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Staffolo L’arte come resistenza: inaugurata “Ah! Mano” di Carlo Cecchi
La personale ospitata nella chiesa di San Francesco prosegue la rassegna Chiaraluce, tra dipinti, disegni e opere che interrogano il presente, l’esposizione resterà aperta fino al 26 luglio
Staffolo – Inaugurata domenica scorsa, nella suggestiva cornice della chiesa di San Francesco, “Ah! Mano”, la mostra personale di Carlo Cecchi inserita nel programma della rassegna culturale Chiaraluce.
L’esposizione, curata da Elia Castello e accompagnata da un testo di Antonio Casu, sarà visitabile fino al 26 luglio, il sabato e la domenica dalle 18 alle 20. Un nuovo appuntamento con l’arte contemporanea che arriva dopo la mostra di Bruno Mangiaterra e rafforza il legame tra Staffolo e artisti capaci di trasformare gli spazi del borgo in luoghi di incontro e riflessione.

«In questa staffetta artistica abbiamo ospitato Bruno Mangiaterra e ora è arrivato il momento del nostro caro amico Carlo – ha sottolineato la vicesindaca Lucia Toccafondo –. Carlo Cecchi era già stato a Staffolo quarant’anni fa, quando muoveva i primi passi nel mondo delle mostre. Per noi staffolani e per l’Amministrazione è un enorme motivo di orgoglio poterlo accogliere nuovamente».
Un’occasione, ha aggiunto Lucia Toccafondo, per scoprire il paese attraverso uno sguardo differente: «Staffolo è conosciuto per il vino, per il paesaggio e per tante bellissime realtà. Con Chiaraluce vogliamo valorizzare anche l’arte e le emozioni che porta con sé».

Il percorso espositivo restituisce uno spaccato dei principali linguaggi utilizzati da Cecchi. Tre dipinti di grandi dimensioni accolgono il visitatore con tonalità intense, dominate dal blu e dal nero, accompagnate dal bianco e da sfumature più chiare. Sull’altro lato della chiesa trova spazio una lunga serie di disegni, realizzati tra il 2017 e il 2026.
«Carlo è un disegnatore molto legato al tratto, alla carta e alla penna – ha spiegato il curatore Elia Castello –. Conserva un rapporto profondamente fisico con l’arte e con i mezzi espressivi». Tra le opere esposte anche la serie “Rilievi di spalle”, realizzata nel 2025, e alcuni lavori recentissimi, tra cui quello scelto per la copertina del catalogo.
Davanti all’altare si trova invece una delle opere più significative della mostra: il grande lavoro dedicato a Ninive, pensato come omaggio al patrimonio artistico distrutto dalle guerre.
«È un’opera che riunisce tecniche e modalità espressive differenti – ha osservato Elia Castello – e che rappresenta una sorta di sintesi del lavoro dell’artista».

Proprio da quell’opera Cecchi ha scelto di raccontare il significato più profondo della propria ricerca.
«L’ho realizzata pensando alla distruzione dei monumenti di Ninive da parte dell’Isis – ha spiegato –. Dentro c’è una dimensione sociale, legata a tutto quello che avviene. Oggi, purtroppo, non muoiono soltanto i monumenti, ma anche i bambini, e questo rende il lavoro ancora più emblematico rispetto al presente».
Per Carlo Cecchi l’arte non può essere un percorso lineare o rassicurante, «l’arte è ambiguità, è imperfezione, è irriverenza. Non è un progetto, è un sogno. È qualcosa che difende l’umanità e l’uomo. L’arte è resistenza a tutto ciò che è conforme».
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