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Ricette per il sorriso

COTTO&MANGIATO/ La rubrica di Gioia Morici

cotto e mangiato vignetta gioia

DONNE, VENIAMO AL PUNTO G

 

Per alzare lo share (e speriamo non solo quello) oggi parleremo di sesso. Anzi, di SCESSO (che fa più porno). Direi di partire da un elemento fondamentale del scesso, quella cosa che manda avanti il mondo dai secoli dei secoli, la regina indiscussa della vita sul pianeta Terra, macché dico regina, la quarta entità suprema dopo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: la passera.

Non sarà facile scrivere questo articoletto senza incappare in parole disdicevoli, per cui, per circumnavigare il problema, userò nomignoli di convenienza con cui noi ci intenderemo comunque e che per praticità metterò in corsivo…intesi? Bene. Cominciamo.

La frescobalda è un soggettino mica da ridere con cui bisogna approcciarsi con una certa riverenza. Anche i più avvezzi all’uso invece purtroppo incorrono in errori grossolani che ne compromettono la capacità espressiva: del resto il maschio, come disse Gabriele Falloppio nel suo celebre trattato sulla copula, “pia e monta su”.

Nonostante tale gnorantezza, la femmina persiste nella caccia del suo principe azzurro che non deve essere bello come Brad Pitt o Johnny Depp, ma deve avere altre qualità ben più importanti. No, non parlo di intelligenza, né di sincerità, né tanto meno di sensibilità, anche perché, se così fosse, ella morirebbe nell’attesa di accoppiarsi. L’uomo ideale per una donna è quello che, nell’interagire con la signora Baffetti, sa trovare il suo punto G.

Dicesi punto G quello spazietto, svincolo o piazzola di sosta che dir si voglia, situato nei meandri della signora di cui sopra (indove di preciso non si sa), che, se opportunamente persuaso dal visitatore esterno, provocherebbe una portentosa esplosione di goduria scessuale. Ecco spiegata la ragione per cui, come accadeva nel vecchio far west con la febbre dell’oro, mandrie e mandrie de òmini impavidi se sono avventurati alla ricerca de st’interspazio mitologico.

Weh, c’è gente che è partita e non è più tornata, altri che se so’ ritrovati nella quarta dimensione e c’è addirittura chi, di fronte a una gattoparda particolarmente navigata, è stato risucchiato senza lasciare traccia (tipo triangolo delle Bermuda). Eppure, nonostante il pericolo, tutti ancora bramano ‘sta benedetta G tra la Fi e la A.

“Ma cosa parliamo a fare della G coi maschi, che quelli non hanno ancora finito di studiare le vocali?”, direte voi ascoltatrici. In effetti sperare che il maschio sveli i misteri del piacere femminile è come pretendere che nevichi a ferragosto, ma siccome la zizzinella fa miracoli, noi non ci perdiamo d’animo e andiamo avanti. Certo la natura è stata infame: aho, di tutto l’alfabeto ‘sta lettera è l’unica che s’è nascosta, voglio dire, di C ce n’è a iosa, la F ci va via come il pane, ma di G neanche l’ombra.

Lo stesso scopritore di questo “interruttore della felicità”, tale Ernst Gräfenberg, evidentemente fetente, è morto senza lasciarci spiegazioni precise sulla geografia sotterranea della trifolotta. Io però mi sono messa a studiare e vi comunico che i testi scientifici attualmente riportano codeste indicazioni: “Il punto G è situato nello spazio fra la parete anteriore e la parete posteriore della vescica, ad una profondità di sei-otto centimetri rispetto all’ingresso del canale principale”. Che semplificato sarebbe: “Sempre dritto, al primo incrocio gira a destra”. Quindi, cari uomini, ora che vi siete segnati il percorso, armatevi di coraggio e…partite!

Le cose che vi occorrono sono: 1) Una donna (viva, possibilmente consenziente); 2) La piantina stradale; 3) Una pala, un elmetto e una torcia; 4) Un tantì de grazia che, come diceva Totò, “mica so’ fischi che s’abboffano”. Come farete a capire se avete trovato il punto G? Semplice: se alla fine della performance la vostra partner non vuole le coccole, vi permette di dormire e si mette addirittura a dormire anche lei…complimenti, l’avete trovato! Se poi la smette di rompere le palle, è meno gelosa, non vi angoscia ogni due minuti, vi lascia quella libertà che non avevate mai sperimentato prima: complimenti…SIETE CORNUTI!

A sfumare “Ancora ancora ancora” di Mina. Sipario. Fine.

 

Il punto G è come l’amore: tutti ne parlano, pochi sanno cosa sia e per trovarlo ce vòle ‘na gran botta de culo.

 

Gioia Morici

gioia.morici@qdmnotizie.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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