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Cronaca

Cerreto d’Esi Electrolux: ancora nessuna soluzione alternativa per il sito produttivo

Necessario intervento istituzionale per sbloccare la vertenza e sostenere Cerreto d’Esi

Cerreto d’Esi – Le condizioni di Electrolux per modificare il Piano che prevede oltre 1.700 esuberi in tutta Italia, 170 a Cerreto D’Esi con la chiusura dello stabilimento, sono essenzialmente legate a tre filoni: recuperare competitività su energia, produttività del lavoro e modifica della tassa Cbam che oggi insiste sulle importazioni dei soli componenti ma non sugli elettrodomestici finiti.

Questo quanto dichiarato dal management della multinazionale svedese durante il terzo incontro del tavolo tecnico svoltosi oggi pomeriggio nella sede del ministero delle Imprese e del Maade in Italy.

Circa 4 ore di discussione che i sindacati di categoria, Fiom-Fim-Uilm, giudicano come primi passi, ma assolutamente insufficienti.

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Tanto più che per il nodo di Cerreto d’Esi non si sono registrati passi in avanti decisi. Anzi. La direzione di Electrolux ha dichiarato di non essere stata in grado di trovare una soluzione, pur dicendosi impegnata a cercarla.

Ribadendo, infine, che per quanto concerne gli staff, l’intenzione di procedere ad una riorganizzazione con conseguenti esuberi. Infine per Cerreto d’Esi.

«Come sindacato giudichiamo insufficienti i passi fatti da Electrolux, per via naturalmente delle mancate risposte su Cerreto, ma anche per le aperture solo parziali negli altri stabilimenti, che non escludono del tutto le delocalizzazioni, essenzialmente dirette verso la Polonia, la Cina e la Thailandia», scrivono in una nota congiunta le parti sociali.

Inoltre i cambiamenti del piano industriale prospettato dalla Direzione aziendale «restano condizionati a importanti azioni di recupero di competitività, in gran parte fuori dalla portata di sindacato e impresa, come la modifica della normativa europea del Cbam e il taglio del costo della energia».

Infine, per i vertici nazionali e territoriali di Fiom-Fim-Uilm non è chiaro come Electrolux vorrebbe recuperare competitività sul versante del costo del lavoro, «giacché da una parte l’abbassamento degli stipendi sarebbe del tutto inaccettabile e dall’altra gli incrementi di produttività trovano il limite invalicabile della salute e della sicurezza sul lavoro, nonché della necessaria applicazione degli accordi già siglati».

A preoccupare, inoltre, le linee guida di riorganizzazione degli staff, a fronte di processi gestiti con l’Intelligenza artificiale e la digitalizzazione sono confermati 725 esuberi. «Al prossimo incorro del 21 luglio chiediamo a Governo e Regioni di mettere in atto quelle azioni strutturali indispensabili a rilanciare il settore degli elettrodomestici e a sbloccare la vertenza», concludono i sindacati.

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