia scemando ma non ci credo. Per lo meno con quella virulenza che ci hanno presentato i politici di turno, tanto che spesso non si è capito di quale pasta fossero fatti i vaccini e a che cosa servissero o non servissero. Tutto questo ha lentamente creato il Post Covid, e con esso la cosiddetta nuova epidemia di depressione.  

L’abbiamo chiesto a un amico professionista, molto a contatto con le patologie che l’oggi ti propone, il dottor Claudio Fratesi, psicologo, psicoterapeuta sistemico-relazionale e mediatore familiare.

🔹 E’ vero?                 

🔸«I danni psicologici che abbiamo subito a causa del Covid 19 sono tuttora in atto e in fase di sviluppo. Cosa abbiamo imparato da quello che sta accadendo? Secondo il Dsm 5, il Manuale diagnostico e statistico più autorevole dei disturbi mentali, la depressione è un’alterazione patologica del tono dell’umore, che crea problematiche nel funzionamento sociale e relazionale. E’ caratterizzata da tristezza, calo della spinta vitale e ideazione negativa. Nella nostra cultura occidentale il trend è molto in crescita e la probabilità di sviluppare un disturbo depressivo nell’arco della vita e del 17%».

🔹 Chi è colpito in genere dalla depressione e cosa sono le distimie?

🔸«La depressione colpisce il doppio di donne rispetto agli uomini fino a circa 65 anni di età, poi si verifica un graduale livellamento tra i due sessi. Non sempre i sintomi depressivi sono indice di patologia, è normale provare tristezza anche profonda quando accade qualcosa nella vita che è vissuta come lutto. La distimia è una depressione caratterizzata da umore depresso cronico, comporta scarso o eccessivo appetito, insonnia o ipersonnia, scarsa energia e senso di fatica, bassa autostima, calo della concentrazione e difficoltà di prendere decisioni, sensazione di essere senza speranza». 

🔹Cosa ci la “lasciato” il Covid 19?

🔸«La nostra vulnerabilità, sia come sistema globale che come singole persone, cure insufficienti, vaccini poco funzionanti, sistemi di contenimento della propagazione del virus altamente scarsi, basta pensare che le mascherine erano usate anche un secolo fa ai tempi dell’influenza spagnola, quando il mondo aveva un livello di complessità e di connessione imparagonabile a oggi. La sensazione di essere travolti da un nemico invisibile che potenzialmente può cambiare tutto nella nostra esistenza e cancellare l’esistenza stessaPrecarietà perenne sociale ed economica, impensabile prima. Divisioni sociali, per età, per consenso o dissenso, per zone geografiche e anche per censo, visto che alcune cure sperimentali, soprattutto all’inizio dell’epidemia, erano disponibili solo per pochi personaggi molto potenti e facoltosi. Conflittualità sociale, isolamento coatto, senso di solitudine, che in alcuni casi hanno portato le persone più fragili a compiere gesti estremi, paura, fenomeni riassumibili in un generale senso di insicurezza in tutti gli ambiti della vita compresa la sopravvivenza. Una grande e generale insicurezza è stata anche sostenuta e amplificata dai mass media, quando dicono che dobbiamo abituarci ai virus, perché ne arriveranno altri». 

🔹Cosa abbiamo imparato dal Covid19? 

🔸«Che siamo ancora in una fase di emergenza in cui i sintomi sociali del covid sono fortemente attivi. Il termine imparare, vorrei precisare, significa apprendere quello che è accaduto e rimodellare il proprio comportamento per affrontare in maniera diversa e più efficace sia le conseguenze dell’accaduto sia un eventuale nuovo evento negativo che potrebbe verificarsi. Il rischio di cronicizzare uno stato depressivo è molto serio. In psicologia dell’emergenza la reazione delle famiglie e degli individui di fronte a un disastro naturale o a un grande trauma è principalmente suddivisa in tre fasi

La prima è saper reggere l’urto, con un cambiamento repentino della postura del gruppo, mantenendo un’organizzazione possibile contro la sua disgregazioneLa seconda è che il gruppo deve restare tale per trovare l’adattamento possibile più funzionale alla realtà modificata dalla situazione traumatica. Infine, ritrovare una riorganizzazione stabile.  Occorre imparare, apprendere da quello che è accaduto per modificare la nostra vulnerabilità individuale ma soprattutto a livello sociale e globale. Occorre pertanto una nuova politica. Occorre una nuova filosofia dei servizi sociali e sanitari. Occorrono spese diverse per rendere più forte l’apparato del welfare e per rendere più forte la capacità di risposta».

©riproduzione riservata

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