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Falconara “Fileni in campo”, quando il biologico incontra la robotica – Video
Una giornata a conferma di come alcune delle sperimentazioni più avanzate nell’agricoltura biologica italiana si stanno costruendo qui, tra le colline maceratesi e la costa adriatica, con il contributo diretto dell’Università Politecnica delle Marche
Falconara – Un robot che sarchia il sorgo biologico senza operatore, droni che distribuiscono concime con precisione centimetrica, una piattaforma digitale che entro fine anno collegherà 300 aziende agricole in tempo reale.
Non è uno scenario futuribile: è quanto si è visto ieri a Falconara, dove il Gruppo Fileni — cresciuto fino a diventare uno dei principali player nazionali del biologico — ha aperto i propri campi sperimentali a ricercatori, istituzioni e operatori di filiera per la seconda edizione di Fileni in Campo 2026.

Una giornata che è la conferma di come alcune delle sperimentazioni più avanzate nell’agricoltura biologica italiana si stanno costruendo qui, tra le colline maceratesi e la costa adriatica, con il contributo diretto dell’Università Politecnica delle Marche.
Il robot nei campi biologici
Tra le dimostrazioni più discusse, quella della sarchiatura meccanica autonoma su sorgo biologico ha fermato l’attenzione degli addetti ai lavori. Una delle prime applicazioni di questa tecnologia su una coltura in regime biologico in Italia: un robot che si muove tra i filari eliminando le infestanti senza diserbanti chimici, senza conducente. Accanto a questa, la concimazione a mezzo drone ha completato il quadro delle tecnologie di precisione già operative nella filiera.

Il contesto in cui queste innovazioni si inseriscono è tutt’altro che sperimentale sulla carta: Fileni gestisce direttamente circa 900 ettari di terreni biologici e copre attraverso la propria rete agricola circa l’80% del fabbisogno interno di materie prime. Una filiera corta e integrata che ha la sua spina dorsale nelle Marche.
La ricerca che nasce in casa
Le prove di consociazione colturale tra grano tenero biologico e favino — sviluppate insieme al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche — hanno interessato nel 2025 circa 300 ettari della filiera Fileni e 10 ettari in gestione diretta. I prof. Luigi Ledda e Stefano Tavoletti dell’Ateneo dorico hanno guidato i partecipanti nella lettura agronomica delle prove, rendendo evidente quanto il rapporto tra questa Azienda e l’università marchigiana sia ormai strutturale, non episodico.

Sul fronte fitosanitario, le sperimentazioni sulla gestione della septoriosi del frumento in biologico aprono un capitolo ancora in evoluzione: l’obiettivo è testare sinergizzanti in combinazione con molecole ammesse dalla normativa, cercando soluzioni efficaci senza compromettere i principi del regime biologico. Ricerca applicata, con i piedi nei campi.
Trecento aziende agricole connesse
Meno visibile ma forse più strutturale è la svolta digitale in corso. La piattaforma sviluppata con Diagram — già adottata da 150 aziende della filiera nel 2025 — arriverà a coprirne 300 entro fine 2026. Gestione delle operazioni agricole, monitoraggio delle colture, dati agrometeorologici e satellitari: ogni decisione agronomica diventa un’azione supportata da informazioni in tempo reale. Per una filiera biologica dove tracciabilità e conformità normativa non sono opzionali, si tratta di un’infrastruttura abilitante.

Il territorio al tavolo
La tavola rotonda moderata dal prof. Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia ha riunito il vice presidente Massimo Fileni, i vertici di FederBio e AssoBio, il responsabile agricoltura di Legambiente, la Regione Marche con il direttore Michele Michelini e il direttore Amap, Francesca Severini.
Il confronto — intitolato Bio-rigenerativo in campo — ha affrontato concretamente la replicabilità di questi modelli in altre filiere e il ruolo delle politiche agricole regionali nell’accompagnare la transizione.

Tiziano Consoli, assessore all’ambiente della Regione Marche, ha inquadrato, all’inizio della mattinata, la posta in gioco: «Il dialogo tra imprese, università e istituzioni è fondamentale per creare nuove opportunità per il territorio e per le giovani generazioni che scelgono di investire in agricoltura». Parole che, in questo contesto, non suonano come formula di circostanza.
Stefania Signorini, sindaca di Falconara Marittima, ha ringraziato Fileni per aver scelto la città come sede dell’evento, sottolineando un dettaglio che dice molto sulla cultura di questa Azienda: i dipendenti Fileni puliscono periodicamente la spiaggia falconarese. Un gesto minimo, ma emblematico di come la responsabilità territoriale possa diventare pratica quotidiana, non dichiarazione d’intenti.
Massimo Fileni, vice presidente del Gruppo, con accanto il padre-fondatore Giovanni, presidente, e la sorella Roberta, vice presidente, ha sintetizzato con precisione il senso dell’intera giornata: «Il Centro Aziendale di Falconara si configura come un laboratorio a cielo aperto, in cui campi sperimentali e attività produttive convivono».

Un’azienda che ha scelto le Marche — le sue università, le sue istituzioni, i suoi agricoltori — come terreno su cui costruire un modello che guarda ben oltre i confini regionali.
Ciò che Fileni in Campo 2026 ha mostrato non è un’impresa agroalimentare che insegue tendenze. È un Gruppo che ha scelto di costruire la propria competitività su un modello produttivo coerente, verificabile e scientificamente fondato.
In un settore dove il biologico rischia spesso di diventare un argomento di marketing, questa distinzione ha un peso preciso.
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