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JESI / L’AVULSS HA FESTEGGIATO 30 ANNI DI ATTIVITÀ

Alla Sala del Lampadario del Circolo Cittadino interessante relazione del professor Roberto Mancini

JESI, 5 dicembre 2018L’Avulss di Jesi ha festeggiato sabato scorso al Circolo Cittadino i 30 anni di attività. Tantissimi i presenti, associati e non, che hanno riempito la splendida Sala del Lampadario.
Tra le autorità presenti il sindaco Massimo Bacci, gli assessori Marialuisa Quaglieri e Paola Lenti, il direttore Caritas, Marco d’Aurizio e il vescovo di Jesi don Gerardo Rocconi.
Seguitissimo l’intervento del professor Roberto Mancini dal titolo “Disintegrazione della rete sociale: causa e conseguenze del crollo del NOI“.

«Offendetevi se vi chiamano risorse umane voi siete persone non scarti umani» ha esordito Mancini parlando dell’importanza dell’uomo e del lavoro, poi facendo riferimento all’accoglienza ha con rammarico osservato che «oggi chi aiuta rischia di passare per criminale».

«Siamo schiavi della tecnocrazia –  ha sottolineato – ma noi siamo macchine e dobbiamo puntare ad essere liberi, anche il sistema burocratico è da rivedere, consumiamo tanta energia per riempire moduli in ogni luogo e forse talvolta manca l’ umanità. Dovremmo svincolarci dalla politica mondiale, un gioco di potere tra Paesi che pensano solo alla propria supremazia. Questa non è geopolitica ma ciò che si ottiene capovolgendo la parola stessa, viviamo in un delirio dei piccoli narcisismi come piaceva definirlo a Freud. Diciamo un fermo no all’esclusione degli altri, il vero volontariato è costruire insieme ed  è una grande scuola di giustizia».

Il professore  ha poi accompagnato i presenti in una sua riflessione sul perché ci si adatti così tanto a questo sistema di potere.
«Dipende dal fatto che sin da piccoli impariamo la logica della vita – ha sostenuto –  poi crescendo spezziamo relazioni e sviluppiamo una prospettiva individualista. La prima relazione che salta è quella con noi stessi, perdiamo il contatto con il sé, con il corpo, la libertà interiore».
«Chi vive così – ha aggiunto – aggiunge Mancini – non riesce a dare agli altri, salta relazione con il prossimo e ignora l’ importante rapporto con la natura. In lui nascono brama e desiderio di potere. Vi ricordo che anche Papa Francesco chiama la natura sorella. C’è democrazia quando l’ uomo e la natura vengono al primo posto.  Comunque,  noi stiamo andando in una direzione positiva, e sono sicuro che saremo capaci di riconvertire il nostro cuore ma non so quando, nel frattempo mietiamo vittime. Non ameremo neanche noi stessi. Ciò che ci mette in pace è l’accoglienza dell’altro, perché la vita inizia con l’accoglienza ed è un  percorso che inizia con la logica dell’insieme. Mai abbiamo quello che tratteniamo ma solo quello che diamo agli altri. Rimane solo questo, auguro all’Avulss di continuare le sue dinamiche di accoglienza e auspico che l’Avulss sia sempre un riferimento credibile, luce di un cammino».
Ospite d’eccellenza, monsignor Giovanni d’Ercole che ha esortato i presenti a non aver paura di avere coraggio.
«La prima testimonianza – ha detto – è la presenza e il silenzio, la disponibilità ad ascoltare e a avvicinarsi all’altro in punta di piedi. Non dai il tuo servizio quando hai tempo ma quando l’altro ne ha bisogno, ecco che allora solidarietà e condivisione diventano amicizia, perché non dimentichiamo che il volontariato è un guaritore ferito e quindi solo accettando le nostre fragilità potremo avvicinarci agli altri».
Presenti tra gli ospiti, anche il direttore Asur Area Vasta 2, Maurizio Bevilacqua e Virginia Fedele, direttore medico del “Carlo Urbani”.
Cristina Amici Degli Elci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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