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Cronaca

Cerreto d’Esi Vertenza Electrolux, la politica reagisce ai 170 esuberi annunciati

Unanime il “no” al piano presentato dalla multinazionale che porterebbe alla chiusura della fabbrica con conseguenze pesanti anche per l’indotto

Cerreto d’Esi – «Credo che solo con la coesione possiamo cercare di trovare una strategia per bloccare la chiusura dello stabilimento e mettere in condizione di ragionare di opportunità di sviluppo del territorio. Non possiamo accettare che una ristrutturazione passi dalla chiusura dello stabilimento».

Queste le dichiarazioni del Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, in merito all’annuncio della chiusura dello stabilimento Electrolux con conseguenti 170 esuberi diretti e molti nell’indotto.

«Siamo vicino ai dipendenti. Non possiamo che condannare questo modo di procedere e a queste scelte ci opporremo con tutta la nostra forza. Il 25 maggio saremo al Mimit, ma oggi pomeriggio ci vedremo con i sindacati e cercherò di andare a Cerreto d’Esi per incontrare i dipendenti», ha concluso.

In fermento tutta la politica locale e nazionale.

«Siamo accanto ai lavoratori di Electrolux dopo la decisione dell’Azienda di ridimensionare il personale in Italia con 170 esuberi su un totale di 4.000 addetti – afferma il deputato e segretario regionale di Forza Italia, Francesco Battistoni -. Si tratta di un intervento pesantissimo, su cui confidiamo che il management voglia aprire una riflessione e rivedere le sue posizioni. Tra le iniziative previste, è particolarmente doloroso apprendere che verrebbe chiuso lo stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, che occupa 170 persone. Si tratterebbe di un pesantissimo fardello per un Comune che ha già sofferto le conseguenze del terremoto del 2016 e fa parte di quell’area interna a costante rischio di spopolamento. È necessario che, in questo momento, le istituzioni e le rappresentanze facciano squadra. In questo senso sono pronto a sostenere le iniziative del Presidente Acquaroli e dell’assessore Consoli e ad attivare tutti gli strumenti parlamentari per agevolare l’avvio di un confronto tra Azienda, rappresentanze, livelli di governo. Bisogna evitare a tutti i costi una ulteriore mannaia sociale su un territorio già ferito. Bene ha fatto il ministro Urso a convocare per il 25 maggio, parti sociali, Regioni e Azienda».

Dura la capogruppo in Regione del Pd, Valeria Mancinelli: «Non c’è Zes che tenga in questi frangenti: ci sono solo lavoratori che rischiano di andare a casa, famiglie gettate nel dramma e territori che perdono punti di riferimento. Chiedo al presidente della Regione Francesco Acquaroli e all’assessore alle Attività produttive Bugaro cosa intendano fare, oltre le passerelle e le iniziative elettorali e celebrative proprio a Cerreto d’Esi, nelle stesse ore in cui si apriva il baratro».

Il consigliere regionale dem Maurizio Mangialardi dal canto suo ha depositato un’interrogazione urgentealla Giunta per chiedere un’azione immediata a tutela dei lavoratori e sollecita l’apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese.

«I lavoratori e il territorio – spiega – meritano risposte serie e politiche capaci di fermare il devastante processo di deindustrializzazione che riguarda in modo particolare il Fabrianese».

«L’annuncio di 1.700 esuberi da parte di Electrolux e della chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi è un colpo durissimo per le Marche e per tutto il manifatturiero italiano», secondo l’europarlamentare del Pd, Matteo Ricci, che ha presentato «un’interrogazione al Parlamento Europeo affinché si faccia tutto il possibile per tutelare i lavoratori coinvolti e le loro famiglie. La prima richiesta fatta alla Commissione europea verte sulla richiesta di attivare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, per garantire un sostegno concreto ai dipendenti Electrolux colpiti da questo licenziamento di massa».

Inoltre, fa sapere l’europarlamentare dem, «ho chiesto come la Commissione intenda garantire che Electrolux rispetti pienamente gli obblighi europei di informazione e consultazione preventiva dei lavoratori previsti nei casi di licenziamenti collettivi».

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