Attualità
L’incontro “Grazie alla Vita”, dalle mamme un riconoscimento al punto nascita di Jesi
Dai parti vaginali dopo un cesareo al rivolgimento dei bambini podalici, al centro la professionalità dell’équipe, il primario Gianluca Grechi: «Accoglienza e protezione sono fondamentali».
Cupramontana– Una serata dedicata alla maternità e alle famiglie, organizzata dal neo gestore del Parco Colle Elisa Amatori Samuele Gara che, attraverso le testimonianze delle donne presenti, ha finito per accendere i riflettori su una delle realtà sanitarie del territorio: il punto nascita dell’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi.

Una serata che restituisce un’altra faccia dell’ospedale, finito più volte nelle ultime settimane al centro della cronaca soprattutto per le criticità legate al pronto soccorso.
Accanto a queste problematiche, le testimonianze raccolte al Colle Elisa raccontano però una realtà diversa: quella di un punto nascita apprezzato dalle famiglie, dove professionalità, esperienza dello staff medico e ostetrico e attenzione alla donna rappresentano un patrimonio sanitario che spesso resta lontano dai riflettori della cronaca.
È quanto emerso martedì durante l’incontro “Grazie alla Vita”, un dialogo tra professionisti, presenti il primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Carlo Urbani” dott. Gianluca Greghi, l’ostetrica Ilenia Caporaletti, il sindaco Enrico Giampieri e in rappresentanza del Nido Santa Caterina Antonio Aristei.
Non potevano mancare le future mamme, i futuri genitori, proprio loro hanno fatto emergere, quasi naturalmente, le numerose esperienze positive sull’assistenza ricevuta prima e durante il parto.

Esperienze diverse tra loro, accomunate soprattutto dalla sensazione di essere state accompagnate e seguite. C’è chi a Jesi deve ancora partorire ma ha già frequentato il corso preparto, visitato le sale travaglio e conosciuto il percorso che l’attende, e chi invece in quelle stanze ha già vissuto la nascita dei propri figli.
Vanessa, alla 36ma settimana, ha raccontato di essersi affidata fin dall’inizio a Jesi e di aver trovato nel corso preparto un supporto importante anche per affrontare con maggiore consapevolezza un’esperienza per lei nuova.
Michela ha invece alle spalle due nascite completamente differenti: un primo cesareo programmato e, successivamente, un parto vaginale dopo cesareo, entrambi vissuti positivamente. Elisa ha ricordato l’assistenza continua ricevuta dalle ostetriche durante un travaglio già avanzato al suo arrivo in ospedale. Testimonianze che, una dopo l’altra, hanno restituito il valore non soltanto delle strutture, ma soprattutto delle persone che vi lavorano.

È proprio su questo aspetto che si è soffermato il dott. Gianluca Grechi, ricordando il percorso intrapreso negli ultimi anni dall’équipe jesina.
«Due sono le sensazioni che una donna dovrebbe portarsi dietro: essersi sentita accolta ed essersi sentita protetta. Se non ci sono, abbiamo fallito noi», ha spiegato, indicando nell’umanizzazione del parto uno degli obiettivi del reparto: non soltanto intervenire dal punto di vista sanitario, ma prendersi cura della donna, accompagnandola durante un momento che non è una malattia ma un passaggio della vita.

Una filosofia che si traduce anche in scelte cliniche rese possibili dall’esperienza e dalla preparazione del personale. Tra queste la possibilità, nei casi in cui vi siano le condizioni di sicurezza, di tentare il parto vaginale dopo un precedente cesareo, evitando che un primo cesareo significhi automaticamente dover affrontare nello stesso modo anche le gravidanze successive.
Grechi ha ricordato anche il lavoro svolto nei casi di presentazione podalica. Per le donne giunte a termine con il bambino in questa posizione, al “Carlo Urbani” è stata introdotta la possibilità del rivolgimento per manovre esterne, con cui l’équipe prova, quando possibile, a modificare la posizione del feto e consentire così un parto naturale.
«Riusciamo a girarne circa un terzo», ha spiegato. Tecniche e percorsi che richiedono competenza, attenzione e capacità di valutazione e che raccontano il livello di professionalità raggiunto dall’intero staff, dai medici alle ostetriche, che riescono a dare alle donne la gioia di un parto naturale.
A questo si aggiunge l’assistenza one to one.
«Nelle gravidanze a basso rischio – ha spiegato il dottor Gianluca Grechi –, la gestione deve essere soprattutto ostetrica. A Jesi le ostetriche hanno una grande autonomia: seguono direttamente la donna e il travaglio e chiamano il medico quando emerge una situazione che richiede il suo intervento. È un’autonomia che nasce dalla competenza, dall’esperienza e dalla fiducia costruita all’interno dell’équipe».
Un patrimonio di esperienza sostenuto anche dai numeri.
Il punto nascita di Jesi registra, secondo quanto illustrato durante l’incontro, circa 800-850 parti l’anno. Una casistica che consente all’équipe di mantenere un’esperienza costante anche nella gestione delle situazioni più complesse. «Più è elevata la mole di lavoro – ha sottolineato Grechi – maggiore è l’esperienza del team anche nell’affrontare le complicanze».
Lo stesso primario ha ricordato il proprio percorso professionale, con circa vent’anni trascorsi al Salesi prima del ritorno, nel 2019, nella sua città, dove ha trovato «un gruppo che aveva voglia di crescere e di fare».
La serata ha poi allargato lo sguardo al territorio e alla necessità di sostenere le famiglie anche dopo la nascita. Il sindaco Enrico Giampieri ha parlato delle difficoltà dei piccoli Comuni nel reperire risorse dedicate, mentre dal Nido Santa Caterina è arrivato il richiamo al valore di una comunità capace di accompagnare genitori e bambini in un momento storico nel quale il calo delle nascite resta una questione centrale.
A chiudere idealmente l’incontro le parole dell’organizzatore e gestore del Parco Colle Elisa Samuele Gara.
«È stata una bellissima serata, fatta di ascolto, confronto e condivisione e soprattutto di tante famiglie che hanno scelto di essere con noi. Il Parco Colle Elisa è anche questo: un luogo dove incontrarsi, ascoltarsi, stare insieme e fare comunità».
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