Segui QdM Notizie

Cronaca

Cerreto d’Esi Vertenza Electrolux, il ministro Urso: «Azienda ritiri piano entro il 15 giugno»

Proprio quel giorno previsto un nuovo vertice con la multinazionale per affrontare la vertenza

Cerreto d’Esi – Lavoratori in presidio davanti alle porte del Mimit, per ribadire anche a Roma, nel giorno del vertice ministeriale, la contrarietà al piano presentato dall’azienda proprio nel giorno della convocazione ministeriale.

1.700 posti di lavoro “cancellati” con un tratto di penna, e fabbrica di Cerreto d’Esi chiusa, unitamente all’esubero dei suoi 170 lavoratori circa.

Un nuovo bagno di sangue per il territorio fabrianese, già da tempo flagellato da vertenze e chiusure più o meno minacciate.

andreoli

Da parte della multinazionale si è ribadito che le materie prime come l’acciaio, l’energia e i costi del lavoro raggiungono livelli insostenibili. «Nonostante il nostro continuo impegno – è stato sottolineato in alcune slide di Electrolux – il contesto non è più sostenibile nell’attuale assetto. L’acciaio in Europa risulta più caro – di circa il 31% rispetto alla Cina e del 27% rispetto alla Thailandia. Il costo orario della manodopera nell’Europa occidentale è pari a 37 euro, contro i 12 dell’Europa orientale, i 9 della Turchia e i 5 dell’Asia, quindi fino a quasi 8 volte superiore rispetto ai concorrenti asiatici. Il costo dell’energia è di 204 euro a megawattora in Europa occidentale, contro i 114 dell’Asia e i 77 della Turchia, quindi quasi il doppio rispetto all’Asia e oltre due volte e mezzo rispetto alla Turchia». Si è anche specificato che la volontà dell’azienda è quella di mantenere presidi in Italia ed ha ricordato gli oltre 700milioni di euro investiti negli ultimi anni. Ha, quindi, confermato la volontà di proseguire con il dialogo, ma non ha ufficialmente ritirato il piano.

«Il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali, sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. È quanto ho espresso fin da subito, appena avuta notizia di quanto l’azienda aveva preannunciato ai sindacati. Una posizione che ho ribadito anche la scorsa settimana, incontrando i rappresentanti delle Regioni, al fine di giungere a una posizione unitaria delle istituzioni», le parole del ministro Urso.

«Chiedo all’azienda di ritirare il piano presentato e di aprire un confronto vero, per costruire insieme una soluzione industriale condivisa e sostenibile. Serve un nuovo piano industriale fondato su investimenti e innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Anche nelle crisi più difficili si può arrivare a un accordo che eviti licenziamenti, mantenga aperti gli stabilimenti e dia prospettiva produttiva. Lo abbiamo dimostrato con Beko: nessun licenziamento, nessuno stabilimento chiuso, nuovi investimenti e continuità produttiva. Anche in questo caso lavoriamo insieme, con responsabilità. Anche per Electrolux la sfida è possibile, possiamo farcela». Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha quindi dato tempo a Electrolux fino al 15 giugno per ritirare piano e iniziare discussione diversa, in occasione della nuova riconvocazione del tavolo prevista per le 15.

I sindacati. «Grazie ai lavoratori che si sono mobilitati e ci hanno consentito di far arrivare a Electrolux un messaggio molto chiaro: dovrà rispondere a tutto il Paese che chiede di ritirare il piano. Noi come abbiamo detto non negoziamo con la pistola puntata alla tempia. Abbiamo detto che non può succedere che mentre noi stiamo aspettando il tavolo del 15 giugno alle 15, l’azienda procede con l’apertura di procedure oppure gli spostamenti di attività. Tutto deve rimanere fermo perché già abbiamo subito un tradimento, quando durante la discussione sul piano precedente hanno lavorato alla costruzione del piano che ci hanno presentato oggi», ha commentato il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, parlando con i lavoratori al termine del tavolo Electrolux.

«Il ministro ha detto ritirate il piano, tutti abbiamo detto ritiratelo, ma Electrolux non ha detto di sì. Electrolux ha detto semplicemente che il piano è un piano compatibile con la continuità produttiva e per la economicità dell’azienda, ma questo per noi non è un elemento di garanzia. Noi non dobbiamo smobilitare, dobbiamo fare ancora una volta la nostra parte Dobbiamo essere uniti, evitando che siano i lavoratori di Cerreto a pagare immediatamente, perché altrimenti saremo tutti a pagare, dall’inizio alla fine», le parole del segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.

«È importante mantenere la compattezza da parte di tutti. Dobbiamo ribadire le richieste che noi abbiamo fatto. C’è una decisione politica da parte di Electrolux, hanno cercato di illustrarcela con ragioni tecniche, ma non c’è nulla di tecnico che dimostra il licenziamento del 40% della forza occupazionale, non c’è nulla di tecnico nella chiusura di uno stabilimento quindi dobbiamo respingere in toto questa posizione e costruire un’alleanza. Anche Confindustria si faccia partecipe della nostra condizione», ha concluso il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano.

© riproduzione riservata