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Jesi Ema Pesciolinorosso, la storia di papà Gianpietro incanta genitori e studenti

Doppio appuntamento organizzato dalla parrocchia di San Francesco d’Assisi e dall’Istituto comprensivo San Francesco con la Fondazione impegnata da anni nella promozione del dialogo in famiglia

Jesi Oltre 400 persone nel cortile dell’oratorio della parrocchia di San Francesco d’Assisi per ascoltare la testimonianza di Gianpietro Ghidini della Fondazione Ema Pesciolinorosso, realtà da anni impegnata nella promozione di progetti dedicati al sostegno e al dialogo tra genitori e figli. Un momento intenso, profondo e carico di emozione.

La serata di martedì, inizialmente prevista all’interno del teatrino della parrocchia, si è trasformata in qualcosa di ancora più grande grazie alla straordinaria partecipazione delle tante persone arrivate da realtà diverse e ha infatti reso necessario, in pochissimo tempo, lo spostamento dell’incontro negli spazi esterni dell’oratorio.

Gianpietro Ghidini, conosciuto da molti giovani come papà Gianpietro, dopo la tragica scomparsa del figlio Emanuele, avvenuta nel 2013 a causa di una droga sintetica, ha scelto di dedicare la propria vita all’ascolto e al dialogo con i giovani, proprio attraverso il progetto Ema Pesciolinorosso.

«Più di 400 persone hanno scelto di esserci: famiglie, giovani, educatori e amici, uniti dal desiderio di ascoltare una testimonianza autentica, capace di toccare il cuore e far riflettere sulla vita, sulle fragilità e sull’importanza di non sentirsi mai soli», hanno spiegato gli organizzatori, i ragazzi Dell’oratorio del SanFra, con la partecipazione di Maria Rita Gianangeli e di Roberta Cesaroni.

«Sotto una splendida luna piena e illuminati dai riflettori della parrocchia, si è creato un clima difficile da descrivere a parole. Un silenzio attento, intenso, quasi sacro, ha accompagnato ogni racconto, ogni emozione condivisa, ogni esperienza narrata con autenticità e coraggio».

Le parole di papà Gianpietro sono arrivate dritte al cuore dei presenti: parole di dolore, ma anche di speranza, capaci di scuotere le coscienze e, allo stesso tempo, di accendere una luce negli occhi di chi ascoltava. Una testimonianza forte e concreta, che ha ricordato a tutti quanto sia importante fermarsi, ascoltare, dialogare e vivere davvero le relazioni.

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«È stata una serata che resterà impressa nella memoria di molti. Non solo per la grande partecipazione, ma soprattutto per il senso di comunità che si è respirato durante tutto l’incontro. Perché quando così tante persone si ritrovano insieme per ascoltare una testimonianza autentica, significa che esiste ancora un forte bisogno di momenti veri, capaci di parlare al cuore delle persone», hanno aggiunto gli organizzatori.

Un messaggio intenso e carico di significato che ha replicato il suo impatto anche durante l’incontro con gli studenti presso la scuola media Lorenzini dove papà Gianpietro ha raccontato la sua storia alle classi radunate nell’agorà, parlando dei momenti di crisi che ognuno di noi può trovarsi ad affrontare, delle scelte giuste da fare per affrontarli, che non si trovano certo nel consumo di droga ma nel seguire la verità del cuore e nel chiedere aiuto se necessario.

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«Ogni volta che non trovi una via d’uscita a un problema, ricordati del tuo guerriero – ha detto Gianpietro – e se il problema ti sembra troppo grande chiedi aiuto perché un genitore darebbe la vita per il proprio figlio».

E ancora, parlando proprio del rapporto a volte complicato tra genitori e figli ha aggiunto: «Se vedete i vostri genitori arrabbiati o nervosi è perché in questo mondo hanno tante cose da fare, troppi impegni di lavoro e magari vi rispondono male, ma ricordatevi che non siete voi la causa del loro malumore, anzi andate ad abbracciarli fategli sentire che ci siete, sarete voi a salvarli in quel momento, facendo loro sapere che gli volete bene».

Grande la partecipazione degli studenti che hanno ascoltato con attenzione le parole di papà Gianpietro e alla fine dell’incontro si sono messi religiosamente in fila per parlare al microfono tempestandolo di domande e curiosità.

«Sono qui tra voi e vado ad incontrare gli studenti nelle scuole perché spero, con la mia testimonianza, di poter aiutare chi è in difficoltà, quando qualcuno mi dice “grazie mi hai salvato”, vuol dire che il mio impegno è andato a buon fine, quando parlo con voi ognuno di voi mi ricorda mio figlio».

Un’occasione preziosa per seminare riflessioni, consapevolezza e fiducia nel dialogo con le giovani generazioni.

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