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Cerreto d’Esi Electrolux: «170 famiglie non possono essere abbandonate per ragioni finanziarie»

L’analisi dell’eurodeputato di FdI Ciccioli in merito alla vertenza Electrolux

Cerreto d’Esi – La chiusura annunciata dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi rappresenta una ferita gravissima per tutto il territorio marchigiano e per un distretto industriale, quello fabrianese, che negli ultimi anni ha già pagato un prezzo altissimo in termini occupazionali e sociali.

Dietro ai numeri – 170 lavoratori diretti, oltre a tutto l’indotto – ci sono famiglie, professionalità, competenze e una comunità che rischia di essere ulteriormente impoverita,

Non possiamo accettare che logiche puramente finanziarie e di delocalizzazione cancellino decenni di storia industriale e produttiva. Il trasferimento delle produzioni all’estero, in particolare verso Paesi dove il costo del lavoro e dell’energia è più basso, è il segnale di una competizione globale sempre più aggressiva che l’Europa deve affrontare con strumenti concreti di tutela industriale.

Bene la convocazione del ministro Urso del tavolo al Mimit per dare una risposta immediata e compatta, ma è necessario anche aprire una riflessione seria a livello europeo sulla difesa delle produzioni strategiche, sulla concorrenza sleale all’interno dell’UE e extra-UE, e sul costo dell’energia che penalizza le nostre imprese.

Bene ha fatto il Presidente della Regione Acquaroli a recarsi oggi in visita al presidio dei lavoratori davanti allo stabilimento per portare vicinanza e solidarietà.

Esprimo anch’io piena vicinanza ai lavoratori, alle loro famiglie e alle organizzazioni sindacali mobilitate in queste ore. Da parte mia, come eurodeputato di Fratelli d’Italia, ci sarà il massimo impegno affinché il caso Electrolux venga affrontato con la dovuta attenzione anche nelle sedi europee, per salvaguardare occupazione, dignità del lavoro e futuro produttivo delle Marche.

Carlo Ciccioli, Europarlamentare FdI

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