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Cronaca

JESI / Lavori nelle Piazze: «Iniziati ma senza progetti»

Il futuro della città: tante le questioni sollevate dall’ex sindaco Gabriele Fava e dall’architetto Diego Stronati

JESI, 15 maggio 2021 – «A Jesi, in anni recenti, si è assistito a un atteggiamento contraddittorio da parte della Soprintendenza regionale, che ha avallato di volta in volta, con sensibilità culturali contrastanti e discutibili, alcune scelte e soluzioni proposte in diversi frangenti dall’Amministrazione comunale. In un caso ha permesso lo spostamento della statua di Federico II da un luogo pubblico a un cortiletto privato, in un’altra occasione ha permesso la traslazione del monumento a Pergolesi dalla collocazione originaria, vecchia di oltre un secolo, con un consistente arretramento che ne penalizza la fruizione. Oggi, infine, consente di rivoluzionare l’assetto urbanistico delle due piazze principali del centro senza valutare preventivamente i progetti esecutivi, che al momento non esistono».

Così l’ex sindaco Gabriele Fava, circa i lavori in centro storico, che si apprestano a cambiare volto alle due principali piazze cittadine.

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Diego Stronati e Gabriele Fava

Oltre 1.200 le firme dei contrari alla traslazione della Fontana dei leoni, nonostante la pandemia abbia limitato la raccolta, sono state consegnate dal comitato PiazzaLibera in Comune.

«Atto di egoismo, quello di Morosetti che, pur nella nobiltà dei suoi sentimenti, non ha tenuto conto che tutti gli jesini fino ai 72 anni d’età, hanno sempre visto, e vissuto, la Fontana dei leoni in Piazza Federico II – prosegue Fava -. Violenza del denaro, senza la quale la fontana sarebbe rimasta lì dove si trova dal 1949».

Anche l’architetto Diego Stronati, tra i firmatari di una missiva indirizzata proprio alla Soprintendenza e al Ministero della Cultura, chiede chiarimenti.

«E’ quantomeno strano che senza i progetti architettonici sostanziali delle due piazze storiche, i lavori siano iniziati e stiano proseguendo con incredibile velocità; qualsiasi modifica andava messa in relazione alla funzione e fruizione odierne dei due spazi pubblici, valutandone l’attuale storicizzazione compiuta nel corso del tempo dal dopoguerra ad oggi. E’ davvero pensabile spostare Beni culturali dietro un lascito economico privato? Il Ministero può consentire tutto questo, avvalorando la volontà e il ricordo di un singolo a fronte della modifica definitiva di un paesaggio urbano fortemente storicizzato? Si sarebbe sentita la necessità di un dibattito, storico e artistico-culturale, oltreché pubblico, motivato dal fatto che si sta intervenendo su due spazi identitari per la comunità. La problematica non può essere in nessun modo solo architettonico-urbanistica ma è soprattutto etica».

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Piazza Federico II

Parola chiave per Fava è “incoerenza”: «Quella dell’Amministrazione comunale che alla richiesta di non spostare il monumento a Pergolesi rispondeva che non erano possibili varianti al progetto dell’arch. Sardellini, vincitore del concorso pubblico, e in esso lo spostamento era previsto. Peccato che il progetto contemplasse anche la ridefinizione di Piazza della Repubblica che ora, altro che variante, viene sconvolta dall’arrivo della Fontana. Insomma, quando si vuole e quando fa comodo, i progetti possono essere variati eccome!».

Fava e Stronati parlano di un difetto di democrazia.

«Impedendo la partecipazione democratica a un provvedimento di tale rilevanza si è compiuto l’atto politico più grave. Steso un velo pietoso sul Comitato dei Garanti, l’argomentazione dell’Amministrazione comunale secondo la quale “per il referendum non c’erano i tempi” è risibile: si poteva fare comunque un sondaggio sul sito del Comune che in brevissimo tempo avrebbe fornito, in modo non vincolante, il pensiero di migliaia di persone. C’è stato un eccesso di arroganza da parte dell’Amministrazione stessa: i cittadini sono stati negati come tali e considerati come sudditi subordinati».

Una decadenza «della cultura democratica della città che affianca quella economica. Un declino iniziato con la dismissione dello zuccherificio e proseguito negli anni fino alla recente chiusura dell’Università. Il Sindaco si ricordi che Federico II le Università le fondava, non le chiudeva».

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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