Attualità
Fabriano Inaugurato l’Archivio Ramelli, patrimonio della città
Con 3.500 volumi e 100.000 fogli, un secolo di pensiero e cultura fabrianesi a disposizione all’interno della Biblioteca Sassi
Fabriano – L’Archivio Ramelli, formato da 3.500 volumi, 100.000 fogli e un secolo di pensiero e cultura fabrianese, dopo un lungo e meticoloso percorso durato anni, trova dimora all’interno della Biblioteca Sassi.
A renderlo possibile è stata la generosità della famiglia Ramelli Raccamadoro che, all’inizio del mandato dell’attuale Amministrazione, ha deciso di donare al Comune l’intero patrimonio raccolto e tramandato nel tempo. Una scelta che ha trasformato un archivio privato in un bene di tutti.

Camillo Ramelli, nato a Fabriano nel 1804, in quella stessa via che oggi porta il suo nome, in poco più di cinquant’anni di vita (morì nel 1855) è stato professore di filosofia e matematica, letterato, filosofo, archeologo e studioso appassionato di storia locale.
Membro dell’Accademia dei Lincei — la più prestigiosa istituzione scientifica italiana — ha lasciato un corpus straordinario di lavori: dalle brutte copie manoscritte alle stampe definitive, passando per ricerche sulla storia di Fabriano e Sassoferrato che ancora oggi rappresentano fonti preziose e in larga parte inesplorate.
L’archivio che porta il suo nome è la fotografia intellettuale di un uomo e di un’epoca. Ma è anche molto di più: è uno strumento di lavoro concreto per storici, ricercatori, studenti e appassionati. Si tratta di circa 3.500 volumi catalogati, con una documentazione che si sviluppa linearmente per circa cento metri lineari di scaffalatura.
All’interno si trovano quasi 700 titoli di libri — alcuni in più volumi — migliaia di opuscoli e oltre centomila fogli singoli, ordinati in qualche centinaio di faldoni. Il tutto è già stato catalogato digitalmente in un archivio informatico che consente la ricerca per autore, argomento e collocazione fisica.
Un lavoro di catalogazione imponente, realizzato con cura e competenza dall’ing. Paolo Selini, che per quarant’anni ha seguito personalmente l’organizzazione e la digitalizzazione dell’intero fondo, consegnando alla città uno strumento già pronto per essere consultato e studiato.
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