Opinioni
Jesi Impianti sportivi a pagamento, «scelta politica»
L’associazione Per Jesi contesta l’Amministrazione comunale e sostiene che la nuova legge non imponga tariffe
Jesi – Continuano ad arrivare arrampicate sugli specchi da parte della maggioranza per quanto riguarda il passaggio degli impianti sportivi del Liceo Scientifico da un regime gratuito a uno a pagamento.
Togliamo subito un dubbio fondamentale: poiché l’accesso allo sport è un diritto sostenuto dalla Costituzione, che non vi sia un modo affinché chiunque possa accedere a prescindere dal reddito è una violazione della stessa.
Certo è che procedere attraverso la presentazione di Isee e burocrazie varie è solo un modo per applicare il veto in modo indiretto. Perciò vogliamo affermare che un pagamento da parte del cittadino non è affatto stabilito per legge, come si vuole far passare, è una precisa scelta politica dell’Amministrazione.

Andiamo per punti nell’analisi della Legge 7 aprile 2026, nr 53 (nota come Legge “Palestre Aperte”).
1. È obbligatoria una convenzione per aprire gli impianti al pubblico?
No, la convenzione non è l’unico modo. La legge modifica la disciplina previgente stabilendo che l’uso extrascolastico degli impianti sia prioritariamente aperto alla cittadinanza e all’associazionismo. La convenzione entra in gioco solo come strumento giuridico se e quando l’ente locale decide di esternalizzare la gestione a terzi (società dilettantistiche, enti di promozione sportiva, ecc.). Il Comune conserva la piena facoltà di optare per la gestione diretta delle proprie strutture, senza la necessità di stipulare alcuna convenzione.
2. Al Comune è proibito farsi carico delle spese?
No, il Comune può continuare a coprire i costi attingendo al proprio bilancio ordinario. La clausola di invarianza finanziaria (“Dall’attuazione delle convenzioni… non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”) significa unicamente che lo Stato non eroga fondi straordinari o aggiuntivi agli enti locali per coprire i costi di questa specifica legge. Non vi è alcun divieto per l’Amministrazione comunale di investire le proprie risorse correnti (già stanziate per i servizi ai cittadini e lo sport) per coprire le spese di custodia, pulizia e utenze, garantendo l’esercizio del diritto allo sport oramai tutelato anche dall’Articolo 33 della Costituzione
3. Se il Comune non si fa carico delle spese, è inevitabile imporre una tariffa d’accesso?
No, la tariffa al cittadino non è una conseguenza automatica. Nel caso in cui il Comune decida di non gestire direttamente l’impianto e di non voler sostenere i costi di ripristino, la legge prevede che sia il concessionario terzo (l’associazione affidataria) a farsi interamente carico delle spese di gestione e pulizia. L’associazione affidataria può coprire questi costi di gestione in molteplici modi che non gravano sul cittadino fruitore, ad esempio tramite fondi propri, sponsorizzazioni o finanziamenti legati a progetti sociali; contributi o sussidi legati al Terzo Settore; bandi pubblici per la rigenerazione e l’animazione territoriale.

La via della sponsorizzazione è tutta da esplorare in senso più ampio, perché a quale azienda non gioverebbe associare il brand a una attività di sostegno sociale, ed abilitare il Comune ad una capacità di spesa più ampia sui medesimi temi? Se non fosse che questa Amministrazione ha ancora le dita negli occhi di imprenditori e commercianti.
Ad ogni modo, più banalmente al concessionario può anche essere richiesto di garantire libero accesso ai cittadini a fronte della possibilità di coordinare attività a pagamento come molte altre Asd che allenano i ragazzi in varie discipline.
L’imposizione di un ticket di ingresso al singolo cittadino rimane una scelta puramente discrezionale della politica tariffaria locale (o degli accordi scritti nella singola convenzione), e non un obbligo derivante dal testo di legge.
Bisogna dirlo chiaro e tondo: è una scelta politica sia quella di finanziare gratuitamente (giustamente) politiche per la differenza di genere, sia quella di negare alle fasce deboli la possibilità di accedere alla possibilità di fare sport gratuitamente.
Associazione Per Jesi
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