Opinioni
Fabriano 25 aprile, il discorso del Presidente dell’Anpi Scortichini
«Non possiamo più limitarci ad esprimere un dissenso verso questo folle progresso che chiamano neoliberismo ed economia di guerra, il solo disappunto non ci assolve»
Fabriano – Storicamente le cose più terribili, come il genocidio, la guerra, la povertà, lo sfruttamento sono sempre state frutto dell’obbedienza. Credo sia giunto il tempo di superare questa docile apatia di fronte alle ingiustizie.
Resistere non è solo un dovere, ma una necessità, perché nessuna conquista è per sempre.
Siamo qui per riaffermare l’attuale vitalità degli ideali che animarono la lotta Partigiana che non sono solo una pagina della storia o un argine a quell’orribile passato, ma il monito contro quel fascismo che si fa normalità, un potere senza volto, senza camicia nera e senza fez, ma comunque capace di plasmare le vite e le coscienze.
I partigiani hanno combattuto perché possedevano quell’orizzonte di senso di libertà e democrazia. La nostra classe dirigente quale orizzonte di senso possiede? Questa fragile democrazia non può essere la soluzione, a noi spetta deviare il corso della storia e ricondurla nella direzione della libertà e della giustizia sociale.
I giovani, nell’ultimo referendum, hanno detto di guardare ad un mondo assai diverso da quello che sta costruendo questa destra; un mondo dove la pace vale più delle armi, l’inclusione più del muro, la salute mentale più della produttività, e la Costituzione più delle riforme di chi vorrebbe riscriverla a suo uso e consumo.
Sarebbe giunto il tempo di ascoltare questi giovani che hanno votato contro un certo modo di interpretare il potere; un voto che il Campo largo farebbe bene a non intestarsi, perché questo voto ci racconta una crescente insofferenza dei giovani verso una intera classe dirigente che sembra incapace di costruire alternative credibili alla logica delle armi. Non sono un progressista io, sono orgogliosamente un uomo di sinistra, se questo significa avere una visione radicale contro l’ingiustizia sociale….. lo sono, il Campo progressista non so esattamente cosa sia.
Quando il potere si fa aggressivo e regressivo questo progressismo appare impotente, perché ha interiorizzato le stesse dinamiche del sistema che vorrebbe contrastare, se questo sistema resta l’unica via percorribile, dove la competizione capitalistica e lo sfruttamento sono le regole naturali, le sole cose che possono mutare sono i linguaggi e i simboli, ma la struttura di fondo rimane la stessa.
Il rischio è dunque quello che quest’area progressista sia l’altra faccia della stessa medaglia, il lato accettabile di un sistema che per sua natura produce disuguaglianza, svuota la democrazia e apre la strada a forme sempre più raffinate ed attuali di autoritarismo.
Un’area politica che non potrà mai realmente cambiare le cose finché continuerà a muoversi dentro i confini del Sistema che dice di voler modificare. Ma non si può cambiare ciò che si è accettato come inevitabile.
Questi equilibrismi non possono più appartenerci: o si è dalla parte del popolo o da quella di chi lo sottomette, o si è dalla parte dei lavoratori o da quella di chi li sfrutta. Se essere di sinistra significa essere dalla parte dell’umanità e non del capitale, io lo sono. Se essere di sinistra significa ritenere la guerra una follia, allora lo sono.
Perché la guerra piace a chi non la conosce, a chi ne trae profitto e a chi ne sta lontano, i nostri partigiani conoscevano la guerra e i suoi orrori, conoscevano quel tempo in cui i padri seppelliscono i figli, ed hanno combattuto una guerra di liberazione proprio per regalarci un futuro privo di tali atrocità.
Di questi tempi la verità genera tanti nemici e la menzogna tanti seguaci; questo perché la verità ha un peso che pochi sono disposti a sostenere, perché la verità costringe a guardarsi dentro sé stessi, senza pietà e senza alibi. È più facile e consolatorio seguire la menzogna, perché la menzogna semplifica, non ci costringe a fare i conti con le nostre miserie e con i nostri egoismi, la menzogna assolve.
Non possiamo più limitarci ad esprimere un dissenso verso questo folle progresso che chiamano neoliberismo ed economia di guerra, il solo disappunto non ci assolve. A noi spetta creare una società giusta e dunque nel pieno rispetto di quegli eroi che hanno donato la loro vita quando giunse l’ora di resistere, l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.
