Cronaca
Jesi Povertà e disagio in aumento, Report Caritas: «L’umanità va oltre i numeri»
Cifre rese note del direttore Marco D’Aurizio, nel 2025 sono stati 19.188 i pasti erogati dalla mensa e accolte 236 persone alla Casa delle Genti, 6.948 i pacchi alimentari distribuiti, il vescovo Paolo: «I volontari tendono una mano di speranza»
Jesi – Ascoltare ed essere ascoltati, dare un supporto a chi si trova ai margini della società, senza casa, senza lavoro, senza famiglia o amici. Storie di umanità e accoglienza che vanno ben al di là delle statistiche e dei numeri che attestano un aumento delle richieste d’aiuto.

Sono stati presentati venerdì pomeriggio a Palazzo Bisaccioni, i dati del Report sociale 2025 della Fondazione Caritas jesina Centro Servizi Padre Oscar, incontro al quale hanno partecipato i volontari e gli operatori Caritas, con il direttore Marco D’Aurizio, il vescovo Paolo Ricciardi, il sindaco Lorenzo Fiordelmondo, accolti dal padrone di casa, il presidente della Fondazione Carisj, Paolo Morosetti.
«Sono più di 300 i volontari che ruotano intorno alle attività della Caritas jesina nel sostegno alle persone che hanno bisogno d’aiuto – ha spiegato Marco D’Aurizio -, si tratta di un lavoro di forte sinergia che coinvolge la nostra Fondazione, le realtà parrocchiali del territorio e l’Amministrazione comunale, con il supporto in particolare di Asp Ambito 9 e dei Servizi Sociali».

Quasi 160mila euro i contributi erogati dalla Caritas diocesana ai bisognosi nel 2025, di cui 121mila provengono dalle parrocchie, 1.170 i colloqui effettuati (195 di orientamento lavorativo), quasi 100 in più rispetto al 2023, 6.948 i pacchi alimentari distribuiti, 1.926 le persone a cui è stato distribuito vestiario, 464 i buoni scuola erogati.
Mentre sono 19.188 i pasti erogati dalla mensa nel 2025, rispetto ai 12.092 del 2022 e ai 14.591 del 2023.
Quanto all’accoglienza nelle strutture messe a disposizione da Caritas e Asp9, 236 sono gli uomini adulti accolti alla Casa delle Genti (280 nel 2024) ma attualmente l’edificio è in fase di ristrutturazione, 12 quelli nel Progetto Housing Firs e 34 gli accolti negli appartamenti.

Statistiche che raccontano anche di tante altre attività messe in piedi dalla Caritas sempre nell’ambito dell’aiuto ai più fragili, come il riciclo e la distribuzione del mobilio usato tramite il Centro del Rjuso e le parrocchie, il servizio di Pronto intervento sociale provinciale, attivo h24, le prestazioni sanitarie (63) dell‘Ambulatorio Medico (e la distribuzione dei farmaci (327) dall’Armadio farmaceutico solidale, i corsi di formazione e l’orientamento al lavoro, i doposcuola, le misure alternative alla detenzione.

«Attività che non servono solo a dare aiuto ma soprattutto a sviluppare nei bisognosi l’autonomia e il reinserimento nella società, attraverso un percorso di riabilitazione e rieducazione che promuove lo sviluppo integrale della persona», ha evidenziato Marco D’Aurizio.
A Gabriele Galdelli, operatore Caritas, il compito di raccontare le testimonianze toccanti di chi, grazie all’aiuto di Caritas e Asp9 ce l’ha fatta, ha ritrovato la dignità, una casa, un lavoro e oggi non si sente più solo ma può contare su una rete che lo circonda.
«Da quando sono a Jesi mi ha sempre colpito la collaborazione generosa dei volontari, che si mettono al servizio dei fragili, si mettono in ascolto e tendono una mano di speranza», ha affermato il vescovo Paolo.
«Al di là dei numeri crescenti ci sono le persone che portano la loro storia nella nostra comunità e la arricchiscono di senso, un dovere per noi collaborare», ha evidenziato il sindaco Lorenzo Fiordelmondo.
La responsabile dell’Unità operativa di inclusione sociale, Pina Masella, ha raccontato della «collaborazione non scontata tra le realtà istituzionali» che fanno quadrato per prendere in carico ogni singolo caso personalizzando il servizio e realizzando un percorso su misura per quella persona.
«Donare il nostro aiuto non fa solo bene ai fragili, ma fa bene anche a noi operatori e soprattutto ci apre orizzonti che non avremmo mai immaginato, permettendoci di sviluppare, proprio grazie a queste esperienze, progetti e iniziative grandi», ha evidenziato Gabriele Galdelli raccontando gli esiti della missione Sankofa in Ghana – che ha permesso la realizzazione di quattro pozzi e di un impianto per l’acqua potabile, grazie alla storia di Paul, il senzatetto tolto dal Campo Borio, una vita segnata dall’alcol, che la Caritas ha riportato nella sua famiglia di origine – e l’esperienza dell’Orto del Sorriso, cooperativa agricola finalizzata al reinserimento di persone con disagio, raccontata da Matteo Donati.
(foto in primo piano, il vescovo Paolo Ricciardi e il direttore della Caritas diocesana, Marco D’Aurizio)
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