Segui QdM Notizie

Attualità

Castelplanio Quarant’anni “Sul Monte”: una soglia, non un traguardo

Tavola rotonda, canti, musica dal vivo e una mongolfiera in piazza per una serata che ha ripercorso quattro decenni di spiritualità, accoglienza e comunità

Castelplano – Il teatro comunale si è riempito, sabato sera 4 luglio, di amici arrivati da tutta la Vallesina e anche da più lontano. Il motivo era uno solo, scritto a grandi lettere sullo schermo che dominava il palco: “Da 40 anni sul Monte, un cammino di spiritualità, accoglienza e comunità”.

Quarant’anni tondi per il Centro di Spiritualità “Sul Monte”, fondato nel 1986 a Castelplanio dalle Adoratrici del Sangue di Cristo, e la comunità ha scelto di festeggiarli non con un semplice bilancio, ma con una serata costruita come un racconto a più voci.

Il pomeriggio di festa era iniziato in raccoglimento, con la messa celebrata nella chiesa parrocchiale di San Sebastiano dal vescovo Paolo Ricciardi. Un momento di preghiera condivisa che ha aperto idealmente le celebrazioni, prima che il paese si riversasse in piazza e poi in teatro per il resto della serata.

Prima ancora che si aprisse il sipario, infatti, la festa era già cominciata in Piazza Giuseppe Mazzini, davanti al Municipio: qui, tra le note di una chitarra e le parole lette al microfono, una mongolfiera dai teli rossi e verdi si è alzata in volo sopra i tetti del paese – rosso come il sangue, simbolo di vita, verde come la luce della rinascita, colori che richiamano il carisma delle Adoratrici e della loro fondatrice, Maria De Mattias. Un gesto semplice e insieme carico di significato, per una comunità che da sempre racconta la propria vicenda con la convinzione che, per vedere bene e in lontananza, bisogna alzarsi di quota.

Una tavola rotonda in cinque parole

Sul palco del teatro, addobbato con girasoli e circondato dallo striscione “Come sentinelle” che accompagna il percorso annuale del Centro, si sono seduti i tre fondatori: suor Anna Maria Vissani, teologa e grafologa, il parroco don Mariano Piccotti, da sempre voce poetica della comunità, e suor Maria Rosa Ferretti, presenza costante e accogliente Sul Monte fin dagli esordi.

A guidare la conversazione, alternandosi nelle domande e restituendo al pubblico il filo della memoria, i due moderatori l’editrice Cristina Corsini e il giornalista Pino Nardella.

La tavola rotonda è stata costruita attorno a cinque parole chiave, proiettate una alla volta sullo schermo alle spalle dei protagonisti: Salita, Parola, Accoglienza, Bellezza e Crepa. Ogni parola ha aperto un capitolo diverso della storia del Centro – dalla scelta coraggiosa di non chiudersi che ha guidato i primi anni, fino all’amicizia con il medico Carlo Urbani, raccontata come esempio di una fragilità che diventa, nelle parole dei fondatori, feritoia di luce.

Non sono mancati i momenti di leggerezza, con il pubblico che ha accompagnato con applausi e sorrisi i ricordi più teneri dei tre religiosi.

Musica e canto per accompagnare la memoria

Ad accogliere gli invitati, prima ancora che la tavola rotonda prendesse la parola, ci hanno pensato tre sorelle gemelle, Giada, Lucia e Sara, con la sicurezza tranquilla di chi suona insieme da sempre. Le loro note hanno accompagnato l’ingresso del pubblico in sala, quasi a preparare il terreno al racconto che sarebbe seguito.

La mamma delle ragazze, Cinzia, ha presentato la serata con la spigliatezza di chi fa teatro da tempo. Più avanti, nei momenti in cui i ricordi si facevano più densi, la voce di Alessia Sebastiano ha accompagnato con i suoi canti i passaggi più intensi della serata, regalando alla sala piccole pause di silenzio pieno, spazi in cui lasciar decantare l’emozione prima che tornasse la parola.

