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MOIE / Polemiche al canile, Fabrizio Vidale: «I cani sono la nostra famiglia»

Un lavoro incessante e appassionato da parte delle volontarie per amore degli animali, una media di 100 adozioni l’anno

MOIE, 26 gennaio 2021 – Dietro il mantenimento di un canile e l’adozione di cento cani all’anno c’è un lavoro immenso, fatto di volontariato, tanto tempo investito, sacrifici e donazioni. Ma è più semplice postare una lamentela su Facebook sfogandosi forse per una mancata adozione, criticando un lavoro di cui non si ha coscienza.

In questi giorni sono stati scritti post che hanno sparato a zero sugli operatori del canile di Moie, accusati di mantenere i cani in condizioni non dignitose, e i volontari, di non volerli dare in adozione. A questi, sono ovviamente seguite molte risposte da parte di persone al contrario soddisfatte della gestione del canile e della competenza degli operatori e dei volontari che li supportano.

Fabrizio Vidale

«Quello dei nostri dipendenti è volontariato professionale e stipendiato: la loro presenza è garantita in canile dalle 7 di mattina fino a sera inoltrata in base alle esigenze – spiega Fabrizio Vidale, da 3 anni presidente dell’associazione jesina I miei amici animali, che gestisce il canile –. Gli operatori fanno uscire ogni singolo cane ogni giorno per almeno 40 minuti, forniscono loro cibo, cure mediche e terapie, e i cani sono amati e accuditi con passione. Si presentano in canile prima e dopo l’orario di lavoro, perché i cani sono parte della nostra famiglia e del nostro stile di vita».

Negli ultimi 5 anni, il canile di Moie-Jesi ha dato in adozione una media di 100 cani l’anno

Anche nel 2020, nonostante il Covid, 76 cani hanno trovato casa grazie al lavoro incessante e alla disponibilità dei volontari della struttura. Non meno della media dei canili marchigiani insomma, come quelli di Osimo, Ancona, Falconara e Camerino. Il canile di Moie si occupa dei cani provenienti da 35 Comuni della zona, mentre la struttura di Jesi funge da canile sanitario, che accoglie i quattrozampe accalappiati nell’Area Vasta 2.

I cani adottati nel 2020 dal canile di Moie-Jesi

«Il nostro è un progetto ambizioso, abbiamo risanato economicamente l’associazione, che ci aveva lasciato 100 mila euro di debito, e abbiamo mantenuto in vita il canile, che 6 anni fa rischiava il fallimento. A oggi abbiamo 180 cani e tutto l’interesse di darli in adozione. Il canile è un punto di arrivo che vogliamo trasformare in punto di partenza, tuttavia alcuni cani sono inadottabili perché vengono da situazioni complicate. Ad esempio, poiché una legge regionale consente ai cittadini di rivolgersi al Comune nel caso in cui avessero bisogno di disfarsi dei loro cani per motivi economici o di salute o per problemi di gestione, alcuni cani vengono riportati al canile».

«È vero, la struttura di via Vallati 14 è vecchia, ma abbiamo in cantiere un progetto di manutenzioni. Solo nel 2020 abbiamo investito 20 mila euro in spese veterinarie e 25 mila in medicine».

Da un anno è stato perfezionato il protocollo per le adozioni, volto a individuare il cane adatto alla famiglia che ne fa richiesta al canile

Dopo la compilazione di un modulo preventivo, che verrà studiato da un’educatrice cinofila Siua, vengono raccolte informazioni sulla famiglia per capire le sue abitudini e il tipo di ambiente nel quale vivrà il cane. Le persone interessate vengono quindi contattate dalla volontaria, che si occupa di capire se c’è un cane, fra quelli del canile, compatibile con le famiglie, per il reciproco benessere.

«Ci confrontiamo con la famiglia per aiutarla a instaurare un legame con il cane, che si ritrova in un contesto sconosciuto, con persone estranee. A volte gli incontri si svolgono a casa degli aspiranti adottanti, per accompagnarli nel processo, soprattutto se ci sono già altri animali domestici, così da diminuire le difficoltà che si possono incontrare. Le volontarie sono disponibili a dare consigli, ad esempio sulla gestione dell’animale al guinzaglio, a organizzare attività per far conoscere cane e umani, e a dare indicazioni e strumenti cinofili di cui non tutti dispongono».

A destra la volontaria Elisa Santini nella struttura di Jesi, insieme a Fabrizio Vidale e Silvia Gregori

«L’iter dell’adozione è ogni volta un progetto su misura – ha spiegato Elisa Santini, referente per le adozioni –, in media servono tre incontri con le famiglie per poter inquadrare la situazione. Operiamo una selezione dei cani con le famiglie stesse e cerchiamo di far capire alle persone che ogni cane è a sé e ha un suo carattere (indipendente, giocoso, atletico, sedentario, affettuoso) che si adatta meglio a contesti e tipi di umani diversi. A volte le famiglie si trovano a dover aspettare perché avanzano richieste che al momento non possiamo soddisfare, pretendono di adottare cuccioli di determinate razze, magari incompatibili col loro stile di vita, o non sono proprio pronte ad accogliere un cane nelle loro vite».

«Dispiace leggere certi commenti che sparano a zero su un lavoro strutturato e compiuto da persone appositamente formate».

Elisa Ortolani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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