Primo Levi disse “non iniziarono con le camere a gas. Iniziò con i politici che dividevano le persone tra noi e loro”. Su questo infame materiale si costruiscono le dittature. Provo ribrezzo verso questi scriteriati padroni del mondo, che giocano alla guerra e assistono alla morte dei civili come fosse divenuto un banale effetto collaterale: ci stiamo abituando a tutto, dopo un primo moto di indignazione anche queste follie divengono un lontano sfondo del nostro esistere.
Ci stiamo abituando a ritenere che un paese civile sia quello dove ci sono ville e macchine di lusso, ma la civiltà è vivere in un luogo dove i lavoratori e i loro figli possono curarsi ed istruirsi.
Ben presto capiremo che ci stiamo concentrando sulla minoranza sbagliata, capiremo che chi sta devastando le nostre esistenze non sono gli omosessuali, i transessuali e i migranti, l’unica minoranza che sta distruggendo l’occidente sono i miliardari. Perché i ricchi non sono indifferenti alla povertà, anzi, la creano e la mantengono.
Dobbiamo fermare questa concentrazione di ricchezza ed attivare un processo di redistribuzione, anche in considerazione del fatto che il profitto è ormai sganciato dal lavoro, e le drammatiche conseguenze occupazionali sono sotto gli occhi di tutti.
Questi folli megalomani in giro per il mondo stanno sostenendo che libertà e democrazia non possono più convivere, evitando di puntualizzare che il loro concetto di libertà è perfettamente sovrapponibile con quello di prevaricazione e sfruttamento.
La disonestà intellettuale dei padroni del mondo è imbarazzante, la loro ipocrita narrazione è che ognuno ha ciò che merita e questa menzogna è intollerabile. In Italia, ad esempio, il 70% dei miliardari provengono da successioni ereditarie, che nulla hanno a che vedere con il merito, enormi patrimoni che il nostro stato tassa, all’eccedenza di una franchigia di 1 milione di euro, al 4%, contro circa il 30- 40% di tassazione degli altri Paesi europei.
Poi ci sono le banche, pensate per custodire il risparmio e finanziare le famiglie e le imprese, soggetti che oggi sono invece concentrati solo sul “massimo profitto”, eppure, con l’articolo 47, la nostra amata Costituzione ci aveva donato l’ennesima perla di saggezza: “La Repubblica tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione”.
A questa alta visione solidaristica, risponde il sistema bancario con un utile pari a 46 miliardi per il solo 2024, pari alla spesa sanitaria privata che i cittadini sono costretti a sostenere. La cosa che più mi addolora è vedere una politica che non possiede una visione radicale contro l’ingiustizia sociale.
Neanche la legge non è uguale per tutti e lo diventerà solo quando i suoi effetti saranno anch’essi uguali per tutti.
La politica deve trovare il coraggio della verità, deve dire al popolo, ad esempio, che il debito pubblico (oltre 3.000 miliardi) è inesigibile non solo perché non esistono sufficienti risorse per onorarlo, ma perché nessuno ha interesse che venga pagato, visto che ogni anno per finanziarlo spendiamo oltre 100 miliardi di interessi, più di quanto spendiamo per l’istruzione, che vanno ad arricchire chi detiene la proprietà di questo debito. Questo perché l’usuraio ha due paure: la morte del debitore e il pagamento del debito.
In questa assurdità sociale arrivano i richiami verso una oculata gestione della spesa pubblica, richiami non rivolti a chi sta saccheggiando il paese, ma ad un popolo in grande sofferenza.
Non è più rimandabile anteporre i bisogni dei cittadini agli interessi del capitale, perché la politica ha il compito costituzionale di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà dei cittadini promuovendo il bene comune.
È necessario quindi offrire soluzioni alle persone, perché i conti in ordine e il pareggio di bilancio non curano i cittadini e non servono a migliorare le nostre condizioni di vita.
Il denaro deve essere tolto a chi non sa che farne, questo è ciò che la politica deve fare, e ritengo abbia gli strumenti per farlo. Ciò che manca è la volontà, la volontà che non trionfi il più piccolo interesse sul più grande ideale; fatelo, in fondo siete stati solo eletti, non consacrati.
W IL 25 APRILE e W LA RESISTENZA!!!
Giacomo Scortichini, presidente Anpi Fabriano
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