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Fabriano Giorno del Ricordo, la commemorazione

La ricorrenza di ieri, 10 febbraio, per non dimenticare le vittime delle foibe e i profughi dell’esodo giuliano-dalmata

Fabriano – Nella giornata di ieri (10 febbraio) anche la Città della Carta ha celebrato il Giorno del Ricordo.

Un momento di raccoglimento di fronte al monumento a memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo istriano-giuliano-dalmata.

Così ha scritto il Comune di Fabriano attraverso i suoi social.

«Il Giorno del Ricordo serve a restituire dignità a quelle vite e a riconoscere che non erano un’appendice della storia, ma parte della nostra storia comune».

Presente al cippo di via Martiri delle Foibe Istriane anche la consigliera regionale Mirella Battistoni.

«Ricordare non significa riaprire ferite, ma riconoscerle – ha scritto poi in una nota – Non significa rimanere prigionieri del passato, ma assumersi la responsabilità di comprenderlo. Solo così il Giorno del Ricordo può diventare non un momento di contrapposizione, ma un ponte verso un futuro più consapevole, più giusto e più europeo».

Ma la storia non è mai semplice da raccontare, perché prima che tutto precipitasse, trattati e colpi di mano a rendere instabile l’area (L’impresa di D’Annunzio, la reggenza del Carnaro e il Natale di Sangue, il trattato di Rapallo del 1920, lo Stato libero di Fiume poi annesso all’Italia nel 1924) fino all’avvento del fascismo a “sfaldare il delicato equilibrio etnico”.

L’italianizzazione forzata, le violenze nei confronti degli slavi residenti, i campi di prigionia con migliaia di morti e poi la seconda guerra mondiale con la guerra di annessione dei territori poi diventati jugoslavi.

Poi la lotta di liberazione per estirpare i nazifascisti da quelle terre negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, nella mente del maresciallo Tito e dei suoi partigiani un sogno diverso, quello di quei territori senza più italiani e un confine da portare fino al fiume Isonzo.

Ci furono pressioni, le foibe, le violenze (anche in tempo di pace, tra i tanti il caso dell’eccidio del 1946 a Vergarolla, spiaggia di Pola) nei confronti di chi pagava colpe non sue, solo quella di essere italiano.

E a pagare partigiani, carabinieri, medici, insegnanti. Gente comune.

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