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Cronaca

Chiaravalle Da un anno e mezzo attende la risonanza cardiaca, ma nessuno si è fatto vivo

La presa in carico risale al gennaio del 2025, la donna ha una malattia rara e un pacemaker impiantato, il marito, che ha scritto due volte all’assessore regionale Paolo Calcinaro: «Costretti a rivolgerci a una struttura sanitaria in Romagna ma i controlli dovrebbero essere garantiti vicino al luogo in cui una persona risiede»

Chiaravalle – Una presa in carico che risale al gennaio 2025, oltre un anno di attesa e nessuna chiamata per stabilire una data per l’esame.

È la vicenda denunciata dal marito di una 53enne residente a Chiaravalle, affetta da una malattia rara e multisistemica, con un’invalidità riconosciuta dell’85 per cento e un pacemaker impiantato. Per sottoporsi a una risonanza magnetica cardiaca, necessaria a verificare l’efficacia della terapia, la paziente dovrà ora recarsi a Cotignola, in provincia di Ravenna.

Il 13 gennaio scorso, dopo un anno dalla presa in carico, il marito aveva inviato una mail direttamente all’assessore regionale alla sanità, Paolo Calcinaro, per illustrare quanto fosse importante la risonanza magnetica cardiaca al fine di verificare quali fossero gli effetti della cura.

«Stiamo chiamando continuamente, non c’è modo di fare questo esame», un accertamento particolarmente importante perché, come spiegava nella mail, avrebbe rappresentato «l’ago della bilancia per capire se la cura sta facendo effetto oppure no».

«Continuavamo a sentirci dire che mia moglie era stata presa in carico e che ci avrebbero richiamato – racconta – ma nessuno si è più fatto vivo, né dagli uffici regionali né dall’ospedale. Alla fine, non potendo più aspettare, abbiamo dovuto cercare una soluzione fuori dalle Marche».

Non ci sono altre alternative che affrontare la trasferta proprio a Cotignola.  

Anche la Pettomografia a emissione di positroni – controllo che la donna deve eseguire ogni anno, viene ormai effettuata ad Ascoli Piceno, perchè ad Ancona non si riesce a trovare un appuntamento.   

«Noi siamo ancora in grado di spostarci, cercare informazioni e trovare qualche soluzione – prosegue l’uomo – ma penso a una persona anziana, magari sola o con difficoltà economiche. Come può affrontare viaggi fuori regione per un esame che dovrebbe essere garantito vicino casa?».

Dopo aver letto un articolo pubblicato sulla nostra testata in cui era proprio il dott. Pasquale Liguori, coordinatore del Tribunale del Malato di Jesi, a denunciare il problema sottolineando come «il cittadino, con il suo bel numeretto di presa in carico, va via speranzoso di essere contattato quanto prima. È questa la parola magica del momento, presa in carico, che si traduce in pratica nell’aver inventato una sorta di lista bis, una lista di attesa della lista di attesa», ha deciso di rendere pubblica la sua situazione, «perche certe cose devono essere denunciate».

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La reltà nei fatti rispecchia la situazione della famiglia chiaravallese, dei tanti che dopo la denuncia del TdM si sono rivolti personalmente al dott. Pasquale Liguori, il cittadino chiaravallese ha nuovamente inviato una mail all’assessore regionale, mail alla quale, però, non è seguita alcuna risposta.

«Trovo doloroso che una persona colpita da una malattia rara debba rivolgersi a ospedali fuori regione o pagare esami costosi – ha ribadito il marito–. Quello che più dispiace è non aver ricevuto alcun riscontro concreto, nonostante la richiesta».

Contestato nei fatti, dunque, questo sistema della presa in carico, quando non conduce a una data certa.

«Non basta dire a un paziente che verrà richiamato. La presa in carico deve portare a una risposta e a un appuntamento. Altrimenti le famiglie restano sospese, mentre il tempo continua a passare».

Quello per la risonanza cardiaca non è l’unico viaggio affrontato dalla famiglia. In passato la donna era stata sottoposta a Piacenza a un complesso intervento chirurgico. Per diversi anni aveva poi dovuto effettuare controlli ogni sei mesi, sostenendo circa 1.400 euro per risonanze e Tac, dopo che la struttura non era risultata più convenzionata con la Regione Marche.

«Posso comprendere di dover andare lontano per un intervento altamente specialistico – osserva il marito – ma una risonanza, una Tac o un esame di controllo dovrebbero essere garantiti vicino al luogo in cui una persona vive, soprattutto quando si tratta di pazienti con patologie gravi».

La domanda, come è possibile che in tutta la regione Marche una risonanza magnetica cardiaca si può effettuare solo a Torrette?

Sorge il dubbio che il problema non può essere  sempre l’assenza dei macchinari o di personale ma  quanto il numero limitato di esami programmati, gli orari ridotti e la carenza di investimenti nel personale.

«Se le richieste aumentano, bisogna aumentare anche le prestazioni. Non si può dire semplicemente che non c’è posto e lasciare il cittadino con l’unica alternativa di andare a pagamento».

Una vicenda che, precisa l’uomo, non vuole trasformarsi in una richiesta di favore personale. «Non voglio togliere il posto a un’altra persona. Chiedo che il servizio funzioni per tutti. Quando si parla di malattie oncologiche o rare, un esame di controllo non può diventare una corsa tra conoscenze, telefonate e viaggi in altre regioni».

La famiglia attende ora una risposta istituzionale che possa chiarire quanto accaduto e, soprattutto, quali soluzioni si intendano adottare affinché altri pazienti fragili non debbano affrontare lo stesso percorso. Perché dietro una prenotazione che non arriva non ci sono soltanto numeri e liste, ma persone che attendono di essere curate.

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