“Non una ricorrenza, ma una soglia”

Verso la conclusione della serata sullo schermo è comparsa la data di questo 4 luglio 2026 accompagnata da un pensiero che ha in qualche modo riassunto lo spirito dell’intera celebrazione: quarant’anni, nella Bibbia, sono il tempo del deserto, la prova che prepara un arrivo, e questo Centro – si leggeva – non festeggia una ricorrenza, ma una soglia, sulla quale c’è sempre qualcuno che sale.

Un’immagine che i fondatori hanno fatto propria fino all’ultimo saluto, ricordando che in quarant’anni al Centro si è sempre creduto in una sola convinzione: che le parole giuste possano cambiare le persone, e che le persone possano cambiare il mondo. Era presente anche la superiora della Regione Italia, suor Milena Marangoni, che ha voluto ricordare anche altre suore passate su questo Monte e la loro preziosa opera di promozione umana e spirituale.

Ha chiuso i saluti il vescovo di Jesi, monsignor Paolo Ricciardi, con un augurio semplice e diretto: che l’opera del Centro possa continuare, perché davvero necessaria. A portare il saluto delle istituzioni è stato il sindaco Giuseppe Montesi, insieme alle assessore, che ha ringraziato le suore proprio per questa opera originale di spiritualità e cultura, di cui – ha sottolineato – oggi c’è ancora più bisogno.

La grande cena di fraternità

Calato il sipario sulla tavola rotonda, la festa si è spostata a tavola. La comunità del Centro ha affidato l’organizzazione della cena alla Pro Loco del paese, che ha preparato per più di 120 persone una serata ricca di sorprese, vissuta con quel clima di scambio di doni e di gratitudine che nasce spontaneo quando la memoria si intreccia con la semplicità del servizio. Perché la cura di ogni cosa genera bellezza, il Centro ha voluto lasciare a ciascun ospite un piccolo dono: un fascicolo che raccoglie quanto vissuto e prodotto in questi quarant’anni, una calamita speciale e un segnaposto con il gufo, diventato negli anni una sorta di piccolo simbolo silenzioso del Centro.

A ricordare le origini di tutto, nel fascicolo consegnato agli ospiti si legge: “Il Centro ha aperto ufficialmente le sue porte il 1° luglio 1986, festa del Prez.mo Sangue, inaugurato da una Messa celebrata da don Mariano nel cuore della piccola comunità delle suore Adoratrici. Prima di trasformarsi in un luogo di ospitalità, ritiri e ascolto, la Congregazione – allora Provincia con sede a Firenze – ha guidato per un secolo l’educazione delle ragazze sul territorio e altrove, ha offerto poi accoglienza alle orfane. Gli ultimi decenni ha gestito la scuola materna. L’importante opera di rinnovamento della struttura è stata sostenuta quasi interamente dai sacrifici economici della Provincia religiosa delle suore e ha ricevuto la benedizione del Vescovo Oscar Serfilippi della diocesi di Jesi.”

La domenica della grafologia

Il weekend di festa non si è fermato al sipario del teatro né alla tavola della cena. La domenica, 5 luglio, il Centro ha aperto le proprie porte per l’open day dedicato alla grafologia, e la risposta è arrivata numerosa, oltre le aspettative: persone di ogni età hanno atteso il proprio turno per mettere sul tavolo un foglio scritto a mano e scoprire cosa quella scrittura, fatta di pieni e di vuoti, di pressione e di slancio, avesse da raccontare di loro.

Non curiosità da salotto, ma un desiderio più profondo, quello di conoscersi un po’ meglio: la grafologia, spiegano al Centro, non giudica e non predice, semmai restituisce a chi la ascolta qualità che spesso restano nascoste anche a se stessi, sepolte sotto le abitudini di ogni giorno. Ed è forse proprio questo il filo che ha legato l’intero weekend, dalla messa del sabato mattina fino ai tavoli della domenica: imparare, con parole diverse, a vedere un po’ più a fondo.

La serata ha confermato, ancora una volta, quanto il Centro “Sul Montesia entrato nella vita della comunità di Castelplanio e della Vallesina: non un luogo isolato sulla collina, ma un punto di riferimento che in quarant’anni ha continuato ad aprire le proprie porte.

Informazioni sulle attività del Centro sono disponibili sul sito www.sulmonte.org

© riproduzione riservata

Continue Reading