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Cronaca

Fabriano Beko: dopo investimenti efficientemento energetico, servono quelli sui prodotti

Pullini e Belardinelli: «Adesso però è indispensabile che la multinazionale metta in campo le azioni per recuperare volumi produttivi per il sito»

Fabriano – Abbattere i costi energetici con l’impianto fotovoltaico va bene, ma occorrono anche i volumi produttivi e, quindi, la cassa integrazione. Questo l’assioma proposto dalla Fiom di Ancona, insieme alla Rsu Fiom per il futuro del sito di Melano di Fabriano della Beko Europe.

 «Accogliamo con favore l’istallazione dei pannelli fotovoltaici nella fabbrica di Melano che dovrebbe portare un risparmio dei costi dell’energia di circa il 30%, rendendo così lo stabilimento più sostenibile e competitivo. Adesso però è indispensabile che la multinazionale metta in campo le azioni per recuperare volumi produttivi per il sito, a cominciare dagli investimenti in processo e in nuovi prodotti, che erano un pilastro portante dell’accordo firmato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al tempo stesso è indispensabile anche rivedere le strategie commerciali che non sembrano dare i risultati che dovrebbero», scrivono in una nota il componente della segreteria provinciale della Fiom, Pierpaolo Pullini, e la Rsu di stabilimento Alessandro Belardinelli.

«È fondamentale riflettere sul fatto che, nonostante le oltre 90 uscite che ci sono state, a fronte di 64 esuberi che erano l’obiettivo della multinazionale, la fabbrica sta lavorando come prima del piano industriale, cioè con un utilizzo della cassa integrazione intorno al 40%, nonostante un organico nettamente inferiore. Ad aggravare il quadro, il fatto che le principali produzioni a Melano siano concentrate sui piani cottura a gas, mentre si registra una forte sofferenza sui piani ad induzione, che dovrebbero essere invece i prodotti di punta del plant di Melano e sui quali Beko non riesce a sfondare nel mercato con il proprio marchio. Nei mesi di giugno e di luglio le giornate di produzione sono state e saranno circa il 60% di quelle effettivamente lavorabili, senza dimenticare il fatto che comunque decine di persone, sono poste tutti i giorni in cassa, situazione che si verifica prevalentemente per le maestranze con ridotte capacità lavorative, che la stanno subendo al massimo utilizzo».

«Situazione produttiva che è precipitata subito dopo l’incontro al Mimit del 28 aprile scorso». Si tratta di tutta una serie di preoccupazioni legate alla tenuta dello stabilimento e dell’intero gruppo sul territorio nazionale «che necessitano di una indispensabile convocazione, non più rimandabile, da parte del Ministero in tempi rapidi. Da parte del Governo, è giunta l’ora di aprire una reale discussione sul settore dell’Elettrodomestico con apposito tavolo di confronto che dovrà essere sostenuto da adeguate e reali politiche industriali», concludono Pullini e Belardinelli.

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