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Attualità

JESI / ASSOCIAZIONI FEMMINILI: «LO STATUTO COMUNALE NON RAPPRESENTA LE DONNE»

Casa delle donne

Scarsa considerazione dell’Amministrazione: «Dove è finita l’istituzione di un nostro organismo di rappresentanza?»

JESI, 23 luglio 2019Le Associazioni femminili annunciano battaglia sulla modifica dello Statuto comunale che il Consiglio si appresta a votare giovedì prossimo, 25 luglio (leggi l’articolo). Udi, Casa delle Donne, Casa delle Culture, Fidapa, SpaziOstello, Le Ragazze Sono In Giro, La Strada di Sergio, Non una di Meno Jesi e Ya Basta vogliono «denunciare che l’Amministrazione comunale si appresta a votare un documento, costituzione della Città, che annulla l’esistenza delle donne».

Casa delle donne«Assemblee, riunioni, incontri, dove abbiamo portato il nostro contributo non sono serviti a niente – tuona Rossana Montecchiani per Non una di Meno Jesi -. Quel testo dice tutto e niente, e soprattutto annulla l’esistenza delle donne. Abbiamo chiesto, e continuiamo a farlo, un modo di rappresentare le realtà femminili che sia un Consiglio o altro». Opinione condivisa da Mirella Argentati: «L’articolo 11 (leggi l’articolo) è fuorviante e privo di contenuti: non serve a niente scrivere che si condanna la violenza se non si parla di contrasto e prevenzione. Come Casa delle Donne e alla luce del nostro impegno, volontario, allo Sportello Antiviolenza ci saremmo aspettate un confronto con noi su questi temi e una considerazione che non c’è stata».

Casa delle donne

Francesca Bartolacci, Daniela Morresi e Selena Morici

Ricorda la prima stesura Francesca Bartolacci dell’Udi: «Imbarazzante e al limite della legalità la prima versione (leggi l’articolo). Ricordo a questa Amministrazione che le donne escono di casa da svariati anni. Nel dicembre 2017 la consigliera Santarelli aveva proposto un emendamento alla Commissione toponomastica relativo alla parità di genere ma era stato bocciato. Insomma, la toponmastica no, il Consiglio delle donne, come qualsiasi altro organismo, no: ci devono dire cosa vogliono fare». «Nello Statuto – ha aggiunto Daniela Morresi per Fidapa – sono assicurati alla donna diritti acquisiti con il diritto al voto e alla partecipazione alla vita politica dal 1946. Vorremmo pertanto chiedere, come previsto dalla legge italiana per gli Statuti delle Città, che venga istituito un organismo di rappresentanza di cui si definiranno in seguito ambiti di ingerenza e poteri, che rappresenti e tuteli le richieste, le esigenze, il punto di vista delle donne. Organo di rappresentanza, peraltro, che si sta istituendo in tutti i Comuni. Come associazione femminile vogliamo ribadire pacificamente il nostro diritto a essere rappresentate, non tanto in considerazione del momento attuale, ma a tutela di ogni circostanza futura che ci veda coinvolte».

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Mirella Argentati

Per dirla come Nanni Moretti: «Le parole sono importanti: non basta mettere un po’ di “rosa” per fare i contenuti» ha precisato Selena Morici della rete Le ragazze sono in giro. Per SpaziOstello è intervenuta Emanuela Bartolini: «Consiglio delle donne, forum, consulta: ogni Comune si è organizzato, a Jesi invece c’è chiusura mentale. C’è stata una battuta d’arresto della maggioranza consiliare. La modifica dello Statuto poteva essere l’occasione per ascoltare le nostre richieste ma non siamo state prese in considerazione sebbene nel programma di mandato sia previsto un organismo di partecipazione femminile. Questo bloccare la voce delle donne è ormai insopportabile, stanno mostrando violenza istituzionale». Posizioni condivise da Suzana di Ya Basta: «Non siamo un’associazione puramente femminile ma condividiamo questa battaglia: basta formalità, servono i fatti».

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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