Cronaca
Santa Maria Nuova Casa Erap bruciata, fuori da 8 mesi e i lavori non si fanno
Con quattro figli la donna è ospite del padre, una situazione ormai difficile da sostenere, la richiesta è valutare la mobilità verso un alloggio già disponibile, «quello sarebbe perfetto per noi, è più grande, più adeguato alla nostra famiglia»
Santa Maria Nuova – Da otto mesi vive lontana dalla propria casa, ospite del padre insieme ai suoi quattro figli.
Una sistemazione di fortuna, diventata con il passare dei mesi sempre più difficile da sostenere. È la situazione raccontata da Eleonora, residente a Santa Maria Nuova, assegnataria di un alloggio popolare Erap Marche, rimasto danneggiato dopo un cortocircuito partito, il 13 settembre scorso, da una presa della cucina, che ha generato un incendio.
Da quel giorno, spiega, la casa non è più abitabile.
«Ho aspettato, ho avuto pazienza, ma ora sono passati otto mesi e non ho ancora una risposta concreta», racconta. Attualmente vive dal padre, in un appartamento dove gli spazi sono ridotti e dove la convivenza forzata pesa soprattutto sui figli. «Siamo cinque, con quattro bambini e anche un cane. I ragazzi non hanno più i loro spazi, fanno fatica anche a studiare».
Il nodo riguarda i lavori nell’alloggio danneggiato che, secondo quanto riferito, avrebbero dovuto essere terminati entro maggio, ma che a oggi non sono nemmeno iniziati.
«Non mi rispondono più, né al telefono né in modo chiaro, tramite il legale. Dopo otto mesi non mi basta sentirmi dire che i lavori partiranno: voglio sapere quando e come».
Nel frattempo, sostiene Eleonora, si sarebbe liberato un altro appartamento Erap Marche, di circa 110 metri quadrati e con tre camere, ritenuto a suo avviso più adatto alla composizione del nucleo familiare. È proprio su questo punto che la richiesta si fa più pressante: non solo sistemare la vecchia casa, ma valutare la mobilità verso un alloggio già disponibile.
«Quella casa sarebbe perfetta per noi. È più grande, più adeguata ai miei figli».

La donna punta anche su un aspetto che, a suo dire, rende la vicenda ancora più difficile da accettare. L’alloggio oggi libero, sostiene, sarebbe stato per anni assegnato a persone che non lo avrebbero abitato stabilmente, utilizzandolo solo in modo saltuario, «quasi come una casa per le vacanze».
Una circostanza che andrà verificata ma che per lei rappresenta il simbolo di una gestione incomprensibile: «Io sono senza casa da otto mesi e quella casa, più adatta alla mia famiglia, è rimasta per anni a disposizione di chi non ne aveva un bisogno quotidiano. Ora è libera e non capisco perché non mi possa venire assegnata».

La donna sottolinea, invece, il ruolo del Comune, in particolare dell’Ufficio tecnico, che si è attivato più volte per cercare una soluzione: «Dal Comune mi sono stati vicini, hanno mandato richieste e solleciti. Ma anche a loro non arrivano risposte risolutive». La competenza resta in capo all’Erap.
Dopo otto mesi di attesa, promesse e solleciti rimasti senza una risposta concreta, ciò che chiede ora è di poter entrare nell’appartamento Erap che si è liberato.
«Ormai non mi interessano più i lavori nella vecchia abitazione – spiega –. Dopo tutto questo tempo voglio una soluzione stabile per me e per i miei figli. C’è una casa libera, più grande e adatta alle nostre esigenze: chiedo che venga valutata subito la mobilità e che ci venga data una risposta».
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