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Vallesina Legge Montana, vertice in municipio a Urbino: annunciato il ricorso al Tar

Il sindaco di Staffolo, Sauro Ragni: «Qui le responsabilità sono chiare, ma non vogliamo rattoppi», il sindaco di Cupramontana, Enrico Giampieri: «Vogliamo essere riconosciuti per decreto, questo deve essere chiaro»

Vallesina – Urbino, sabato, è diventata il punto di raccolta di una protesta che non vuole restare confinata a singoli territori.

Attorno al tavolo del Palazzo Municipale, con il sindaco Maurizio Gambini, si sono ritrovati amministratori arrivati da più province marchigiane: dal Pesarese all’Anconetano, fino al Maceratese e all’Ascolano, con l’obiettivo di trasformare il malcontento in un percorso comune e, soprattutto, in atti concreti. 

Il nodo è la cosiddetta Legge Montana: il Dpcm attuativo ha confermato il criterio altimetrico fissando l’altitudine pari o superiore a 350 metri sul livello del mare e il 5% della superficie comunale con pendenza oltre il 20% lo status di Comune montano. Nel territorio della Vallesina questo passaggio lascia fuori Cupramontana, Mergo e Staffolo

All’incontro di Urbino, però, la questione è stata letta come un tema più ampio: tutela delle aree interne, continuità dei servizi, possibilità di restare attrattivi per famiglie e imprese. La linea condivisa dai sindaci è netta: ricorso al Tar del Lazio contro il decreto attuativo e mobilitazione istituzionale, con un confronto da aprire subito con la Regione Marche perché si faccia portavoce di una revisione. 

Dal fronte Vallesina, il sindaco di Cupramontana Enrico Giampieri ha sottolineato l’unità trasversale emersa a Urbino: «Ci siamo incontrati: è stato  un momento di condivisione e coesione. Al di là degli schieramenti politici è una battaglia di dignità e di territorio, che vede Comuni di diverse appartenenze uniti in una visione complessiva. Organizzativamente ci siamo divisi in gruppi, tra comunicazione e parte legale, e lasciamo aperto un confronto con la Regione. Ma un punto deve essere chiaro: vogliamo essere riconosciuti per decreto. Poi, se la Regione vorrà fare qualcosa in più, per noi va bene, ma non può essere un rattoppo di una norma che ci vede fuori. Questo deve essere chiaro». 

Sul piano delle ricadute, Sauro Ragni, Sindaco di Staffolo, ha riportato l’attenzione sulle conseguenze quotidiane e parlacome primo cittadino, non a livello politico.

«Rappresento una comunità, perderemmo una serie di benefici, ma più di tutto quello legato al dimensionamento scolastico, oltre agli incentivi per imprese e famiglie, il bonus bebè di 5mila euro per i Comuni in zone montane e il tema dell’Imu sui terreni agricoli: un’altra mazzata, per noi», spiega.

«Quella di Urbino è stata una riunione che ci siamo autoconvocati per decidere l’azione da intraprendere, e l’azione è una sola: tallonare il presidente della Regione perché si faccia portavoce delle nostre istanze in sede governativa, con il ministro Calderoli. È chiaro che la nuova classificazione ha responsabilità precise: la Regione Marche, votando a favore in Conferenza Stato-Regioni, di fatto l’ha avallata, se  non recuperiamo l’errore rimanendo esclusi, quelle norme finiranno per alimentare lo spopolamento delle aree interne, non ci interessa cercare responsabili, chi ha sbagliato lo sappiamo, ora serve guardare avanti e ottenere una soluzione strutturale: la zona montana è competenza dello Stato, lo Stato deve dire nero su bianco, e noi vogliamo rimanere zona montana, senza leggine di rattoppo».

Ora il calendario si sposta sui prossimi passi: la definizione del ricorso, i chiarimenti che la Regione potrà chiedere in sede nazionale e, sullo sfondo, l’ipotesi di una mobilitazione più ampia che arriverà a Roma.

I Comuni esclusi puntano a una revisione dei parametri o a un correttivo normativo che rimetta dentro chi, dicono, «vive davvero le stesse fragilità delle aree montane».

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