Cronaca
Jesi Antenna via Merciai, l’onda lunga della polemica
Dopo la sospensiva del Tar all’ordinanza sindacale l’Associazione Per Jesi attacca: «Tardivo invocare ora un confronto con Inwit e Vodafone», e l’imprenditore Pierluigi Bocchini: «Ci vuole talento anche a perdere così»
Jesi – La sospensiva concessa dal Tar delle Marche a Vodafone sull’ordinanza sindacale, riaccende il confronto politico in merito all’antenna di telecomunicazioni di via dei Merciai.
Dopo il comunicato di lunedì scorso con cui l’Amministrazione comunale aveva annunciato di voler proseguire l’interlocuzione con Inwit e Vodafone, richiamando anche l’ingiunzione di sfratto per un impianto alla Zipa, non potevano mancare le prese di posizione polemiche.
Ha iniziato l’Associazione Per Jesi che ha ripercorso la vicenda dalla richiesta presentata nel dicembre 2023 al ricorso accolto dal Tar nel 2025, fino all’appello al Consiglio di Stato e all’installazione dell’impianto nel febbraio scorso. Secondo l’associazione, la decisione cautelare confermerebbe che nell’ordinanza sindacale non sono emersi i presupposti di urgenza e contingibilità necessari a giustificare il blocco.
Nel mirino finisce soprattutto la scelta del Comune di invocare ora un confronto con le Società. «Un tentativo tardivo», sostiene Per Jesi, secondo cui il momento più opportuno sarebbe stato quello dell’approvazione del nuovo piano antenne, nel dicembre 2025. L’associazione accusa inoltre la Giunta di aver affidato ancora una volta ai tribunali una questione che avrebbe richiesto una maggiore capacità di trattativa.
Ancora più netto Pierluigi Bocchini: «Ci vuole talento anche a perdere così». Secondo l’imprenditore, il Comune avrebbe prima tentato di contrastare l’impianto «a colpi di carte bollate», per poi scoprire soltanto ora la strada dell’accordo.
«Tre anni, due sconfitte e una sospensiva dopo, dal Palazzo arriva l’ultimatum: soluzione condivisa o sgomberiamo l’antenna della Zipa entro il 29 luglio».
Una scelta che, a suo giudizio, rischia di indebolire la posizione dell’Ente: «La leva negoziale funziona finché resta nel cassetto. Annunciarla in prima pagina significa dire alla controparte che è l’unica carta disponibile e che abbiamo fretta».
E mette in guardia anche sulla scadenza indicata pubblicamente: «Se il 29 luglio passa senza sgombero e senza intesa, sarà la terza volta che il Comune annuncia battaglia e torna a casa senza niente». Una vera trattativa, conclude, avrebbe dovuto svolgersi «in silenzio, con tutti i dossier sul tavolo», definendo canoni, tempi, siti alternativi e rinuncia reciproca ai ricorsi, «nero su bianco, prima delle conferenze stampa».
(c.lo.)
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