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Cronaca

Cerreto d’Esi Esuberi e fabbrica chiusa: il giorno dopo lo shock Electrolux

Nessun accenno diretto allo stabilimento di Cerreto d’Esi nella nota ufficiale della multinazionale svedese, le reazioni di sconcerto e incredulità

Cerreto d’Esi – Esuberi, fabbrica chiusa e un territorio ancora sconvolto dalla decisione di ieri di Electrolux: 170 esuberi e una realtà produttiva che rischia di scomparire.

Sconcerto e preoccupazione in città, come scrive il primo cittadino cerretese.

«Come Sindaco di Cerreto d’Esi – scrive sui social David Grillini – esprimo la mia più profonda preoccupazione e ferma contrarietà rispetto al piano di ristrutturazione annunciato da Electrolux, che prevede la chiusura dello stabilimento locale e un impatto gravissimo sull’occupazione. La nostra comunità non può accettare una decisione così pesante. Desidero esprimere piena solidarietà e sostegno alle organizzazioni sindacali e a tutti i lavoratori coinvolti. Come Amministrazione comunale, siamo pronti a fare la nostra parte: ci attiveremo immediatamente per coinvolgere tutte le istituzioni competenti affinché si apra con urgenza un tavolo di confronto serio e concreto. Cerreto d’Esi non resterà in silenzio, insieme faremo sentire la nostra voce».

Durissimo il deputato pentastellato Giorgio Fede che attacca a testa bassa.

«La chiusura dello stabilimento è una notizia devastante per le Marche e per tutto il Paese. Parliamo di centinaia di famiglie che da oggi vivono nell’angoscia e nell’incertezza sul proprio futuro – così il deputato del Movimento 5 Stelle che chiede anche l’intervento del Governo  –, non solo i 170 lavoratori dello stabilimento, ma rischia di avere effetti pesantissimi su tutto l’indotto, sull’economia locale e sulla tenuta sociale dell’area interna che fatica ancora a rialzarsi dopo il sisma».

Per la Sindaca di Fabriano «si tratta dell’ennesima tegola occupazionale che si è abbattuta sul distretto dell’elettrodomestico».

«La decisione di Electrolux lascia basito l’intero territorio – ancora Daniela Ghergo –, a pagare il prezzo più alto non saranno soltanto i lavoratori, ma anche le centinaia di maestranze che vivono dell’indotto. Ci aspettiamo una presa di posizione forte ed incisiva da parte del Ministro per le imprese, Urso, e del Governo regionale. Come Sindaco di una città che annovera tra i lavoratori Electrolux molti dei propri cittadini, esprimo vicinanza e solidarietà a ciascuno di loro, alle loro famiglie».

Diametralmente opposta la posizione della multinazione, che ha illustrato così le motivazioni del piano industriale.

«Sulla base delle valutazioni attuali, in Italia saranno interessate dal processo di ottimizzazione circa 1.700 posizioni. Ogni impatto sulla forza lavoro sarà gestito nel rispetto delle opportune procedure formali e attraverso interlocuzioni costruttive con istituzioni e sindacati. L’Azienda si impegna a individuare tutte le misure disponibili per attenuare le ricadute sociali e sostenere i dipendenti coinvolti nel percorso di transizione».

Questa la posizione della Electrolux in una nota diffusa durante la riunione di Coordinamento nazionale di ieri. Nel documento la multinazionale svedese annuncia l’avvio di «un percorso per ottimizzare il proprio assetto organizzativo e produttivo in Italia, finalizzato a migliorare l’efficienza operativa complessiva e a ottimizzare in modo mirato la capacità industriale su scala globale, con l’obiettivo di rendere l’organizzazione più agile e competitiva».

Nessun accenno diretto, comunque, allo stabilimento di Cerreto D’Esi, nella nota ufficiale dell’Azienda.

«Nel pieno rispetto delle interlocuzioni previste nel quadro delle relazioni industriali, in questa fase non vengono rese note misure specifiche relative ai singoli siti. L’obiettivo prioritario è rivedere la struttura complessiva delle attività produttive al fine di migliorarne l’efficienza, ridurre la complessità strutturale e rafforzare la competitività di lungo termine. Concretamente, il piano comprende un’ottimizzazione mirata delle attività, la razionalizzazione delle configurazioni di prodotto e dei volumi, e una più decisa concentrazione delle risorse sulle gamme a maggior valore aggiunto», conclude la nota di Electrolux Group, confermando che l’Italia «resta un Paese strategico».

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